A Rogoredo un esempio di intervento “comunitario” a sostegno di chi è nel bisogno

di Francesco CHIAVARINI

Rogoredo

La crisi continua a colpire duro. E la coperta degli aiuti è sempre più corta. Così in mancanza di un intervento pubblico, sono le comunità a riorganizzarsi e a inventarsi risposte nuove a vecchi bisogni. A Rogoredo (Milano) un gruppo di famiglie è l’esempio di quello che si può fare dal basso, senza aspettare che a tirarci fuori dal tunnel sia qualcun altro: lo Stato, il Comune, la politica, una nuova classe dirigente, il governo dei tecnici o dei politici… Le famiglie solidali con il loro impegno e intelligenza fanno sperare in una possibilità di ripresa.

Il gruppo nasceva 17 anni fa. Le famiglie si ritrovano per «condividere una cammino di fede comune», spiegano. Dunque preghiera, cene comunitarie, gite con i bambini. Poi nel 2010 la crisi economica colpisce anche loro. «A messa, in oratorio, in parrocchia ci siamo sempre riempiti la bocca di parole impegnative: solidarietà, condivisione. E così, quando qualche papà ha perso il lavoro, abbiamo pensato che fosse venuto il momento di dimostrare a noi stessi che sapevamo anche essere coerenti con quello che dicevamo di professare», racconta Antonio Contro. E così che le famiglie decidono di autotassarsi. Ognuna secondo le proprie possibilità versa un contributo mensile significativo a un Fondo di solidarietà che viene ridistribuito a chi ne ha bisogno sotto forma di piccolo prestiti. È il modello del microcredito. Niente di nuovo.

Ma le famiglie non si fermano a questo. «Gli appartenenti al gruppo, fortunatamente, nell’arco di qualche mese, si erano rimessi in piedi. Abbiamo, allora, pensato che sarebbe stato bello continuare l’esperienza. Anzi chi aveva ritrovato il lavoro, ha voluto contribuire a sua volta al Fondo, trasformandosi da beneficiario a donatore. A un certo punto – spiega Antonio – ci siamo chiesti come potevamo impegnare le risorse raccolte».

Ed è qui che entra il gioco il centro di ascolto delle Caritas. Le volontarie, interpellate dalle famiglie solidali, si ricordano di una giovane mamma boliviana che qualche mese prima aveva chiesto aiuto. Melvin «era venuta da noi chiedendo non la carità, ma il lavoro». Nelle case operaie di Rogoredo l’età media è piuttosto alta e non è difficile trovare chi ha bisogno di assistenza. Ora Melvin segue sei anziani: va a casa loro, li accompagna ai giardinetti, li porta dal medico. E lo stipendio glielo pagano le famiglie solidali che con circa 8 mila euro hanno creato un posto di lavoro e offerto un servizio al quartiere.

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