Lunedì 8 luglio la visita del Pontefice nell’isola al centro del fenomeno della migrazione è un gesto semplice, ma al tempo stesso un messaggio forte in senso cristiano, umano e sociale

di don Giancarlo QUADRI
Responsabile Ufficio diocesano Pastorale Migranti

Papa Francesco
Città del Vaticano 19 maggio 2013 -. Papa Francesco presiede la Messa di Pentecoste alla presenza degli aderenti ai Movimenti cattolici

Ancora una volta, come già altre in questi pochi mesi, Papa Francesco ci sorprende con una decisione che ci interpella direttamente: lunedì 8 luglio si recherà a Lampedusa per una visita e una Santa Messa con i Migranti giunti là. Comprensibile dunque la sorpresa e la gioia di tutta la Chiesa, in particolare di quella agrigentina: «È un dono di grazia straordinario del quale intendiamo, fin da adesso, ringraziare la Divina Provvidenza», dice l’arcivescovo di Agrigento e nuovo presidente Migrantes monsignor Montenegro. Continua a sorprenderci, Papa Francesco, con gesti improvvisi che toccano non con le parole, ma con le opere, l’essenza stessa della fede cristiana. Ma perché ci sorprendiamo? Se quello che fa il Papa è esattamente quanto ha fatto e ci ha insegnato Gesù, perché questa sorpresa?

Vale la pena allora cercare di comprendere a quali insegnamenti di Cristo si riferiscono questi gesti. Prima di tutto (cito le parole di monsignor Montenegro), «la scelta dell’isola di Lampedusa come primo viaggio, da parte del Santo Padre, è essa stessa un messaggio forte che ci aiuta a leggere la storia con gli occhi di Dio». Leggendo queste parole mi sono subito venute in mente le parole che il cardinale Carlo Maria Martini, nell’anno del Giubileo del 2000, ripeteva spesso a proposito della Migrazione: «Ultimo gesto della Provvidenza per la nostra conversione!». Io ero agli inizi del mio ministero fra i Migranti e mi ricordo ancora quanto questa capacità di leggere la storia come “opera di Dio” ci colpisse fortemente e ci rendesse fieri di lavorare con e per i Migranti. Questo dovremmo cercare di fare nel nostro impegno per loro! Chissà se davvero siamo stati capaci di far cogliere questo grande destino alle nostre parrocchie…

Ma un secondo insegnamento ci ricorda il gesto di Papa Francesco, ed è un insegnamento di sempre della Chiesa, trasmesso nelle piccole opere della vita dalle mamme – soprattutto – e dai papà cristiani: «Cristo Gesù lo incontriamo nei poveri, negli ultimi, nei piccoli, in coloro che soffrono, in coloro che sono perseguitati a causa della giustizia, in coloro che si impegnano a costruire la pace, in coloro che non hanno patria, casa, che non hanno un posto dove vivere». Non con le parole, con una scelta semplice e rivoluzionaria insieme, Papa Francesco ci ricorda tutto questo. Forse potrà sembrare una cosa piccola, non eccezionale. Non è vero! Abbracciando i bambini, pregando sugli ammalati, nella gioia del sorriso, con semplicità e spontaneità, Francesco ci ricorda un’altra verità essenziale del Cristianesimo: «Quello che avete fatto al più piccolo di questi miei fratelli l’avete fatto a me». Chissà se tutte le parrocchie se lo ricordano, quando accolgono i Migranti…

E non possiamo dimenticare un terzo importante significato del gesto di Papa Francesco: Egli ci dice che la Missione della Chiesa è quella di mostrare la Carità di Dio, il suo amore per l’uomo, vivo, vero, presente, in atto oggi attraverso gli uomini di buona volontà che compiono le opere stesse di Dio: amare, consolare, aiutare, vivere vicino a quanti soffrono. È molto importante questo, soprattutto per chi si occupa di Migranti nel nostro Paese e nelle nostre parrocchie.

Il Migrante, il Profugo, il Rifugiato, non vuole da noi parole e carte. Chiede la nostra vicinanza, il nostro amore. Vuole parlare con noi, vuole vivere con noi. Le parole di San Giacomo nella sua lettera (2,14-18) sono vive e forti oggi nelle nostre assemblee. È su questo punto che tanti cristiani e tante parrocchie non se la sentono di impegnarsi più di tanto: «Eh padre, finché si tratta di dare qualche soldo, va bene! Ma non esageriamo! Sempre lì, tutti i giorni, nelle nostre chiese, nei nostri oratori… È un po’ troppo!». Possa l’esempio di Papa Francesco scuotere il torpore dell’indifferenza che avvolge le nostre comunità! Andiamo anche noi incontro al fratello! E per tutti gli operatori che lavorano in campo migratorio: non è un mestiere! È amore!

Ma c’è un ultimo significato del gesto del Papa, pure questo ben presente nella Missione della Chiesa. Credo che questa visita sarà uno stimolo, per alcuni un “pugno”, per altri una spinta che sollecita un’azione sociale e politica più attenta e più giusta nei confronti di queste persone, Profughi, Rifugiati o semplicemente Migranti. Personalmente non ritengo possibile l’indifferenza o, peggio, la cattiveria che alcune parti della nostra società e della nostra vita politica riservano al fenomeno della Migrazione in generale nel nostro Paese. Occorre veramente che i nostri responsabili, nella società in generale e nella politica, riprendano in mano tutto ciò che riguarda legge, giustizia, provvedimenti e tutto quanto riguarda il mondo della Migrazione. Incominciando da quanti si dicono e si ritengono cristiani. La Chiesa, nelle persone che la compongono, ha anche questo dovere: richiamare all’urgenza del mettere mano a una materia tanto difficile, perché davvero si crei e si strutturi una società più equa e più giusta. È un momento difficile. Ma è anche un momento in cui occorre prendere coscienza dei profondi cambiamenti del nostro mondo e della sempre più necessaria e inevitabile presenza dei Migranti.

Tutto questo e di più ancora sta nel semplice gesto di Papa Francesco a Lampedusa. Andiamo con lui!

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