Durante l’odierna visita a Praga il cardinale Scola è intervenuto a un convegno dedicato alla cattedrale della capitale boema e al Duomo di Milano, che sintetizzano le rispettive città e ne simboleggiano le comuni radici cristiane. La cattedrale milanese, in particolare, è ancor più viva anche grazie a papa Francesco, «grande dono della provvidenza, verso cui c’è una grandissima simpatia e interesse del popolo»

di Davide MILANI

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«Quando si pensa a Praga, subito agli occhi e alla mente affiorano le immagini di splendidi monumenti; ma su tutti si impone la mole della Cattedrale di San Vito, che con le sue guglie svetta dal castello; e quando si pensa a Milano, inevitabilmente si impone l’immagine del Duomo che con la selva delle sue guglie di marmo e la Madonnina dorata domina l’intera città». Con queste parole l’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, ha aperto a Praga il convegno che ha messo a tema i rapporti storici e culturali tra le cattedrali delle due città.
Accolto dal cardinale Domenico Duka, Arcivescovo di Praga, Scola ha dedicato il suo intervento (il testo integrale nel box a sinistra) ai due edifici sacri, simboli delle comuni radici cristiane che caratterizzano le due città. Sorprendenti i legami evidenziati nella sua relazione: «Identico è il secolo, il XIV, in cui venne avviato il loro cantiere; e identico è lo stile, il gotico internazionale. Lascio ovviamente agli storici dell’arte e dell’architettura medioevale il compito di mettere in evidenza, se ci sono, gli eventuali contatti tra i due cantieri. Ciò che in ogni caso accomuna i due cantieri è il fatto che nel Trecento, sia a Praga, sia a Milano, la grande cattedrale medioevale viene avviata su impulso e iniziativa dei rispettivi sovrani: a Praga per opera di Carlo IV e a Milano del duca Gian Galeazzo Visconti, allora vicario imperiale; ma in entrambi i casi da subito vi fu anche il coinvolgimento dell’intera cittadinanza, in un’opera che avrebbe qualificato le due città a livello europeo dal punto di vista artistico, architettonico, civile e religioso».
Entrambe le cattedrali sono state edificate in perfetta continuità con i più antichi edifici cristiani delle rispettive tradizioni. A Praga, dove sorgeva la precedente basilica romanica del secolo XI, a sua volta erede della rotonda fondata da San Venceslao all’inizio del X secolo; a Milano, dove sorgevano due basiliche a loro volta eredi delle due basiliche paleocristiane del IV secolo, nelle quali lo stesso Sant’Ambrogio esercitò il suo ministero. «Le attuali cattedrali di Praga e di Milano testimoniano la continuità di una tradizione di vita religiosa; idealmente rappresentano un filo ininterrotto che collega i rispettivi popoli con le proprie radici storiche. Parlare della cattedrale di una città significa parlare della storia di quella città e della storia della Chiesa di quella città».
A proposito di storia, il cardinale Scola ha ricordato come Carlo IV, che avviò il cantiere della cattedrale di San Vito, fu a Milano, nella Basilica di Sant’Ambrogio, nell’Epifania del 1355 per ricevere la Corona Ferrea come Rex Italiae. Ma di Milano e della sua tradizione religiosa Carlo IV già aveva senz’altro qualche conoscenza. Due anni prima, infatti, aveva fondato a Praga un monastero benedettino in onore di Sant’Ambrogio, dove si sarebbe celebrato in rito ambrosiano. Scola ha spiegato questa scelta come la volontà di Carlo IV di avere a Praga, capitale dell’impero, «un’immagine simbolica dell’universalità dell’impero stesso anche a livello liturgico e cultuale».
Continuando la sua relazione, il Cardinale ha citato due lettere conservate nella Biblioteca Ambrosiana nell’epistolario di San Carlo, che mostrano le relazioni che il Borromeo aveva con l’allora arcivescovo di Praga Antonio de Muglitz e l’imperatore Rodolfo II. E proprio durante il regno di Rodolfo II – ha ricordato ancora Scola -, nunzio apostolico a Praga fu il vescovo Cesare Speciano, amico di studi di San Carlo e suo stretto collaboratore nei primi anni di episcopato a Milano.
Dopo la recensione delle vicende storiche, il Cardinale ha presentato il significato della cattedrale di Milano, il Duomo, per la diocesi e per la città. «Se il Duomo di Milano è elemento insostituibile di identità per la Chiesa ambrosiana, lo è non anzitutto in quanto insigne monumento, ma in quanto domus orationis, casa di preghiera, centro liturgico dell’intera diocesi. A Milano abbiamo fiumi di turisti che ogni giorno si riversano in cattedrale, ma mai in nessun momento viene meno la percezione che il Duomo è prima di tutto una “chiesa”, un luogo di preghiera e di celebrazioni liturgiche». Secondo Scola il Duomo è un simbolo anzitutto religioso di Milano perché «rappresenta il centro unificante per la vita dell’intera comunità diocesana, e come tale viene percepito e considerato».
E per rispondere alla domanda «cos’è la Cattedrale», l’Arcivescovo ha rievocato i tre termini con cui l’antica liturgia ambrosiana la definisce: ecclesia maior, «chiesa maggiore» (locuzione che «mette in evidenza la superiorità della chiesa del vescovo, soprattutto di carattere simbolico-ecclesiologico, rispetto agli altri edifici sacri di una diocesi»); mater huius sanctae Mediolanensis ecclesiae, «madre di questa santa Chiesa milanese» (richiamando «una dimensione materna e generativa di comunione per l’intera Chiesa diocesana»); Ecclesia Mediolanensis, «la Chiesa di Milano» («espressione volutamente ambivalente», che «trapassa spontaneamente nel suo significato dall’edificio che con essa viene indicato alla realtà della Chiesa, di cui l’edificio è solo simbolo, rimando, allusione»). E come ricorda l’antica orazione per la festa della dedicazione di una chiesa, «il vero tempio se lo costruisce Dio stesso, e non con pietre materiali, ma de vivis et electis lapidibus: il vero tempio, la vera cattedrale, è la Chiesa costituita dalle pietre vive ed elette che sono i cristiani».
Pietre rese ancor più vive (come il cardinale Scola aveva precedentemente detto ai giornalisti) anche grazie a papa Francesco, «grande dono della provvidenza, verso cui c’è una grandissima simpatia e interesse del popolo». Infatti, ha proseguito Scola, «nel Duomo di Milano, dove è possibile confessarsi in tante lingue, dalle 7 del mattino alle 7 di sera, i miei preti lì presenti mi raccontano che la gente che quotidianamente si confessa è quasi raddoppiata» da quando Jorge Mario Bergoglio è Pontefice.

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