Felice Asnaghi

Dai tipi “La Scuola”, nella collana “Maestri”, ristampa 2010, Juliàn Carròn presenta “Vivere intensamente il reale” una raccolta del “meglio” di don Luigi Giussani. Si tratta di 160 pagine intense ed appassionanti con tema l’educazione, argomento caro al fondatore di Comunione e Liberazione che non a caso  affermava che il suo Movimento aveva come compito primario l’educazione alla fede.

Nelle pagine introduttive don Carròn scrive un’avvincente sintesi del pensiero del suo predecessore (citandolo pari pari). I temi sono forti, a volte innovativi e perfino non in linea con il sentire comune della chiesa ambrosiana degli anni cinquanta-sessanta.

L’incipit infatti ne dà la misura:
«Non sono qui perché riteniate come vostre le idee che vi do io, ma per insegnarvi un metodo vero per giudicare le cose che io vi dirò».  E incalza: «Di fronte al mare, alla terra e al cielo e a tutte le cose che si muovono in esso, io non sto impassibile, sono animato, mosso e commosso da quel che vedo, e  questa messa in moto è per una ricerca di qualcosa d’altro».

É qui che entra in gioco l’educazione come aiuto a vivere il contingente attraverso “la proposta di una risposta da vivere come un evento personale”.

Dello stesso tono è la chiusura. Così, senza mezzi termini Carròn (Giussani) esclama: «Cristo è la risposta alle esigenze del cuore di ogni uomo (…) Il cristianesimo prima di essere un insieme di dottrine o una regola per la salvezza è l’avvenimento di un incontro», proprio come l’incontro di Gesù con i suoi discepoli.

É un volare alto che non ha paura del confronto. Perfino nelle pagine “Cenni biografici” ci imbattiamo in temi filosofici per cui vale la pena soffermarsi:

«Il richiamo al fatto che il vero si riconosce dalla bellezza in cui si manifesta farà sempre parte del metodo educativo del movimento. Nella storia di CL si può parlare del privilegio accordato all’estetica, (…) rispetto all’insistenza sul richiamo di ordine etico. (…) Senso estetico ed etico provengono insieme da una corretta ed appassionata chiarezza circa l’ontologia e che un vivo gusto estetico ne è il primo segno, come mostrano la più sana tradizione cattolica ed ortodossa».

A questo punto seguono sei capitoli che riprendono gli scritti di don Luigi Giussani.
Il primo è tratto dal “Rischio educativo”: qui Giussani indica alcune linee essenziali per spiegare il significato dell’educazione. Tra i vari punti presi in esame  creano meraviglia quello sull’Educazione alla critica dove si evidenzia il divario tra problema e dubbioe la ripresa del concetto di ecumenismo caro al card. Carlo Maria Martini.

Problema e dubbio. « Fino a dieci anni (adesso forse anche prima), il bambino può ripetere ancora: “L’ha detto la signora maestra, l’ha detto la mamma”. Perché? Perché, per natura, chi ama il bambino mette nel suo sacco, sulle spalle, quello che di meglio ha vissuto nella vita, quello che di meglio ha scelto nella vita. Ma, ad un certo punto, la natura dà al bambino, a chi era bambino, l’istinto di prendere il sacco e di metterselo davanti agli occhi (in greco si dice pro-bállo, da cui deriva l’italiano «problema»). Deve dunque diventare problema quello che ci hanno detto! Se non diventa problema, non diventerà mai maturo e lo si abbandonerà irrazionalmente o lo si terrà irrazionalmente. Portato il sacco davanti agli occhi, ci si rovista dentro. Sempre in greco, questo «rovistarci dentro» si dice krinein, krísis, da cui deriva “critica”. La critica, perciò, consiste nel rendersi ragione delle cose, non ha un senso necessariamente negativo. (…)

Abbiamo avuto troppa paura di questa critica, veramente. Oppure, chi non ne ha avuto paura, l’ha applicata senza sapere che cosa fosse, non l’ha applicata bene. La critica è stata ridotta a negatività, per ciò stesso che uno fa problema di una cosa che gli è stata detta. Io ti dico una cosa: porre un interrogativo su questa cosa, domandarsi: “è vero?”, è diventato uguale a dubitarne. L’identità tra problema e dubbio è il disastro della coscienza della gioventù.  Il dubbio è il termine di un’indagine (provvisorio o no, non so), ma il problema è l’invito a capire ciò che ho davanti, a scoprire un bene nuovo, una verità nuova, cioè ad averne una soddisfazione più carica e più matura».

Ecumenismo.«Veritas domini manet in aeternum: ciò che è vero rimane per sempre. Questo è il concetto di ecumenismo, e in questo ci sentiamo profondamente discepoli del card. Martini, perché è a questa magnanimità che ci richiama in tutto quel che dice. (…) Ma anche perché “ecumenismo” è il nostro vero concetto di cultura. I primi cristiani non usavano il termine “cultura”, hanno cominciato usando questo altro termine oikoumène, (ecumenismo)».

Nel secondo capitolo “Come si destano le domande ultime. Itinerario del senso religioso” dobbiamo fare i conti con quei gesti che ci permettono di riconoscere Cristo: la preghiera (coscienza di sé sino in fondo) e la legge scritta nel cuore.

Giussani affrontando il tema cruciale della “presenza dell’Altro” come qualcosa di oggettivo nella vita di ognuno, identifica nella parola “essere” non un’entità astratta, ma una presenza che si impone e si evidenzia nelle cose di tutti i giorni. Una condizione per essere veramente religiosi è riconoscere la Sua presenza in ogni instante. Come?Vivendo intensamente il reale.

Nel terzo capitolo “Riconoscere Cristo” Giussani riscrive l’incontro di Gesù con i discepoli e lo fa nel modo più semplice e veritiero possibile, come se lo stesso incontro potrebbe capitare a ciascuno di noi. Così allo stesso modo  racconta come fece Gesù a resuscitare il figlio della vedova di Nain dove in quell’accorato “Donna non piangere!” si riscontra la traboccante umanità che traspira da quelle pagine di Vangelo. In particolare nel capitolo primo del Vangelo di Giovanni oltre all’annuncio generale “Il verbo si è fatto carne” , Giussani nota che gli avvenimenti che si susseguono nel testo svelano lo sforzo del cronista di far memoria di quei momenti senza la pretesa di stendere un trattato scientifico.

Nel quarto capitolo “Un luogo dove dire -io- con verità” Giussani evidenzia nella “compagnia” il luogo prediletto dove si esperimenta la Sua presenza, dove ci si sostiene a vicenda. Una compagnia che genere la comunità e forma un popolo.
A chiosa del capitolo un invito, accorato come il precedente, a tutti quelli che hanno intrapreso l’esperienza di CL:

Vi raccomando una cosa sola: non lasciate mai la compagnia: anche se vi sta sullo stomaco, anche se vi stanca. Non lasciate mai questa compagnia e seguite chi la guida.

Il quinto capitolo “Oltre il muro dei sogni”  entra nel particolare della compagnia e racconta dell’esperienza del Movimento fin dai suoi esordi.

Nell’ultimo capitolo “Giacomo Leopardi: Cara beltà” Giussani ripropone ancora una volta l’avventura umana del poeta di Recanati rimarcando la sua inesauribile  ricerca dell’infinito.

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