“La famiglia nella realtà della malattia” è il tema che la CEI, attraverso l’Ufficio e la Consulta Nazionale per la pastorale della salute, ha indicato per la Giornata mondiale del malato di quest’anno. Tutto il materiale (poster grandi e piccoli, sussidio per riflettere sul tema della giornata) è a disposizione presso l'Ufficio della pastorale della Salute, in Curia � Piazza Fontana, 2) Preghiera per la giornata mondiale del malato.


Redazione

“La famiglia nella realtà della malattia” è il tema che la CEI, attraverso l’Ufficio e la Consulta Nazionale per la pastorale della salute, ha indicato per la Giornata mondiale del malato di quest’anno.

E’ un’occasione propizia per una riflessione riguardo alle trasformazioni in atto nella nostra società. Già la Nota pastorale della CEI, del giugno 2006, invitava la comunità cristiana nel suo complesso a sentirsi soggetto corresponsabile della pastorale della salute integrandola in una pastorale d’insieme.

Il Santo Padre il Papa ha stabilito che, fermo restando la ricorrenza annuale della Giornata, la sua celebrazione più solenne abbia luogo ogni tre anni. Questa decisione è da leggersi nella volontà di conformarsi alle altre Giornate Mondiali, come quella della famiglia e della Gioventù e per consentire una più accurata preparazione.

La famiglia luogo di cura e costruzione di speranza
La malattia presenta un’infinità di aspetti e di problemi estremamente diversificati a secondo del tipo di patologia e dei differenti contesti familiari e socioculturali in cui ogni persona viene a trovarsi.
Non mi soffermo a evidenziare e a fare considerazioni su situazioni particolari che tante famiglie devono affrontare, quali la fragilità mentale, le malattie cronico-degenerative e tumorali, i diversamente abili, ecc. Vorrei invece offrire un piccolo contributo di riflessione utilizzando le indicazioni offerte, per questa Giornata Mondiale del Malato dall’Ufficio CEI su quanto può fare una famiglia messa alla prova, a volte molto duramente, per alleviare il dolore e i disagi del proprio congiunto malato per costruire una speranza capace di illuminare il suo cammino di ogni giorno.

Sentire il dolore dell’altro
La famiglia, quando fa esperienza della malattia di un suo componente, cambia ritmo di vita.
Vengono mutati i tempi e i rapporti al proprio interno e col mondo che la circonda: si pensi al lavoro del capo famiglia che non può più proseguire, al tempo libero che scompare, alle “ferie” che non si possono effettuare, ai tempi di recupero che sono eliminati dal calendario, alla preghiera che non può più seguire i ritmi normali …

Accanto al malato tutti i componenti della famiglia sono invitati a condividere, a “patire – con”. Ciò permette di crescere in quella maturazione spirituale che è luogo di esercitazione provvidenziale per una crescita personale armoniosa e completa. Negare attenzione e aiuto davanti al dolore dell’altro non solo è mancanza, ma è anche la perdita di valori indispensabili per la vita, difficilmente poi recuperabili.
I Vescovi Italiani, nell’ultimo documento “Predicate il Vangelo e curate i malati” (2006) al n. 54 così dicono: “Frequentando le persone sofferenti si impara ad ascoltare di più, a incoraggiare, a compiere anche i servizi più umili per aiutare l’altro, a non fuggire dalla realtà quotidiana”.

Diventare compagni nella condivisione della malattia
La parabola evangelica del Buon Samaritano (Lc. 10, 25 – 37) è senz’altro un esempio illuminante e stimolante per chiunque si trova a fare esperienza con la malattia di un proprio amico.
La famiglia deve aprire rapporti con altre persone (medici, operatori sanitari, badanti, volontari … ) che aiutano, a volte in modo determinante, a superare il senso di impotenza, di ribellione davanti alla malattia .
La famiglia scopre tutta la sua fragilità, l’incapacità a gestire anche i comportamenti più elementari fino a provare un senso di colpa che deriva dagli eventi che si presentano ed è chiamata a gestire uno speciale ruolo di sostegno al malato scoprendo preziose forze latenti.
Al primo momento di sconcerto, che può avere una fase più o meno lunga, la famiglia è chiamata a crescere e a gestire la situazione nuova creatasi.

Il ruolo della comunità cristiana
Un’ultima considerazione è rivolta alla comunità cristiana che è chiamata alla solidarietà, alla scoperta del valore immenso dell’ascolto, dell’accompagnamento e della relazione di aiuto.
“Una catechesi sull’accompagnamento delle famiglie con situazioni gravi di malattia può diventare uno strumento pastorale importante per sensibilizzare la comunità cristiana” (documento CEI citato).
La comunità è chiamata a farsi vicino a chi è fragile e non riesce a superare le difficoltà; è chiamata a farsi “prossimo”, cominciando dall’ascolto attento delle fragilità.

L’Ufficio diocesano per la pastorale della salute, per aiutare le comunità, ha attuato una serie di iniziative e di proposte di formazione che brevemente richiamo:

Un BIENNIO di formazione in pastorale sanitaria che da 15 anni è in atto presso la Curia (ogni mercoledì, da ottobre a maggio) Un CORSO di DIALOGO e di RELAZIONE di AIUTO da svolgersi nelle strutture parrocchiale o decanali (il corso si articola in 5 o 10 incontri). Il corso si prefigge di guidare i volontari: 1) a scoprire le condizioni più fruttuose per un rapporto di aiuto, mediante la comunicazione e la relazione interpersonale; 2) a scoprire la conoscenza di sé, delle proprie risorse e dei propri limiti, del proprio modo di reagire alle varie situazioni; 3) a praticare stili e tecniche alternative al fine di entrare nel mondo dell’altro, dei suoi bisogni e sentimenti. UN LIBRO AL MESE. Ogni mese viene indicato un libro di formazione alla pastorale sanitaria con una breve recensione e i dati utili per acquistarlo. Mi auguro che anche questo servizio sia proficuo soprattutto per gli operatori sanitari (cappellani, suore e collaboratori) e per tutte quelle persone impegnate nella parrocchie del servizio della pastorale della salute. Mons. Piero Cresseri
Responsabile del Servizio per la Pastorale della Salute

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