L’importanza di una testimonianza che lascia una scia luminosa per andare incontro a Cristo e diventare suoi discepoli fino in fondo

di don Antonio COSTABILE
Responsabile diocesano Servizio per la Catechesi

Papa Francesco

Ha colto tutti di sorpresa la scelta del nuovo Papa di farsi chiamare Francesco, a imitazione del santo Francesco d’Assisi.

Nel discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede (22 marzo), lui stesso ha spiegato tale scelta: «Come sapete, ci sono vari motivi per cui ho scelto il mio nome pensando a Francesco di Assisi, una personalità che è ben nota al di là dei confini dell’Italia e dell’Europa e anche tra coloro che non professano la fede cattolica (…). Lottare contro la povertà sia materiale, sia spirituale; edificare la pace e costruire ponti. Sono come i punti di riferimento di un cammino al quale desidero invitare a prendere parte ciascuno dei Paesi che rappresentate. Un cammino difficile, però, se non impariamo sempre più ad amare questa nostra Terra. Anche in questo caso mi è di aiuto pensare al nome di Francesco, che insegna un profondo rispetto per tutto il creato, il custodire questo nostro ambiente, che troppo spesso non usiamo per il bene, ma sfruttiamo avidamente a danno l’uno dell’altro».

Papa Francesco ci ha indicato una strada maestra da percorrere nella vita cristiana: seguire le orme dei santi, lasciarsi guidare dalla loro testimonianza di vita, dalla originalità e, oserei dire, dalla loro unicità nel incarnare nella propria vita il Vangelo di Gesù, la vita stessa di Gesù.

Il poverello di Assisi era stato ben presto chiamato per la radicalità del suo stile di vita e i tratti singolari della sua testimonianza, alter Christus, un secondo Cristo in terra, da Dio stesso riconosciuto come tale nel segnarne le carni con le sacre stigmate e il sigillo della croce. Ogni cristiano è chiamato a «ri-trascrivere» nella sua carne un «quinto evangelo» nella memoria viva e incandescente dei primi quattro Vangeli. Ma tutto ciò è possibile anche se ci si lascia prendere per mano, accompagnare dalla testimonianza di santi, che ci hanno preceduto e che hanno lasciato una scia luminosa per andare incontro a Cristo e diventare suoi discepoli fino in fondo.

La catechesi, allora, pur avendo costantemente al centro la narrazione biblica, l’annuncio della Buona Notizia, non può ignorare all’interno dei diversi itinerari anche la conoscenza della vita di santi vicini e lontani nel tempo. Io stesso posso testimoniare che, consigliato dal mio “don”, dopo avere letto per ben due volte da ragazzo la vita di San Giovanni Bosco, affascinato dal suo stile di vita, dalle sue scelte, dalla bellezza della sua vocazione, decisi di entrare in Seminario per diventare prete!

I santi ci parlano con la loro vita, con le loro esistenze, segnate da conversioni, cambiamenti radicali e progressivi per lasciarsi conformare a Cristo. Occorre aggiungere che non solo i santi innalzati agli onori degli altari, ma tanti fratelli e sorelle maggiori nella fede, che accompagnano il nostro cammino credente, sono una catechesi vivente, un Vangelo vivo per ciascuno di noi.

La catechesi deve educare tutti ad avere uno sguardo limpido che sappia riconoscere, come ci ricorda il grande teologo Hans Urs Von Balthasar, che ogni luminosa testimonianza credente è una «esistenza teologica», che ci parla nella sua vita e con la sua vita di Dio. I santi in modo particolare sono i nostri amici del cielo, a partire dal santo/a di cui portiamo il nome o dal santo/a patrono/a della comunità cristiana di cui facciamo parte.

Conoscere la loro storia, leggere alcuni loro scritti, raccogliere testimonianze su di loro non può che arricchire il nostro itinerario credente e più ancora farci intravedere che è possibile e ne vale veramente la pena di vivere secondo il Vangelo, perché riempie l’esistenza e ci dischiude alla felicità autentica.

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