Monsignor Tremolada: « La logica è quella di mettersi al servizio del Vangelo e della potenza del Signore risorto, perché la Chiesa possa essere sempre più se stessa»

di Luisa BOVE

Monsignor Pierantonio Tremolada

«Riconoscenza e trepidazione». È con questi sentimenti che monsignor Pierantonio Tremolada, Vicario episcopale per l’Evangelizzazione e i sacramenti, ha accolto la notizia della sua elezione a Vescovo ausiliare voluta da papa Francesco, che gli ha assegnato la sede titolare di Massita, nell’attuale Algeria. E spiega: «Riconoscenza per la fiducia che ripongono in me il Santo Padre e il mio Arcivescovo, e tanta riconoscenza nei confronti del Signore per questo dono grande che so non meritato. Trepidazione col desiderio di corrispondere a questo dono nel modo più giusto, più vero, secondo le attese di Dio e della Chiesa».

La Chiesa di Milano l’ha generata come prete e ora Vescovo…
Non so bene cosa significa essere Vescovo dentro questa Chiesa e per questa Chiesa, ma lo percepisco in piena continuità con quanto ho anzitutto ricevuto e ho cercato di dare. La logica – nella linea di San Paolo – è sempre quella di mettersi al servizio del Vangelo e della potenza del Signore risorto, perché la Chiesa possa essere sempre più se stessa, ma anche per esprimere riconoscenza perché molto di quel che sono deriva dall’esperienza di Chiesa che ho vissuto sinora.

Di che cosa fa tesoro rispetto ai suoi precedenti impegni?
Li considero tutti un patrimonio prezioso che trovano qui una loro confluenza. Vorrei tanto che mi consentisse di dare a questo nuovo ministero la forma più vera e un effettivo contributo al bene della Chiesa. Penso soprattutto allo studio biblico e alla fortuna di aver potuto accedere alla Sacra Scrittura: di questo sono molto riconoscente alla Diocesi che me lo ha consentito. L’esperienza dell’insegnamento, che considero molto preziosa e mi ha dato tanta soddisfazione e gioia. Questo mi ha permesso di entrare in contatto con tanti presbiteri con i quali ho ancora legami positivi. Come pure l’esperienza dell’accompagnamento dei diaconi permanenti, cui sono molto affezionato, e dei preti giovani. Sono tappe che ritengo molto importanti per me, per il mio cammino, sia dal punto di vista umano, che di fede e di presbiterato.

Negli ultimi anni ha conosciuto sempre di più la Diocesi. Oggi come la vede?
Come una realtà cui mi sento molto legato, anche affettivamente, di cui percepisco sempre di più la grande ricchezza e potenzialità, soprattutto delle persone che ne fanno parte: presbiteri, consacrati, religiosi e tanti laici che ho conosciuto nel servizio reso alla Parola con incontri nelle Zone pastorali. L’incarico di Vicario mi ha messo in contatto con tante realtà: Pastorale giovanile, mondo della scuola, università, catechisti, ministri straordinari dell’Eucaristia… Abbiamo davvero una Chiesa viva: questo conforta molto e fa nascere il desiderio di valorizzare tutte le potenzialità che ci sono, cercando le vie che lo Spirito apre come frutto di evangelizzazione e portando il Vangelo anche a chi lo attendono in maniera inconsapevole.

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