Al Centro Congressi Cariplo un convegno internazionale. Tra i relatori Lester Salomon che presenta uno studio su privatizzazioni e filantropia

Cariplo

Ci sono più di 500 fondazioni frutto di processi di privatizzazione, nate per fare filantropia nel mondo; distribuite in 21 Paesi e che possiedono un patrimonio di circa 135 miliardi di dollari (100 miliardi di euro) che mettono a reddito e i cui proventi generano migliaia di interventi a sostegno di progetti per le persone. Attività che i governi non sarebbero in alcuno modo capaci di realizzare, anche per la spiccata capacità di fare innovazione che le Fondazioni hanno, rispetto al Pubblico.

È la sintesi della fotografia scattata da Lester Salomon, professore alla “J. Hopkins University” e direttore del “J. Hopkins Center for Civil Society Studies”, che giovedì 2 ottobre sarà ospite di Fondazione Cariplo per presentare i risultati del suo studio pubblicato recentemente: “Philanthropication thru privatization” (“Dalle privatizzazioni alla filantropia”).

Salomon interverrà nel corso del convegno “Fondazioni di origine bancaria: dalla privatizzazione al bene comune” in programma (dalle ore 9.30) al Centro Congressi di via Romagnosi a Milano, organizzato da Fondazione Cariplo (info: tel. 02.6239317), per celebrare la Giornata europea delle Fondazioni, edizione 2014, che vedrà la presenza di altri numerosi relatori provenienti da tutto il mondo che porteranno esempi concreti di questo processo.

La giornata sarà anche l’occasione per ricordare Piermario Vello, il segretario generale di Fondazione Cariplo, improvvisamente scomparso a giugno e a cui Salomon ha voluto dedicare il libro appena pubblicato: «Il volume è dedicato alla memoria di Piermario Vello – scrive – che in sé combinava un impegno appassionato per le potenzialità uniche delle fondazioni filantropiche e rare capacità di leadership e amministrative che hanno reso la Fondazione Cariplo una delle istituzioni filantropiche più importanti del mondo, dimostrando le enormi potenzialità del concetto che questo volume tratta».

La nascita di organismi filantropici attraverso la privatizzazione non è del resto un’idea astratta. È già operativa. Infatti, alcune delle Fondazioni più grandi e rappresentative presenti nel mondo sono nate o cresciute attraverso un processo del genere: come la Fondazione Volkswagen in Germania, le Fondazioni di origine bancaria in Italia, la rete di “community trust” in Nuova Zelanda, la Fondazione “Re Baldovino” in Belgio e all’incirca 200 fondazioni frutto della conversione di parti del settore sanitario non profit negli Stati Uniti)

Un processo che Salomon giunge a definire virtuoso per tutti: investitori, governi, comunità e società civile. Elencando una serie di vantaggi.

«Quasi ovunque i governi stanno puntando sulla privatizzazione delle imprese di proprietà statale o sulla vendita di altri beni pubblici, come i diritti minerari, i diritti aerei o sull’energia elettrica, per disporre del capitale necessario ad affrontare queste sfide. Tuttavia, questi tentativi stanno incontrando la crescente resistenza dei cittadini perché tendono, nel breve periodo, a produrre effetti indesiderati – spiega l’autore della ricerca -. Fortunatamente, c’è una possibile soluzione a entrambi i dilemmi: incanalare – in tutto o in parte – i proventi delle operazioni di privatizzazione verso il patrimonio di Fondazioni filantropiche, un processo da noi chiamato filantropizzazione attraverso privatizzazione (o Ptp)».

Secondo la ricerca il fenomeno è in aumento; l’attività di privatizzazione si sta spostando dall’Europa verso l’Estremo Oriente e i Paesi Bric (Brasile, Russia, India, Cina); la tendenza è destinata a continuare, soprattutto in considerazione degli annunci di grandi piani di privatizzazione in diversi Paesi come Grecia, Spagna, Portogallo, Romania, Ucraina, Svezia, Slovenia, Regno Unito, Nuova Zelanda, Corea, Giappone, Tunisia, Giappone.

«Per la prima volta – commenta Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo abbiamo di fronte una fotografia seria, chiara ed esaustiva della straordinaria, quanto inaspettata diffusione dei processi di Ptp nei vari Paesi. Le fondazioni filantropiche, come la nostra, dunque, sono presenti ovunque. Non siamo i soli al mondo; anzi il nostro modello viene preso come caso emblematico fuori dai confini nazionali. Le motivazioni che ne sono all’origine, i percorsi che i processi hanno seguito, le forme con le quali i risultati si sono manifestati sono differenti, nel mondo; ma comune è lo spirito che li ha animati, cioè la volontà di destinare le risorse provenienti dai processi di privatizzazione, in tutto o in parte, a beneficio delle comunità per sostenerne i processi di sviluppo economico, sociale e culturale».

«La Ptp rende i cittadini partecipi del successo della privatizzazione creando benefici tangibili e permanenti per tutti loro – conclude Salomon -. Perché, dunque, non creare organizzazioni private che operano per il bene pubblico che possano ricevere e utilizzare a beneficio della collettività alcuni dei proventi che ne derivano?».

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