Un'istituzione nata oltre un secolo fa sul Sacro Monte di Varese per raccontare la storia, l'arte e soprattutto la fede del santuario di Santa Maria del Monte, "rilanciata" da monsignor Macchi e che conserva splendidi tesori.

di Luca FRIGERIO

Madonna col Bambino XII secolo Ligurno Baroffio Sacro Monte Varese

Un museo con terrazza: “dentro”, opere rare e preziose, testimoni di una fede secolare e radicata; “fuori”, un panorama superbo sui laghi di Varese, Comabbio e Maggiore, accanto all’antico Santuario. Un godimento per gli occhi e per lo spirito… Difficile pretendere di più di quanto il piccolo, delizioso Museo Baroffio può offrire ai visitatori e ai pellegrini che salgono al Sacro Monte di Varese, in un ambiente naturale affascinante e in un contesto artistico di grande suggestione.

Il museo che racconta la vita di Santa Maria del Monte ha una storia più che centenaria, che risale agli inizi del secolo scorso e che è legata ad alcuni nomi illustri, cari alla memoria di molti. Quello del barone Giuseppe Baroffio, innanzitutto, che alla sua morte, nel 1929, lasciò in eredità all’ente sacromontano la sua importante collezione d’arte, nonchè fondi cospiqui per realizzare l’attuale sede espositiva. Poi quello di Lodovico Pogliaghi, artista celebre in particolare per la bronzea porta del Duomo di Milano, ma che proprio quassù, a Campo dei Fiori, aveva il suo “eremo” industrioso, e chi si operò per la prima sistemazione del museo. Quindi quello del cardinale Ildefonso Schuster, pastore sensibile e raffinato studioso, che nel 1936 ne benedisse l’avvio.

Ma il Museo Baroffio è “nato” una seconda volta, dieci anni fa, nel dicembre del 2001. E questa volta fu per la sensibilità dell’indimenticato monsignor Pasquale Macchi, che volle rinnovare e rilanciare quest’oasi di cultura, che pur non era mai stata dimenticata, ma che anzi si era via via arricchita di nuove opere e oggetti, grazie a lasciti e donazioni (che continuano ancor oggi!). Un anniversario, questo decennale della “rinascita”, oggi festeggiato dal riconoscimento ufficiale della Regione Lombardia e celebrato attorno al Sacro Monte di Varese con una serie di iniziative e di eventi.

“Curiosare”, del resto, fra le sale del Museo Baroffio è esperienza gratificante. Ci sono tesori che non ti aspetti, manufatti di gran pregio, reperti legati a Santa Maria del Monte che ne testimoniano le millenarie vicende storiche e religiose. Come la splendida Madonna col Bambino, scolpita con dolce maestria da Domenico e Lanfranco da Ligurno sul finire del XII secolo: collocata in origine al vertice del portale medievale del santuario, la bella scultura è oggi esposta nella prima sala, tornando così ad assumere quella funzione di accoglienza che ebbe per secoli verso i pellegrini che devotamente salivano quassù.

Mirabili, allo stesso modo, sono due antifonari ambrosiani custoditi al Baroffio. Il primo, del Duecento, tra i più antichi nel suo genere, presenta rare illustrazioni che testimoniano il passaggio fra lo stile romanico e quello gotico. Il secondo, datato 1476, è invece uno dei capolavori della miniatura rinascimentale lombarda: porta la firma di Cristoforo de’ Predis, cui l’essere sordomuto non impedì di conquistare grande celebrità e di ottenere importanti commissioni.

Dell’età sforzesca sono anche alcuni straordinari paliotti, esemplari della fioritura delle arti del tessuto e del ricamo del XV secolo. Quello più prezioso fu concesso al santuario di Campo dei Fiori da Ludovio il Moro per celebrare le sue nozze con Beatrice d’Este nel 1491, nonché la nomina imperiale. Un secondo, coevo, presenta invece la riproduzione della celebre Vergine delle Rocce di Leonardo, nella versione oggi conservata al Louvre: si tratta di un documento interessantissimo negli studi del catalogo leonardesco.

I dipinti esposti sono poi una settantina, per la maggior parte a soggetto sacro (ma non mancano nature morte, scene di battaglia e allegorie), e si devono soprattutto al gusto collezionistico del Baroffio, che a opere di pittori lombardi, veneti ed emiliani, volle accostare un corpus di autori fiamminghi e olandesi. Incantevole, ad esempio, la Deposizione alla maniera di Robert Campin; poetica la Visitazione di Camillo Procaccini; fascinosa l’enigmatica Zingara di un anonimo caravaggesco… Ma non mancano anche lavori contemporanei, giunti al museo varesino soprattutto per volontà e sensibilità di monsignor Macchi, e che oggi costituiscono una sezione altamente rappresentativa dell’arte sacra del Novecento, con nomi quali Carpi, Matisse, Rouault, Sassu, Sironi, e altri più strettamente legati alla storia recente dello stesso Sacro Monte, da Bodini a Guttuso, da Manfrini a Longaretti.

I “pretesti” non mancano, insomma, per salire al Museo Baroffio, all’ombra rassicurante di Santa Maria al Monte.

Come & Dove
Il Museo Baroffio e del Santuario del Sacro Monte sopra Varese è di proprietà della parrocchia di Santa Maria del Monte che lo gestisce in accordo con la Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte presieduta da S.E. mons. Luigi Stucchi. Il museo da maggio a settembre è aperto: giovedì, sabato e domenica 9.30 – 12.30 e 15 – 18.30; martedì e mercoledì 15 – 18.30. Per informazioni, tel. 0332.212042; www.museobaroffio

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