Dalla figura di Ambrogio al significato della solennità che lo ricorda, fino ai pronunciamenti degli Arcivescovi suoi successori nel ruolo di “defensores civitatis”

Sant'Ambrogio

Martedì 6 dicembre, a partire dalle 18, il cardinale Angelo Scola pronuncerà il suo discorso alla Città e alla Diocesi nella Basilica di Sant’Ambrogio, durante la preghiera dei Primi Vesperi in onore di Sant’Ambrogio, dopo la Salmodia e prima del Cantico alla Beata Vergine Maria. Accompagnerà la celebrazione la Cappella Musicale del Duomo diretta dal maestro don Claudio Burgio.

All’inizio della celebrazione l’Abate di Sant’Ambrogio monsignor Erminio De Scalzi rivolgerà un saluto al Cardinale e ai presenti. Prima della benedizione finale ci sarà l’omaggio del Sindaco e delle Autorità all’Arcivescovo. Saranno presenti le Autorità civili e militari e i Sindaci dei Comuni in cui si articola la Diocesi di Milano (le province di Milano, Varese, Lecco e Monza Brianza e alcuni Comuni di Como e Bergamo).

Significativa sarà anche la presenza in Sant’Ambrogio dei rappresentanti delle “famiglie regionali” e degli stranieri residenti a Milano, che prima della celebrazione incontreranno il cardinale Scola e gli presenteranno degli omaggi delle loro terre.

La festa di Sant’Ambrogio

Ambrogio fu acclamato vescovo di Milano il 7 dicembre 374. Morì il 4 aprile, ma è venerato in particolare in questo giorno, nel quale, ancora catecumeno, ricevette l’episcopato di questa celebre sede, mentre era prefetto della città. La festa liturgica si celebra il 7 dicembre, nel giorno della sua ordinazione: egli è venerato come vescovo di Milano e dottore della Chiesa.

Vero pastore e maestro dei fedeli, fu pieno di carità verso tutti, difese strenuamente la libertà della Chiesa e la retta dottrina della fede contro l’arianesimo e istruì nella devozione il popolo con commentari e inni per il canto. Rappresenta la figura ideale del vescovo, pastore, liturgo e mistagogo. Le sue opere liturgiche, i commentari sulle Scritture, i trattati ascetico-morali restano memorabili documenti del magistero e dell’arte di governo.

Guida riconosciuta nella Chiesa occidentale, in cui trasfuse anche la ricchezza della tradizione orientale, estese il suo influsso in tutto il mondo latino. In epoca di grandi trasformazioni culturali e sociali, la sua figura si impose come simbolo di libertà e di pacificazione. Diede particolare risalto pastorale ai valori della verginità e del martirio. Autore di celebri testi liturgici, è considerato il padre della liturgia ambrosiana.

Perché questo Discorso

Anche quest’anno l’Arcivescovo prenderà la parola alla presenza delle autorità istituzionali della Regione, della Provincia e del Comune. Sant’Ambrogio, infatti, si impone come una delle figure più importanti nella storia della Chiesa non solo come vescovo e pastore, ma – in un certo senso – anche come politico: o meglio, come vescovo coraggioso che è stato capace, in momenti difficili, di fare chiarezza su un problema delicato e sempre attuale, quello del rapporto tra la politica e la morale. L’insegnamento sempre attuale che ci viene dalla storia è che davanti alla legge morale tutti, in particolar modo chi detiene il potere politico, siamo sempre responsabili.

Quando Teodosio, nel 390, si macchia di una colpa gravissima – la strage di numerosi cittadini di Tessalonica colpevoli di aver offeso l’autorità imperiale – il vescovo di Milano rompe la comunione con lui e lo richiama a penitenza, facendogli capire che anche i potenti di questo mondo devono sottostare alla legge di Dio ed è dovere di un vescovo riprendere e correggere il peccatore, anche se porta la corona imperiale.

L’episcopato di Sant’Ambrogio, che si distende dal 374 al 397, sarà sempre ripensato e rivissuto dalla Chiesa di Milano e dall’intera società milanese come momento fondativo ed esemplare e l’aggettivo “ambrosiano” interpretato spontaneamente come sinonimo di “milanese” ne è la dimostrazione incontrovertibile.

Nel secolo XI si parla ormai di Civitas Ambrosiana (società ambrosiana): a tutti gli effetti, quindi, non solo dal punto di vista ecclesiale, ma anche dal punto di vista civile, sociale e politico. Nessuna meraviglia dunque se in epoca comunale sul “carroccio”, accanto alla croce i milanesi innalzeranno il vessillo di Sant’Ambrogio, considerato come tutore delle libertà cittadine; e nessuna meraviglia se, una volta caduta la signoria dei Visconti, il 13 agosto 1447, verrà proclamata la Repubblica Ambrosiana.

Quando dunque, nell’attuale statuto del Comune di Milano (all’articolo 4, comma 1), si stabilisce che sul gonfalone ufficiale della città è rappresentato Ambrogio “vescovo eletto dal popolo”, ritroviamo semplicemente ai giorni nostri un’idea che affonda le sue radici nella storia della città.

L’intuizione dell’arcivescovo Montini

Quando l’arcivescovo Giovanni Battista Montini rilanciò la tradizione della festa patronale per rileggere nell’attualità il magistero di Ambrogio, ebbe un’intuizione profetica: dopo gli anni della ricostruzione materiale e morale, Milano aveva bisogno di un supplemento d’anima.

Parlando nella basilica di Sant’Ambrogio, pochi giorni dopo la chiusura della grande Missione di Milano del 1957, Montini disse: «Sant’Ambrogio trovò davanti a sé alcuni problemi che in forma analoga e in proporzioni diverse si presentano anche a noi. Il problema, ad esempio, di fare cristiana una città priva ormai di fede religiosa».

L’ansia pastorale di Montini perdura e viene nutrita di anno in anno dagli arcivescovi che gli sono succeduti sulla cattedra ambrosiana – Colombo, Martini, Tettamanzi e Scola – che al pari del Santo Patrono non si sono sottratti dall’essere, all’occorrenza, defensores civitatis, intercettando le urgenze del tempo e coniugandole con il disegno di Dio sulla storia degli uomini.

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