Al Piccolo Teatro, Marco Garzonio narra drammaturgicamente l'episcopato martiniano: oltre vent'anni di storia della Chiesa Ambrosiana e della società italiana attraverso la figura del grande Arcivescovo di Milano, a un anno dalla scomparsa.

martini

Al Piccolo Teatro Studio di Milano, dal 25 settembre al 6 ottobre 2013, va in scena Martini: il Cardinale e gli altri.

Il titolo dice gli intenti dell’autore, Marco Garzonio. E cioè, narrare drammaturgicamente come il cardinale Carlo Maria Martini ha fatto il vescovo per gli oltre 22 anni in cui è stato a Milano e perché, ritiratosi a Gerusalemme, ha assunto sempre più il ruolo di profeta dei nostri giorni travagliati; come la Chiesa ambrosiana si è rapportata con la società civile e con la politica e le differenze tra Martini e i vertici dell’episcopato italiano; come Martini ha risposto alle continue domande poste dal contesto culturale e sociale a proposito sia delle questioni generali più scottanti della convivenza (ingiustizie, corruzione, violenza, guerre), sia dei problemi che toccano da vicino la vita delle persone a incominciare dalla famiglia e dalle difficoltà che essa oggi deve affrontare.

Nella pièce, testo originale scritto appositamente dall’autore per il Festival di Spoleto, si intrecciano due filoni: quello oggettivo, diciamo così, che è un po’ la “storia di Milano”, dell’Italia e dell’Europa degli ultimi trent’anni, e quello soggettivo. Il testo punta, infatti, a far emergere il vissuto di un uomo che, prelevato dagli studi biblici e privo di esperienza pastorale, prende coscienza progressivamente di quel che sente cambiare in lui di fronte al compito affidatogli e che avverte, insieme, come si stia trasformando la realtà a mano a mano che vi si cala.

Filo rosso dell’opera è il rapporto di Martini con il Corriere della Sera, testata per la quale l’autore Marco Garzonio (“il maggior esperto martiniano” lo ha definito il cardinal Gianfranco Ravasi) ha seguito Carlo Maria Martini sin dal suo arrivo a Milano. Molto del materiale dell’opera, infatti, è tratto anche dagli articoli che il Cardinale scrisse per il giornale, dalle interviste che concesse, dalla posta con i lettori che ha tenuto negli ultimi tre anni della sua vita, dal 2009 al 2012. Martini che, sulla scorta dell’esperienza di Ambrogio, acquisì coscienza del ruolo di defensor civitatis e defensor pauperum, rimane punto di riferimento morale per la città, per il Paese, per il mondo occidentale. Ma non solo per esso.

Visti i rapporti internazionali intensificati sul piano ecumenico, il cardinale divenne una figura cui hanno guardato Paesi, religioni, istituzioni sparsi ai quattro angoli della terra. Un autentico interlocutore nel dialogo delle culture. Una figura che ha ancora molto da dire.

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