Dalla Loggia del Sacro Convento, presso la Basilica di San Francesco, hanno portato il loro saluto le autorità istituzionali e civili, tra cui il presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni e il rappresentante del Governo, il ministro Graziano Del Rio. Al cuore degli interventi l'insegnamento francescano ispirato al bene comune

di Annamaria BRACCINI

assisi

Da poco è finita la Solenne Celebrazione per la Festa di Santo Francesco – come tanti lo chiamano qui – e non cade più la pioggia fine sui pellegrini che, non riuscendo a entrare nella Basilica Superiore di Assisi, hanno seguito il Rito dai maxischermi.
In migliaia si affollano verso la Loggia del Sacro Convento; subito sotto questa sorta di palco storico e antico c’è la massiccia presenza dei sindaci
Il colpo d’occhio è straordinari perché uno dei panorami più noti e belli del mondo si colora delle sciarpe azzurro-gialle dei fedeli lombardi, delle vesti dei Vescovi e dei sacerdoti, di fasce tricolori: è il momento dei saluti istituzionali e mai come adesso Milano sembra vicinissima ad Assisi, la Lombardia all’Umbria. I sindaci Pisapia e Lunghi di Assisi, sono l’uno accanto all’altro, il vescovo Sorrentino sorride vicino al Minisrro generale dei Francescani Conventuali, fra’ Marco Tasca.
Parla il ministro Graziano Del Rio, che rappresenta il Governo, e la sua breve riflessione è tutto un richiamo all’orgoglio della Nazione.
«Occorre avere cura delle persone più povere – osserva -, questo chiama alla responsabilità di fare opere pubbliche utili alla Comunità, avendo a cuore il bene comune dei nostri cittadini. Il grande successo di Expo dice che i nostri cittadini sentono forte il desiderio di conoscersi e rispettarsi, incontrando il nord e sud del mondo».
Per questo, non è necessario, spiega ancora il Ministro, fare «cose straordinarie», ma servono
«i piccoli gesti di solidarietà e cura quotidiana: gesti che edificano la società e costruiscono la Nazione. Abbiamo cura della nostra Italia e del nostro popolo come Francesco ebbe cura dei fratelli e della terra. Questo implica ritrovare quel Paese forte e solidale che così tanto il mondo ascolta, perché l’Italia è la patria della cittadinanza. Così troveremo questa stessa patria più unita e più forte e lasceremo ai nostri figli città più belle e vivibili. La politica ascolti il grido dei poveri e della terra».
Onorato di portare il saluto della Regione, si dice, a sua volta, il presidente della Lombardia, Maroni, che definisce «il dono dell’olio, appunto, un gesto semplice, che rappresenta però il simbolo del contributo alla costruzione di una società migliore».
Un San Francesco, attualissimo, dunque, nel suo amore per il Creato, «in un momento storico-culturale, ben incarnato dai temi di Expo, in cui è necessario coniugare il progresso con la sostenibilità sia ambientale che sociale».
E,poi,naturalmente, Francesco povero tra i poveri: «la crisi ci ha obbligato ad aprire gli occhi sui bisogni più elementari dell’uomo e sulla grande fetta di popolazione che vive in povertà. Compito delle Istituzioni e di tutta la Comunità è non lasciare che restino soli e ignorati».
E, infine, ma soprattutto, Francesco quale esempio di umiltà e di servizio vissuti in vista di un bene più alto. «Un esempio che è in grado di ispirare anche chi si occupa di politica ed è chiamato ad amministrare un territorio, con l’unico obiettivo di offrire il meglio ai cittadini e di tutelare i più fragili con azioni concrete», conclude il Governatore.
Il sindaco Pisapia, non prende la parola dalla Loggia, ma quello che ha detto, poco prima, al momento dell’accensione della Lampada votiva in Basilica, è, forse, la sintesi più bella: «Vigila Francesco, sul nostro popolo, illumina i governanti, veglia sulle sorti dell’Italia, guarda con benevolenza la Lombardia. Rafforza i vincoli di unità, solidarietà, fraternità; benedici tutti i lavoratori, dona loro e a tutte le famiglie prosperità e pace».

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