Le serate sulle modalità di ospitalità dei pellegrini. Servono almeno 100 mila case

di Pino NARDI

Don Luca Violoni

Otto serate per conoscere come in concreto accogliere le famiglie che tra la fine di maggio e i primi di giugno “invaderanno” Milano per il VII Incontro mondiale. Servono almeno 100 mila milanesi (residenti in città o in zone limitrofe al massimo a circa un’ora di distanza) che aprano le porte di casa propria per dare ospitalità ai pellegrini. Uno sforzo organizzativo ingente. La macchina è già partita da tempo e chiede oggi la risposta dell’intera comunità cristiana ambrosiana. Un’occasione da non perdere sono appunto gli otto incontri, gli unici che si organizzeranno per fornire il vademecum dell’accoglienza (tutti alle 20.45: 10 gennaio al Collegio De Filippi, via Brambilla 15 a Varese e al Cineteatro Manzoni, piazza Petazzi 16 a Sesto San Giovanni. 11 gennaio all’Auditorium S. Fedele, via Hoepli 3 B a Milano. 12 gennaio parrocchia Sacra Famiglia, piazza Paolo VI 1, Peschiera Borromeo. 13 gennaio parrocchia Santi Sisinio, Martirio e Alessandro, via Fiocchi 66 a Lecco e all’oratorio San Gaetano, via C. M. Maggi ad Abbiategrasso. 17 gennaio Museo del tessile, via Galvani a Busto Arsizio. 19 gennaio Teatro l’Agorà, via Amedeo Colombo 6 a Carate Brianza). Ne parliamo con don Luca Violoni, segretario generale della Fondazione Milano Famiglie 2012.

Qual è l’obiettivo di questi otto incontri sul territorio?
L’obiettivo è dimostrare come l’accoglienza delle famiglie che verranno da tutto il mondo non solo sarà un’esperienza di grande bellezza e di gioia, ma sarà anche possibile. L’impressione che emerge dagli incontri che facciamo in giro è che ci sia una grande attenzione e il desiderio di essere coinvolti, di partecipare. Anche se non mancano i timori di chi pensa di non essere in grado, di non avere spazio a sufficienza per offrire un’accoglienza dignitosa e adeguata. Vogliamo aiutare a capire che bisogna adattarsi, stringendosi in famiglia. È possibile accogliere anche non avendo otto camere libere! Quindi vogliamo precisare come avviene in concreto, vincendo questi timori.

Intanto come si devono organizzare le parrocchie?
Ricordiamo alle comunità che è importante avere un gruppo referente, un piccolo comitato che lavora con il parroco, d’intesa con il nuovo Consiglio pastorale, che si attiva sul territorio per spiegare la bellezza e l’importanza, soprattutto per la notte di venerdì 1 giugno e ancor più per quella di sabato 2, quando ci sarà veramente molto bisogno. Quindi è una grande sfida che può diventare l’occasione per fare anche gemellaggi nelle parrocchie e nelle altre realtà. Questo però non vuol dire che si debba accogliere solo il gruppetto dei propri amici, del movimento o dell’associazione. Noi diciamo: sì, è una bella esperienza, però ci sia un’apertura sempre verso tutti.

Chi sono invitati a questi incontri?
Naturalmente i membri dei Consigli pastorali, gli operatori che lavorano in parrocchia, i sacerdoti, i consacrati, ma anche ogni famiglia interessata ad accogliere e che vuole capire meglio che cosa implica, quale disponibilità deve dare.

Come sono organizzati gli incontri?
Il vicario episcopale di zona è presente in ogni serata, verrà proiettata una videocatechesi, una testimonianza che aiuta a entrare nel tema, poi un membro della Fondazione presenta l’evento, fornisce alcune coordinate di fondo e approfondisce il tema dell’accoglienza, su cosa significa praticamente, su quali sono i passi da fare e i tempi. Dopo c’è spazio per domande e interventi, anche per ascoltare quello che già le parrocchie stanno facendo. Andando in giro infatti abbiamo constatato che la creatività delle comunità locali è molto ricca, esistono molte iniziative significative. Così tante idee le abbiamo rilanciate.

Oltre all’accoglienza delle famiglie si parlerà anche della ricerca dei volontari?
Certo, altrettanto importante è il tema dei volontari che accolgono i pellegrini: è fondamentale che ci sia un numero adeguato e il tempo di attivare una preparazione specifica, che parte già a febbraio.

Per l’accoglienza oltre alle case si possono mettere a disposizione strutture o spazi parrocchiali?
Nei moduli che abbiamo inviato ai decani e ai parroci è indicata oltre  all’accoglienza in famiglia, anche quella in parrocchia. Per esempio, il parroco ha l’appartamento vicino a casa sua o lui stesso può accogliere in casa, oppure c’è una struttura a fianco che può essere utilizzata, come una palestra o un grande salone. Noi comunque diamo la priorità alle famiglie, però potrebbe esserci bisogno anche di queste strutture. Con gli istituti religiosi stiamo ragionando per capire quali disponibilità possono dare come accoglienza nelle loro case.

Gli incontri sono decisivi per far partire la macchina organizzativa…
E
satto, proponiamo questi incontri dal 10 al 19 gennaio perché, in vista della Festa della Famiglia del 29 gennaio, consentano di avere chiarito e sciolto alcuni dubbi, precisato i diversi aspetti in modo che quella domenica diventi un momento di adesione più formale, di coscienza più alta, di visibilità del gruppo di lavoro nella comunità.

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