Sit-in davanti al Pirellone degli enti che si occupano di dipendenze

Martedì 13 dicembre, dalle 9.30, gli enti che in Lombardia si occupano di dipendenze scendono in piazza contro la Regione. Il sit-in davanti alla nuova sede dell’istituzione lombarda, in piazza Città di Lombardia a Milano, è organizzato dal Coordinamento Enti Accreditati e Autorizzati Lombardia. Il Ceal riunisce 45 tra associazioni, fondazioni e cooperative che in Lombardia accolgono e curano persone con problemi di dipendenze, gestendo 137 comunità per un totale di 1.468 ospiti; gestisce inoltre 6 drop-in, 8 unità mobili e 14 unità mobili giovani.

Gli enti protestano per la riduzione dell’investimento della Regione nei confronti delle persone con problemi di dipendenze. Da tempo sono costretti da Regione Lombardia a continui adempimenti burocratici che non trovano corrispettivo in un aumento delle risorse. Ora, di fronte a un aumento degli accessi ai servizi e a una crescita della domanda d’aiuto, la Regione sta preparando un sostanziale taglio dei fondi per gli interventi di prevenzione e di cura e lo smantellamento dei presidi territoriali nei luoghi d’incontro e del divertimento notturno, creati appunto per anticipare il contatto e la presa in carico dei problemi di uso e abuso di sostanze. In questo modo si abbandona ogni speranza di incontrare e affrontare i problemi prima che scoppino in una drammatica emergenza.

Per dare un’idea delle conseguenze di scelte così drastiche, basterebbe pensare che le Unità di strada, i drop-in e le unità mobili giovani negli ultimi tre anni hanno incontrato più di 320 mila persone, hanno scambiato quasi due milioni e mezzo di siringhe, effettuato 68.653 colloqui d’aiuto e inviato 4.878 persone ai servizi territoriali per le dipendenze. Tutte queste persone perderebbero uno dei pochi punti di riferimento, con conseguenze intuibili sulla qualità della loro esistenza, ma anche sulla qualità della vita nelle città, in particolare a Milano.

«Dal momento in cui il consumo di droga sta tornando ad aumentare – sostengono gli organizzatori – ci chiediamo fino a quando le nostre associazioni e le famiglie riusciranno a compensare le carenze di risorse e a garantire il diritto alla cura e alla riabilitazione. Ci chiediamo come sarà possibile in queste condizioni continuare a prevenire l’esposizione ai fattori di rischio per la salute dei tossicodipendenti e della collettività tutta (basti pensare all’aumento dei nuovi casi di infezione da Hiv e di altre patologie correlate all’abuso di sostanze). Infine, anche a fronte dell’abbassamento dell’età di primo contatto con le sostanze legali e illegali, ci chiediamo come togliere dall’isolamento quelle famiglie che sempre più spesso si ritrovano a scoprire e fronteggiare il problema del consumo e abuso di sostanze nel rapporto con i figli».

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