Isolate dai rumori della città, ma non dal mondo, con la clausura ogni giorno le monache Visitandine donano al Signore la loro vita, affidandogli nella preghiera quella di chi è “fuori”.

di Ylenia SPINELLI

Visitazione Clausura

La comunità delle monache della Visitazione a Milano attualmente è composta da dieci  professe di voti solenni perpetui e da una novizia, che ha sessant’anni. «Una vocazione adulta- spiega la madre superiora Maria Silvia- ma non per questo meno sentita. Promette bene, la stiamo preparando come “sorella esterna”, sarà lei a uscire dal monastero per la spesa e le varie commissioni».

Purtroppo negli ultimi anni sono mancate tante monache  e non ci sono stati ricambi. «Gente che vuole entrare c’è – racconta la Madre superiora- ma dobbiamo assicurarci che siano vere vocazioni, e spesso non è così».

Un tempo le monache facevano lavori di maglieria per conto di una ditta esterna, oggi, invece, essendo in poche, riescono  a mala pena a coltivare l’orto e a sbrigare le faccende domestiche, ma al centro della loro vita vi è la preghiera.

È osservata la clausura papale con stretta osservanza, che non impedisce ma assicura una presenza spirituale per tutte le necessità della Chiesa e del mondo.

«Noi non siamo entrate per dimenticare il mondo- ci tiene a sottolineare madre Maria Silvia- ma per sostenere il mondo con la preghiera. La clausura non ci spaventa, anzi, quelle rare volte che siamo costrette a uscire per necessità personali, non vediamo l’ora di rientrare».

 

Dolcezza e umiltà

I fondatori, poi, non hanno mai pensato ad una clausura con mortificazioni corporali, ma spirituali. La regola di San Francesco di Sales si basava infatti sulla dolcezza e sull’umiltà. «E non pensiate che siano cose semplici- aggiunge la Superiora- sono piccoli sacrifici che non appaiono, ma che davanti al Signore hanno merito».

Dalle prime ore del mattino la giornata comunitaria trascorre in una armoniosa atmosfera, nell’alternarsi dei tempi di preghiera: sveglia alle 6, meditazione, lodi, celebrazione dell’Eucaristia, liturgia delle ore, un’ora e mezza di orazione contemplativa e lectio divina che alimentano la vita spirituale e i tempi di lavoro svolto in raccoglimento, secondo le direttive della Superiora. Due pasti consumati in silenzio nell’ascolto di una lettura di libri agiografici, ascetici e di spiritualità, seguiti dalla ricreazione in cui si trova riunita tutta la comunità.

Grande importanza ha la formazione permanente serale, una mezzora in cui si approfondiscono i testi dei fondatori, oppure si riferisce qualcosa che riguarda la vita della Chiesa, il Papa e il Vescovo, a volte si prende in considerazione un avvenimento che ha profondamente toccato l’anima di qualche sorella e ognuna è libera di esprimersi. «Scopo della formazione permanente è quello di stimolare la crescita della vita interiore- spiega madre Maria Silvia- la nostra regola ci dice che dobbiamo tendere alla perfezione del Divino Amore, grazie all’aiuto dello Spirito Santo. Così ogni cosa dobbiamo farla non per compiacere noi stesse, ma per il Signore e ogni giorno dobbiamo meditare sulla Parola di Dio per comprenderla sempre meglio e fare in modo che illumini il nostro cammino».

Con la recita di Compieta si conclude la giornata e ci si  immette nel “grande silenzio” in cui tutte le monache si ritirano per riposare sotto lo sguardo di Colui la cui presenza, creduta e vissuta, riempie di pace ogni istante del giorno.

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