Il ringraziamento al Cardinale è lo slogan scelto per gli ultimi mesi di raccolta di risorse, necessarie per coprire le richieste di chi ha perso il lavoro. All’appello mancano ancora 2 milioni di euro

di Pino NARDI

Marco Fornaro
05 -02-2009 MILANO, ARCIVESCOVADO IL CARDINALE PRESIEDE ALLA CONFERENZA STAMPA SUL FONDO FAMIGLIA - LAVORO

È scattata l’ultima fase della comunicazione del Fondo Famiglia-Lavoro. “Grazie Dionigi. Noi andiamo avanti” è lo slogan scelto per gli ultimi mesi di raccolta di risorse, necessarie per coprire le richieste di chi ha perso il lavoro e bussa alla porta del Fondo. All’appello mancano ancora 2 milioni di euro. La Diocesi inoltre ha deciso che per esprimere il grazie al cardinale Tettamanzi – che l’8 settembre saluterà la Chiesa ambrosiana – i fedeli possano alimentare proprio il Fondo, nato da una sua idea. Questa campagna sarà visibile anche con i manifesti per strada, grazie a Roberto Calzolari, di Mca/Mediavest, per gli spazi gratuiti sui muri di Milano e delle principali città della Diocesi. Con Marco Fornaro, del Gruppopigreco, che ha gestito l’intera campagna per il Fondo a titolo gratuito, tracciamo il bilancio di un’esperienza umana e professionale.

È partita la nuova campagna per il Fondo con lo slogan “Grazie Dionigi. Noi andiamo avanti”. Qual è il senso del messaggio?
Vuole coniugare da un lato l’omaggio al cardinale Tettamanzi, da cui è nata l’idea e l’impegno per questo Fondo che è stato un successo oltre le aspettative. Dall’altro è un messaggio positivo di continuità, che radica il Fondo alla comunità, perché ormai è veramente un patrimonio della Chiesa ambrosiana, dell’attività dei volontari, della rete che si è creata. Quello che vogliamo trasmettere è che sappiamo che il Cardinale è prossimo alla partenza, lo omaggiamo con un saluto e un ringraziamento. Ma vogliamo anche che chi vede questa campagna sia tranquillizzato dal fatto che la rete dei volontari c’è e rimane e che il Fondo non è legato soltanto all’iniziativa di una persona, per quanto abbia contribuito in modo straordinario. Anche questo “grazie Dionigi” è confidenziale: è stato il senso del linguaggio della campagna fin dall’inizio, quando Tettamanzi disse per la prima volta: io cosa posso fare e noi cosa possiamo fare? Inaugurò subito un linguaggio di partecipazione alla pari con la comunità. Quindi vuole essere un modo molto leggero, perché il Fondo non venga vissuto solo come l’iniziativa del Cardinale a cui tutti diamo un contributo, ma un’iniziativa che è diventata in modo integrato dell’intera comunità.

Come si svilupperà questa nuova campagna?
Avrà la fisionomia delle campagne precedenti del Fondo con manifesti e allo stesso tempo immaginiamo che avrà una risonanza attraverso quelli che sono i canali della Rete, già messi in atto dalla Diocesi. Si alimenterà così, ma l’approccio rimane quello di sempre, proprio nel segno di una continuità di linguaggio.

Ormai sono passati due anni e mezzo dalla nascita del Fondo. Che tipo di bilancio ne trae personalmente e professionalmente da questa attività?
Professionalmente devo dire che è stata un’attività che mi ha arricchito molto, perché è stato – e il linguaggio di questa campagna è un po’ una consacrazione – veramente un lavoro condiviso. Non sono mai stato un semplice fornitore di consulenza di comunicazione, un po’ perché è stato un lavoro totalmente volontario. Ma proprio la partecipazione volontaria che abbiamo offerto a questa causa è stata un’operazione di fiducia da parte di tutto lo staff di comunicazione della Diocesi e di condivisione di ogni scelta strategica nel nome di una coerenza che il linguaggio della comunicazione deve avere con lo spirito partecipativo del Fondo. Mi è capitato poche volte, anche in occasione di altre realtà no-profit, di essere così partecipe nella costruzione di un messaggio. Quindi, devo dire, lo porto sicuramente dentro come un’esperienza molto positiva e arricchente a livello di contenuti.

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