I cardinali Scola e Tettamanzi hanno inaugurato a Palazzo Reale a Milano la mostra che presenta le tavole artistiche del nuovo Evangeliario ambrosiano, insieme ai capolavori antichi. Come il codice Casola, splendido libro liturgico rinascimentale.

di Luca FRIGERIO

Mimmo Paladino Evangeliario

E’ davvero un evento straordinario, la mostra che i cardinali Scola e Tettamanzi hanno inaugurato venerdì 4 novembre, solennità di san Carlo, a Palazzo Reale a Milano sotto il titolo di La bellezza nella Parola. Accanto all’esposizione delle tavole del nuovo Evangeliario ambrosiano, realizzate da sei artisti contemporanei, si possono infatti ammirare, per la prima volta insieme, alcuni splendidi manufatti antichi, codici miniati e capolavori di oreficeria medievale, testimoni ciascuno di un particolare periodo della storia e della liturgia della Chiesa ambrosiana. Come, ad esempio, il mirabile Evangeliario della Biblioteca Capitolare del Duomo di Milano, donato alla cattedrale dal canonico Pietro Casola nel 1502. Ornato di incantevoli miniature rinascimentali, il manoscritto è opera di una delle migliori botteghe lombarde dell’epoca, capace di infondere nelle figure miniate tanto lo spirito di Leonardo quanto il naturalismo foppesco.

Fu, il Casola, personaggio di estrema levatura nella Chiesa milanese del tempo. Nato a Milano probabilmente attorno al 1427 da nobile famiglia, abbracciò ben presto la carriera ecclesiastica, ottenendo subito la cura di alcune cappellanie cittadine. Per oltre tre lustri, fra il 1460 e il 1477, fu a Roma, probabilmente in qualità di segretario della legazione ambrosiana presso la corte papale. Al suo rientro a Milano divenne canonico del Duomo e di Sant’Ambrogio, nonché deputato della Veneranda Fabbrica. Nel 1494, già anziano, volle coronare il sogno di sempre, recandosi in pellegrinaggio in Terrasanta: un viaggio avventuroso, e non privo di traversie, che egli descrisse minuziosamente in una sorta di diario che è arrivato fino a noi.

Ma l’“impresa” più importante di monsignor Pietro Casola fu senz’altro quella della realizzazione del nuovo Breviario ambrosiano, radicalmente rivisto, ordinato e dato alla stampa: un lavoro complesso, basato sullo studio delle fonti antiche, che divenne una pietra miliare nel rinnovamento del rito ambrosiano fra XV e XVI secolo. Anche l’Evangeliario da lui commissionato rientra in questo orizzonte culturale: un prezioso manoscritto di 25 fogli (di 35 centimentri di base per 42 di altezza), dove ricche cornici con motivi floreali accompagnano il testo evangelico, illustrato da deliziose immagini miniate. Un dono davvero munifico, quello del prelato Casola al Duomo di Milano. Proprio come quello oggi ripetuto dal cardinal Tettamanzi nei confronti dell’intera diocesi ambrosiana, quale coronamento del suo episcopato.

La mostra di Palazzo Reale, tuttavia, riserva anche altre eccezionali proposte ai visitatori. Come l’Evangeliario di Ariberto, la cui sontuosa coperta rappresenta il più importante esempio di oreficeria romanica in Lombardia (come è già stato ricordato su queste pagine nelle scorse settimane). O come l’Evangeliario custodito presso la Biblioteca Capitolare di Busto Arsizio dal 1625, ma databile alla seconda metà del IX secolo, quando venne probabilmente composto per l’antichissima chiesa di Olgiate Olona: redatto su pergamena in bella scrittura minuscola carolina, questo codice contiene circa 180 brani evangelici e presenta un indice con la sequenza della letture attribuite a ciascuna festività dell’anno liturgico.

Ancora precedente, e cioè databile paleograficamente tra il V e il VI secolo, è poi il cosiddetto “Evangeliario purpureo” che si trova nell’archivio parocchiale di Sarezzano, in provincia di Alessandria, e che sarà anch’esso esposto nella rassegna La bellezza nella Parola. Sebbene non si tratti, in senso tecnico, di un vero e proprio evangeliario, ma di un codice del vangelo di Giovanni con l’aggiunta di note per un utilizzo liturgico, questo manoscritto è di eccezionale valore perché fornisce la più antica testimonianza finora conosciuta dell’originaria liturgia ambrosiana.

Proprio entro questa illustre e secolare tradizione si colloca dunque il nuovo Evangeliario ambrosiano voluto dal cardinale Dionigi Tettamanzi, come simbolico compimento del suo ministero episcopale. Dove anche l’arte contemporanea, come potranno ammirare i visitatori della mostra (a Palazzo Reale come nelle altre due sedi della chiesa di San Raffaele e della Galleria San Fedele), riesce veramente a esprimere l’intima ricerca dell’uomo del nostro tempo verso l’assoluto e il trascendente.

 

La mostra La bellezza nella Parola. Il nuovo Evangeliario ambrosiano e capolavori antichiè aperta presso il Palazzo Reale di Milano fino all’11 dicembre 2011, a ingresso gratuito e con ampia possibilità di visite guidate per gruppi, parrocchie e oratori: per informazioni si può consultare il sito www.evangeliarioambrosiano.it, mentre per al prenotazione delle visite si può scrivere agli indirizzi info@evangeliarioambrosiano.it e gruppi@evangeliarioambrosiano.it, o chiamare al numero 347.8893303. Oltre Palazzo Reale, il percorso espositivo prosegue inoltre in altre due sedi: nella chiesa di San Raffaele, presso la via omonima di fianco al Duomo (tel.338.1024703), e presso la Galleria San Fedele (via Hoepli 3/a, tel. 02.86352233), dove fino al 22 dicembre sono espostialcuni bozzetti preparatori del nuovo Evangeliario stesso.

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