Le parole dell'Arcivescovo all'inizio del viaggio che lo porterà a Nis per le celebrazioni dell’Editto di Milano alle quali rappresenta il Papa

di Davide MILANI

Scola_Serbia

È iniziato giovedì sera, con l’incontro con l’arcivescovo di Belgrado monsignor Stanislav Hocevar, il viaggio in Serbia del cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, giunto nella capitale balcanica in qualità di inviato di Papa Francesco per partecipare venerdì e sabato a Nis (sud della Serbia) alle solenni celebrazioni per i 1700 anni trascorsi dall’Editto di Milano, l’importante documento sulla libertà religiosa e la fine delle persecuzioni dei cristiani emanato nel 313 d.C. dall’imperatore Costantino, originario proprio di Nis.

Monsignor Hocevar, salutando l’Arcivescovo, ha spiegato che «Belgrado, città dei ponti e porta dell’Oriente, accoglie Milano, Mediolanum, città di mezzo. Ci siamo preparati a questo incontro nel segno della croce, attraversando tante prove. Ma ciò nonostante abbiamo una grande gioia nell’accoglierla e nel vivere questa ricorrenza di cui siamo orgogliosi». «Noi sappiamo pochissimo del grande travaglio del mondo slavo – ha risposto il cardinale Scola -. Questa sarà una grande occasione di conoscenza. Della riconciliazione di questi popoli ha bisogno l’Europa».

Parlando con i giornalisti, il cardinale Scola (in allegato il testo del saluto da lui pronunciato  prima della conferenza stampa) ha sottolineato il grande significato dell’Editto di Milano, definito dall’Arcivescovo di Milano come uno dei fondamenti della società europea. «È giusto celebrare l’inizio della libertà religiosa a Nis», ha detto, perché si tratta di una «occasione speciale per guardare al futuro e assumere la nostra responsabilità per la costruzione di una società dal volto umano, nella quale ognuno, indipendentemente dalla propria fede religiosa, possa collaborare alla realizzazione di una nuova umanità. La questione che l’Editto di Milano ha inaugurato costituisce oggi, in forme molto diverse, uno dei pilastri fondamentali sui cui noi potremo affrontare il travaglio dell’Europa».

Secondo Scola è doveroso celebrare l’anniversario in Serbia, a Nis, in una terra che ha «dovuto affrontare la questione del mescolamento dei popoli», tema urgente anche a Milano «che in dieci anni ha raggiunto il 12% di immigrati extracomunitari e che è abitata da 42 mila minori immigrati extracomunitari, nati in città e che non hanno cittadinanza italiana. Sta nascendo un nuovo cittadino europeo che è un cittadino interculturale e interreligioso.Questo, come ogni processo di mescolamento, causa tensioni e contraddizioni, ma allo stesso tempo apre spiragli di speranza per l’Europa intera che è troppo vecchia e stanca».

Sollecitato dai giornalisti a proposito di una eventuale visita del Papa in Serbia, Scola ha spiegato che Francesco, incaricandolo come suo inviato speciale, «ha mostrato di aver preso subito a cuore il desiderio di sentirsi parte di queste celebrazioni. Al mio ritorno in Italia, il 25 settembre incontrerò Papa Francesco e farò a lui una relazione su questa visita: poi toccherà a lui guardare al futuro».

Venerdì 20 settembre il cardinale Scola (accompagnato al vescovo Erminio de Scalzi e dai vicari episcopali Bruno Marinoni e Luca Bressan) incontrerà a Belgrado il presidente serbo Tomislav Nikolic e il patriarca ortodosso Irinej, prima di recarsi a Nis, dove in serata è in programma una veglia con i fedeli. Nella mattinata di sabato Scola celebrerà una messa solenne allo stadio di Nis.

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