Anche la Chiesa ambrosiana non farà mancare il suo apporto specifico, nell'ottica della sua opera di promozione umana, della sua apertura alla mondialità, della sua attenzione ai grandi temi della vita quotidiana e del suo impegno per una condivisione sempre più diffusa della civiltà dell'amore


Redazione

03/04/2008

di Massimo PAVANELLO
Responsabile Ufficio diocesano Pastorale del turismo

Milano sarà la sede dell’Expo 2015. Come già avvenne per l’edizione del 1906, la cui celebrazione fu sempre nel capoluogo lombardo, la Chiesa ambrosiana – ma anche quella italiana – non mancherà di offrire un efficace apporto specifico.

Il tema scelto per l’occasione – Feeding the Planet, Energy for Life (“Nutrire il pianeta, energia per la vita”) -, del resto, ha evidenti aderenze con l’opera di promozione umana che anche la Diocesi sta portando avanti nella sua missione d’evangelizzazione. Basti pensare ai tanti sacerdoti Fidei donum che, dopo aver lavorato per alcuni anni nei Paesi di missione, sono oggi tornati nelle nostre comunità come parroci. Ascoltarli sarà senz’altro motivo d’arricchimento, sia in merito all’agenda da compilare, sia riguardo alla possibile animazione del territorio.

E poi vi sono le associazioni direttamente collegate alla sfera ecclesiale, che da sempre si occupano d’educazione e di mondialità e che contemplano gli Obiettivi del millennio (che andranno a verifica esattamente nel 2015) all’interno del proprio operare. Così come già lavorano in sinergia, su temi affini, diversi uffici di Curia, come quello del turismo e quello dei beni culturali, per esempio.

Da cronisti, non possiamo non ricordare anche un aneddoto a conferma della presenza della Chiesa ambrosiana nella storica edizione dell’Expo: durante l’esposizione del 1906, infatti – a seguito di un incendio in un padiglione della fiera -, andarono perdute proprio diverse opere della Fabbrica del Duomo che lì avevano trovato vetrina.

L’appuntamento del 2015 sarà quindi, per la Chiesa, un’occasione per offrire ancora una volta, col metodo del dialogo, il bagaglio di sapienza sociale, culturale ed etica che il cristianesimo da sempre annuncia. Un’opportunità data anche alle parrocchie, affinché sul territorio continuino a essere vivaci promotrici di istanze che declinano i grandi temi nella vita di ogni giorno – come la giustizia e la solidarietà, lo sfruttamento del lavoro e la migrazione forzata -, denunciando al contempo come ancora oggi milioni di persone muoiano di fame. Ma soprattutto aprendo alla speranza, poiché modificare tali situazioni è possibile. Basta volerlo.

Per essere incisivi a livello planetario, però, si dovrà far leva sulla coerenza locale, cogliendo l’opportunità dell’Expo per riequilibrare gli sbilanciamenti che anche vicino a noi non mancano. Il territorio che andrà trasformandosi in virtù di necessarie scelte urbanistiche, per esempio, richiederà interventi che non possono essere lasciati senza briglie legislative e con limitate tutele per i lavoratori. Una spiccata attenzione all’etica sociale, quindi, non potrà mancare.

L’Expo, tuttavia, rilancerà – lasciando in eredità, oltre alle infrastrutture – nuovi legami relazionali. A questo proposito sarà quindi necessario che anche i più giovani si preparino all’appuntamento attraverso, magari, l’apprendimento di qualche lingua. Questo tornerà utile tra sette anni, ma certamente non solo, per intrattenere amicizie e per ricercare lavoro, per riempire il tempo libero e per guadagnare, per accogliere e per viaggiare. Oltre che – perché no? – per annunciare il Vangelo con lingue di fuoco, come lo Spirito suggerirà.

Il cardinale Dionigi Tettamanzi, ricordando lo stile del Patrono della città, ha infatti richiamato come l’Expo debba contemplare molteplici aspetti, «proprio come Ambrogio che, si sa, era impegnato nell’ambito civile ed ecclesiale dell’Italia, ma anche nei rapporti più vasti tra mondo occidentale e mondo orientale».

Una prima esperienza di sinergia di lavoro e di apertura internazionale, così come l’Expo evoca, il territorio dell’Arcidiocesi di Milano la vivrà nel 2013, quando si celebrerà – con un taglio più storico-commemorativo – l’anniversario dell’editto di Costantino, siglato nel 313.

Entrambi gli eventi – di là dagli aspetti specifici – hanno infatti un medesimo scopo: la condivisione sempre più diffusa della civiltà dell’amore. Ne è convinto sempre il cardinale Tettamanzi, che compiacendosi per la scelta del Bie ha detto inoltre: «Una straordinaria occasione di sviluppo sotto ogni punto di vista», che si fa auspicio affinché la città possa riscoprire la sua vocazione «ad aprirsi ad orizzonti vastissimi» nell’ottica della «realizzazione di una civiltà dell’amore».

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