In vista dei Mondiali di calcio la Rete internazionale “Talitha Kum” promuove un appello per sensibilizzare sui rischi della tratta di persone. Parla suor Gabriella Bottani

di Silvio MENGOTTO

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Gioca per la vita, denuncia la tratta. Questo lo slogan promosso dalla Rete internazionale di religiosi e religiose “Talitha Kum”, scese in campo per combattere la grave piaga sociale della tratta di persone, una delle forme più esplicite di schiavitù del ventunesimo secolo, dove la violenza contro le donne e lo sfruttamento sessuale minorile è altissima.

L’iniziativa è stata presentata il 20 maggio, presso la Sala Stampa vaticana, dal cardinale brasiliano Joao Braz de Aviz, dal portavoce della Santa Sede padre Federico Lombardi, da suor Carmen Sammut e dalla comboniana suor Gabriella Bottani, coordinatrice della rete Un grito per la Vida (“Un grido per la Vita”) in Brasile.

«Papa Francesco ha invitato gli sportivi a vivere lo sport come dono di Dio, un’opportunità per far fruttificare i talenti sportivi, ma anche come responsabilità – sottolinea suor Gabriella -. Per questo dobbiamo rendere consapevoli le persone di ciò che accade ai margini di grandi eventi internazionali come i Mondiali di calcio. Senza consapevolezza e senso di responsabilità, che agiscono insieme in favore della dignità umana, si rischia che la festa diventi una terribile vergogna».

Quando è nata la Rete di “Talitha Kum”?
Talitha Kum, parola aramaica che significa “Alzati bambina”, è nata nel 2009. Oggi comprende 24 reti che rappresentano 79 Paesi, con oltre 800 religiose/religiosi di 240 congregazioni, tutti impegnati a fermare la tratta di persone. Eventi come il Mondiale di calcio, che danno lavoro a molti in vari settori dell’industria turistica, attraggono persone anche da Paesi vicini. Abbiamo constatato che, accettando offerte di lavoro, si rischia di essere ingannati e di diventare vittime di diverse forme di sfruttamento.

Si riferisce anche al turismo sessuale?
Esattamente. I rischi della tratta per sfruttamento sessuale e del lavoro si incrementano in relazione ai grandi eventi, come è stato durante i mondiali in Germania e in Sudafrica, dove si è avuto rispettivamente un aumento del 30% e del 40%. La campagna vuole sottolineare quindi che in tempo di megaeventi il rischio della tratta aumenta. Durante il torneo le ragazze vengono sfruttate sessualmente e poi “trafficate” in altri Paesi alla ricerca di ulteriori opportunità di guadagno. Per la maggior parte sono giovani originarie di famiglie povere, con bassi livelli di studio. I rischi più alti riguardano bambini e adolescenti, soprattutto in alcune città del Brasile note per il turismo sessuale, che alimenta la tratta delle persone. Spesso lo sfruttamento della prostituzione minorile apre le porte al traffico interno o internazionale. Un problema molto sentito da papa Francesco che, nella domenica di Pasqua, ha detto: «Pace a tutto il mondo, ancora così diviso dall’avidità di chi cerca facili guadagni, ferito dall’egoismo che minaccia la vita umana e la famiglia, egoismo che continua la tratta di persone, la schiavitù più estesa in questo ventunesimo secolo!» Tra gli obiettivi della nostra Rete c’è la denuncia pubblica delle situazioni di sfruttamento, in particolare durante eventi mondiali per dare voce a chi non ha voce.

Cosa si propone la vostra denuncia?
Rompere il silenzio! Ho parole di elogio verso l’impegno del governo brasiliano, delle organizzazioni governative e non governative, delle forze dell’ordine. In particolare verso una nuova legge approvata recentemente, che criminalizza lo sfruttamento della prostituzione minorile. Ma, al contempo, ci sono casi e situazioni che si lasciano corrompere ed entrano in dinamiche di sfruttamento: purtroppo ci sono persone conniventi di alto livello.

In concreto cosa propone la Rete?
Siamo impegnati nel promuovere azioni preventive di presa di coscienza e formazione, per sostenere le persone che denunciano la tratta, seguire il reinserimento psico-sociale delle vittime e partecipare alla definizione di linee politiche e di progetti sociali. In concreto la campagna utilizza media e social network per informare e sensibilizzare la popolazione sui possibili rischi e su come intervenire per denunciare eventuali casi: sarà presente nelle 12 città brasiliane che ospiteranno le partite. Il materiale in lingua portoghese è disponibile nel blog della Rete Um Grito pela Vida e tutte le azioni della campagna sono divulgate sulla pagina facebook “jogueafavordavida”. Materiale grafico, volantini e manifesti sono già in strada, sui mezzi pubblici negli aeroporti o in punti turistici, oltre che in diverse città di Brasile, Argentina, Paraguay, Perù, Colombia e in America centrale, anche utilizzando i mezzi di comunicazione di massa.

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