In visita al Giambellino, il cardinale Scola celebrerà la Messa al Santo Curato d’Ars e incontrerà gli operatori pastorali del Decanato: Comunità educante, rinnovo dei Consigli e lavorare insieme nella Chiesa tra i temi della serata. Parla il parroco don Renzo Marnati

di Cristina CONTI

Santo Curato d'Ars

Mercoledì 6 maggio, il cardinale Angelo Scola sarà in visita alla parrocchia Santo Curato d’Ars al Giambellino: alle 18 celebrerà la Messa, mentre alle 21, presso l’auditorium della parrocchia di San Giovanni alla Creta, in fondo a via Inganni, ci sarà invece un incontro con i laici del Decanato.

«Il Cardinale ha chiesto espressamente di vedere gli operatori pastorali presenti sul nostro territorio – spiega don Renzo Marnati, parroco del Santo Curato d’Ars -. Così abbiamo pensato di organizzare un momento per riflettere su tematiche quali la Comunità educante, la partecipazione, il rinnovo dei Consigli pastorali e in generale su cosa vuol dire partecipare e lavorare insieme in Decanato».

L’incontro è aperto a tutti e coinvolgerà tutte le sette parrocchie del Decanato: lo stesso luogo è stato scelto perché ha la capienza maggiore tra le sale del territorio, con la possibilità di ospitare circa trecento persone. Ma l’evento acquista un significato particolare soprattutto per la chiesa del Santo Curato d’Ars, di cui quest’anno si celebra il 50° anniversario della consacrazione. La chiesa è stata voluta da papa Paolo VI: lo stesso Montini la dedicò al patrono di tutti i parroci e per la sua realizzazione aveva chiesto un contributo a tutti i parroci della città.

«Quando era venuto in visita nella nostra zona si era accorto che qui stavano sorgendo nuove case: si stava creando una nuova periferia che aveva bisogno di una chiesa – ricorda don Marnati -. Lo stesso tabernacolo, che ha la forma del tempio della Resurrezione di Gerusalemme, è stato donato da Paolo VI alla città e ha sulla porticina il suo stemma (un monte di sei cime sormontato da tre gigli)». Ma c’è di più. Montini sarebbe dovuto venire a inaugurare la chiesa: aveva già segnato sulla sua agenda la data, il 21 giugno 1963, ma quello fu il giorno della sua elezione a Papa. «Abbiamo ancora l’originale del telegramma che ci inviò per comunicarci che non avrebbe potuto partecipare», precisa il parroco.

La visita dell’Arcivescovo è anche un’occasione per riflettere sulle sfide che aspettano la comunità nel prossimo futuro. Avvicinarsi alle periferie della città e del cuore, accogliere, contrastare la solitudine: sono solo alcune delle realtà che si vedono ogni giorno nelle periferie cittadine. «Questo anniversario non vuole essere soltanto un revival, cerchiamo anche di capire cosa fare per il futuro. Vogliamo dialogare con il Cardinale su cosa significa oggi essere una periferia e annunciare il Vangelo», commenta don Marnati. Un momento importante. Perché a differenza delle normali visite non coinvolge solo i preti, ma anche i laici. E per questo la comunità si è preparata da tempo. «Nel corso dell’anno ci siamo preparati organizzando diverse iniziative legate alla figura di Paolo VI, che ha voluto questa chiesa. In questo tempo di Pasqua, inoltre, visto che i temi del Vangelo sono l’esperienza della Chiesa e gli Atti degli Apostoli, abbiamo cercato di prendere questi argomenti come punto di partenza per riflettere sul significato della Chiesa e della Diocesi e sulla figura del Vescovo», sottolinea don Renzo.

Assiduità nell’ascolto della Parola, unione fraterna, condivisione e preghiera. La prima comunità cristiana è un esempio ancora oggi per uomini e donne. Proprio per questo motivo l’incontro prevede innanzitutto un momento di riflessione dell’Arcivescovo su un brano degli Atti degli Apostoli (2,42-47), dedicato al tema dei pilastri che reggono la comunità cristiana. A partire dalle parole di Scola ci saranno poi interventi dei partecipanti per ragionare insieme all’Arcivescovo.

 

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