Scuola al via con un seminario al Policlinico sul confronto tra vari metodi di ricerca

famiglia

Se la famiglia è un microcosmo in cui si intersecano realtà e problemi senza barriere, trasversali a ogni aspetto del conoscere, anche la scienza al servizio della famiglia dev’essere duttile e flessibile, capace di arricchirsi di competenze diverse, davvero multidisciplinari.

È l’obiettivo della prima Scuola per la formazione dei ricercatori, promossa dall’Istituto di antropologia per la cultura della persona e della famiglia, realtà che nasce dalla collaborazione tra Università Cattolica del Sacro Cuore, Regione Lombardia e Ospedale Maggiore di Milano. La scuola viene inaugurata venerdì 11 ottobre, nell’Aula Formazione del Policlinico di Milano (via Francesco Sforza 28).

Alle 8.30, dopo l’introduzione dell’avvocato Goffredo Grassani (presidente dell’Istituto di Antropologia; del professor Mario Melazzini (assessore alle Attività produttive, Ricerca e Innovazione della Regione Lombardia), del professor Giancarlo Cesana (presidente dell’Ospedale Maggiore), del professor Franco Anelli (rettore dell’Università Cattolica), del professor Pier Mannuccio Mannucci (direttore scientifico Irccs Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico), si entrerà nel vivo della giornata con gli interventi dei ricercatori.

Alle 10 – moderatore il professor Guido Coggi, già preside della Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Milano -, il professor Ferruccio Bonino, dell’Università di Pisa, analizzerà la metodologia del “lavoro di squadra nella scoperta e caratterizzazione dei virus epatici maggiori”. Alle 14.30 il professor Tiziano Camporesi, del Cern di Ginevra, nell’ambito della Fisica delle particelle, esporrà il “metodo scientifico come contratto sociale”.

Il seminario fa parte di un ciclo più ampio di incontri bimestrali in cui si alterneranno analisi di tipo scientifico (presso il Policlinico) e socio-umanistico (presso l’Università Cattolica). Esperti che hanno raggiunto livelli di eccellenza nei loro ambiti metteranno a disposizione il loro sapere per fornire indicazioni utili alla costituzione di un metodo interdisciplinare per i ricercatori, con l’obiettivo di superare una visione settoriale, capace invece di recuperare e ricomporre l’originaria unità del sapere, nel solco dei valori dell’antropologia cristiana.

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