Dal 2006 una piccola comunità vive sul Monte che fu l’ultima tappa dell’esodo di Mosè. Meta di pellegrinaggio per tanti fedeli, ai quali i frati francescani gettano semi...

di Luisa BOVE
Nostra inviata in Giordania

Giordania_2014

Un luogo caro alla cristianità è senz’altro il Monte Nebo, l’ultima tappa del cammino di Mosè che qui vide la Terra promessa, ma non vi entrò. Ed è grazie a una pellegrina romana, Egeria – che alla fine del IV secolo raggiunse questa altura e scrisse di una chiesa nel suo diario – che furono scoperti i resti di un’antica basilica. In seguito nella zona sono state trovate tracce di molte altre chiese di epoca bizantina.

Nel 1932 i Custodi di Terra Santa hanno acquistato il Monte Nebo e nel 1943 hanno iniziato gli scavi. Qui ha vissuto per anni il famoso archeologo padre Michele Piccirillo (morto prematuramente poco più che sessantenne nel 2008), che ha voluto essere sepolto proprio sul Monte di Mosè: a lui si deve il ritrovamento della maggior parte di reperti dell’antica basilica. Fu padre Piccirillo ad accogliere Giovanni Paolo II durante la sua visita il 20 marzo 2000 in occasione del Giubileo.

Una piccola comunità dei Custodi di Terra Santa si è stabilita sul Monte Nebo solo nel 2006, dice fratel Fergus, uno dei quattro frati francescani di origine irlandese. «Hanno scavato fino a due mesi fa, ma c’è lavoro ancora per tante generazioni», assicura. Nei mesi invernali, infatti, gli scavi si fermano perché il terreno è troppo duro. Si può allora catalogare e studiare, ma al momento non c’è ancora un archeologo tra i Custodi.

«Il Monte Nebo è importante dal punto di vista non solo storico e archeologico, ma anche spirituale, perché dice la fedeltà di Dio verso il suo popolo, attraverso la promessa fatta a Mosè, che si dice sia sepolto nella piana di Moab». Il sito è una vera oasi circondata dalla valle del Giordano: mentre il francescano parla si sentono greggi di pecore in lontananza e lo sguardo si perde all’orizzonte, verso il Mar Morto e Gerusalemme, visibili solo nelle giornate più limpide. C’è chi arriva in questo luogo solo per ammirare il panorama, commenta fratel Fergus, «e invece bisogna andare oltre…».

Ogni anno passano di qui 33 mila fedeli che chiedono di poter celebrare la Messa, ma il numero di pellegrini è almeno il triplo. Quando però, per motivi di sicurezza, ci sono meno pellegrinaggi in Terra Santa, anche qui arrivano pochi visitatori. «Noi gettiamo un seme, diciamo anche solo due parole prima della Messa, non sappiamo che cosa la gente si porta nel cuore – spiega il francescano -. Per noi è già un privilegio essere qui e ogni volta che incontriamo una persona o un gruppo approfondiamo la nostra fede. Capita di accogliere fino a 14 gruppi in un giorno…».

Sul luogo dove sorgeva l’antica chiesa i Custodi di Terra Santa ne stanno costruendo una nuova: all’interno si trova uno splendido mosaico che presto tornerà visibile. L’esterno della basilica è concluso, ma per la parte interna c’è ancora da lavorare; il desiderio è che possa essere completata entro l’anno prossimo. Ma il sogno più grande per fratel Fergus è un altro: «Che in futuro ci sia la pace per tutti!». Chissà se l’ulivo piantato da papa Giovanni Paolo II nel 2000 sarà di buon auspicio affinché in Medio Oriente si raggiunga finalmente la pace.

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