Presentato il Rapporto sulla città Milano 2011, curato dalla sociologa Rosangela Lodigiani, edito da FrancoAngeli con il titolo “Dentro la crisi e oltre, dare gambe alla speranza”

di Pino NARDI

Rapporto sulla Città 2011

Il vento sta cambiando. I segnali sono tanti ed emersi, un po’ a sorpresa, negli ultimi mesi. Una speranza che torna nell’orizzonte delle persone, superando paure, incertezze, chiusure. Un fenomeno che si coglie anche dal Rapporto sulla città Milano 2011, lo studio promosso dalla Fondazione Ambrosianeum curato dalla sociologa Rosangela Lodigiani, edito da FrancoAngeli (270 pagine, 22 euro) con il titolo “Dentro la crisi e oltre, dare gambe alla speranza”. Da oltre vent’anni fotografa la metropoli che cambia pelle, un faro che si accende anche su fenomeni spesso sottovalutati o poco conosciuti. Un modo per cogliere le criticità presenti, ma anche i tanti segni di speranza di cui Milano è ancora molto ricca.

Una sfida aperta

«La sfida è aperta. Se si acquisisce coscienza che ogni riforma incomincia da noi stessi esiste una buona probabilità che la battaglia per uscire dalla crisi possa mettere a segno punti positivi a proprio vantaggio ed essere vinta: con soddisfazione condivisa ed entro tempi ragionevoli – sottolinea nella presentazione del Rapporto Marco Garzonio, presidente dell’Ambrosianeum -. E perché l’affermazione non appaia generica o buonista diciamo subito che c’è un prerequisito: non aspettare che sia l’altro, il vicino, a incominciare per primo».

Garzonio sollecita un recupero delle radici, delle “buone pratiche”: «La tradizione ambrosiana si è affermata grazie proprio all’esercizio concreto delle buone pratiche, chiamate a Milano per lungo tempo virtù civiche, le quali hanno anche nomi precisi: responsabilità, rettitudine, coerenza, coraggio del quotidiano, spirito di servizio, altruismo. Una per una connotano le scelte di individui; nell’insieme, contribuiscono a creare le condizioni affinché si possa realizzare il bene comune».

Rilanciare il Welfare ambrosiano

«Non esito a sostenere che il Welfare ambrosiano è (e dovrebbe continuare a essere) anche questo: l’esercizio delle buone pratiche – prosegue Garzonio -. Esse rappresentano l’esatto contrario di una mentalità diffusa fatta di tante incrostazioni successive prodottesi attraverso: distrazioni, atteggiamenti collusivi, furbizie, abdicazioni, scorciatoie, assuefazioni, adattamenti, appartenenze interessate».

«Le generazioni dei nostri figli e nipoti si accorgono e traggono speranza dai silenziosi movimenti, talvolta carsici, che testimoniano e inducono cambiamenti – conclude il presidente dell’Ambrosianeum -, così come dal nostro richiamo forte e convinto a favore di altre battaglie che in modo naturale oggi toccano la loro sensibilità. Basti pensare a quelle per una città a misura delle persone – a incominciare dai bambini -, per la difesa dell’ambiente, le energie rinnovabili, la tutela del paesaggio e delle opere d’arte. Il dono della vita, dell’ingegnosità e dell’attitudine ad operare, che ci son state affidate, e del creato intero è tutta materia posta nelle nostre e nelle loro mani; di essa siamo pienamente responsabili, proprio incominciando da noi».

Far emergere una nuova classe dirigente

L’edizione di quest’anno si arricchisce anche di un’altra voce autorevole per Milano, quella di Marco Vitale, economista d’impresa e acuto osservatore della metropoli, che ha curato la postfazione. «Si tratta di capire che il disagio della città, del quale siamo tutti partecipi, deriva piuttosto dalla sensazione che la nostra città realizza molto meno di quello che potrebbe fare, perde continuamente opportunità e status, viene distanziata da città che non sono migliori ma hanno una capacità di sintesi politica, di indirizzi strategici, di guida, insomma, che Milano non ha più da molto tempo – sottolinea Vitale -. Non si tratta di ricercare un duce, o un sindaco, o un podestà, o un padrone che detti la linea. Si tratta di far emergere una classe dirigente che si trovi intorno ad un progetto, lo animi, lo realizzi e lo difenda».

Una Milano delle virtù civiche

Cosa emerge in sintesi dal Rapporto 2011? La disoccupazione rimane e le condizioni di lavoro peggiorano; cresce il numero dei milanesi a rischio povertà; la casa è sempre più un sogno. A un quadro pessimista fanno però da contraltare una serie di fattori: la fiducia dei giovani nella città resiste alle delusioni; il risveglio di una partecipazione diffusa che pone su basi nuove il rapporto tra società civile e governo locale; una creatività sociale crescente (esperienze di housing sociale, Terzo settore). Sottolineano i promotori del Rapporto: «La speranza di uscire dalla crisi non è dunque campata per aria. Ma occorre “darle gambe”, cioè non perdere tempo e lavorare a una serie di iniziative che sono a portata di mano, a patto che finalmente si affermi una Milano delle responsabilità molteplici e condivise; una Milano del bene comune e non di pochi; una Milano a misura delle persone; una Milano delle “buone pratiche”; una Milano delle virtù civiche».

«L’esperienza della crisi a Milano – sottolinea Lodigiani – offre questo radicamento e – come in ogni realtà metropolitana, dove le contraddizioni si fanno più marcate – può essere vista quale laboratorio non solo di analisi, ma anche di pensiero e di sperimentazione: un’opportunità per individuare, tra le difficoltà e le prove, la “porta stretta” che aiuti a scorgere un modo nuovo di pensare la città, il suo modello di Welfare, il suo futuro per un’altra Milano: una Milano nella quale la stessa idea di sviluppo esige di essere ripensata e riformulata».

Le risposte della nuova amministrazione comunale

Disoccupazione, in particolare quella giovanile, la mancanza di casa, disagio, povertà e marginalità sociali sono tutte voci da affrontare. «A queste sfide – sottolinea la curatrice del Rapporto – è chiamata a rispondere innanzitutto la nuova amministrazione cittadina, con un’azione di sostegno “capacitante”, ma con il necessario concorso di tutte le componenti della società civile, tra cui grande rilievo deve avere la responsabilità sociale (e ancor più, etica) delle imprese. Il tutto con più consapevolezza delle condizioni necessarie e delle implicazioni che ne derivano, che richiedono di coniugare nuove forme di protagonismo e partecipazione attiva dell’intera comunità locale con capacità di buon governo (da declinarsi oggi inevitabilmente in termini di governance)».

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