Nel second hand store per il sociale di via Padova i mostra i modelli a cui hanno lavorato i giovani in cura all’Istituto Nazionale dei Tumori

Questa mattina, nel negozio Share di via Padova 36 Milano, sono state presentate in anteprima due esclusive biciclette Urban Messanger, disegnate dai ragazzi di B.Live e realizzate dalla Strana Officina di Rufina (Firenze). I modelli, frutto dell’unione tra la creatività dei giovani in cura all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e l’inventiva e la competenza dei professionisti coinvolti, rimarranno in esposizione da Share fino al 10 ottobre.

Inoltre sempre in occasione dell’evento “We B.Live in Share – Noi crediamo nella condivisone”, i ragazzi di B.Live hanno voluto donare alcuni capi di abbigliamento da loro stessi prodotti ai ragazzi profughi e richiedenti asilo ospitati nelle strutture di accoglienza della Cooperativa Sociale Farsi Prossimo.

«Questo progetto mi ha aiutato a pensare a me stesso non come a un malato, ma come a un ragazzo che può andare in palestra, disegnare, progettare. Non sono un medico, ma credo che questo atteggiamento aiuti anche a superare la malattia», ha raccontato Matteo Davide Bonvicini, studente di design al Politecnico di Milano, per due volte in cura all’Istituto dei Tumori di Milano, che ha realizzato una delle due biciclette durante il suo ultimo ricovero.

«Realizzare un progetto insieme consente a medici e pazienti di non limitarsi a parlare solo della malattia: apre un canale di comunicazione nuovo che permette un recupero del rapporto umano, fondamentale soprattutto con gli adolescenti che fanno fatica a raccontarsi con le sole parole», ha spiegato Filippo Spreafico, pediatra oncologico dell’Istituto dei Tumori.

«B.Live è un progetto che coinvolge i ragazzi in cura presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano in percorsi creativi guidati da professionisti di diversi settori. B.Live nasce all’interno del Progetto Giovani dell’Istituto Nazionale dei Tumori con il contributo della Fondazione Magica Cleme onlus, dell’Associazione Bianca Garavaglia e di Fondazione Near onlus. Da queste felice collaborazione sono nate la collezione di moda con Gentucca Bini, la canzone Nuvole di Ossigeno con Faso di “Elio e le storie tese”, il murales con Bros, le borse B.Live Bag con Coccinelle e i gioielli con la designer Elisabetta Nava», ha ricordato Bill Niada, presidente di Fondazione Near onlus e Fondazione Magica Cleme onlus.

Ad aprire le porte all’ultima collezione di B.Live è stato Share, il second hand store per il sociale di Milano. In via Padova 36 il negozio propone capi d’abbigliamento usati di altissima qualità provenienti dall’Italia e dall’estero a consumatori consapevoli e responsabili, che non si accontentano di vestire con stile, ma che attraverso l’abbigliamento, vogliono esprimere un modo di vivere alternativo. Il negozio fa parte inoltre di un ampio intervento di housing sociale – sostenuto da Fondazione Cariplo e Lseg Foundation nell’ambito del programma “Ipo Solidale” – che ha già portato alla ristrutturazione e all’assegnazione di 19 appartamenti a canone calmierato.

«Quando l’abbiamo inaugurato il 12 marzo 2014, Share era ancora una scommessa – ha detto Carmine Guanci della Cooperativa Vesti Solidale che ha lanciato e sostiene Share -. Oggi siamo molto soddisfatti della risposta del mercato: in nemmeno sei mesi di attività Share ha già venduto 18mila capi, creato 3 posti di lavoro effettivi, emesso scontrini per un valore di 70 mila euro. Di queste risorse 5mila euro sono già stati utilizzati per finanziare il progetto di housing sociale al primo piano dell’immobile che occupiamo con il negozio. L’appartamento accoglierà una giovane donna in difficoltà e il suo bambino».

La Fondazione Cariplo che ha sostenuto l’avvio di B.Live e di Share ha tenuto a battesimo questa iniziativa che vede unite iniziative e imprenditori sociali accomunati dagli stessi principi. «Il nostro non è stato un finanziamento ma un investimento – ha detto Alberto Fontana della Fondazione Cariplo -. Vogliamo che le imprese sociali, come le vostre, possano esprimere al meglio quanto di buono hanno al loro interno, perché dal bene possa nascere altro bene».

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