Il Congresso nazionale avrà una prima fase vissuta nelle diocesi e la seconda celebrata a Genova. Il tema è «Nella tua misericordia a tutti sei venuto incontro». I nuovi poveri e l’ambiente gli ambiti messi a fuoco dal Documento teologico preparatorio

di Paolo SARTOR
Direttore Ufficio catechistico nazionale

Congresso eucaristico Genova 2016

Il XXVI Congresso eucaristico nazionale (Genova, 15-18 settembre) è giunto nella fase organizzativa finale grazie al lavoro condotto dal Comitato nazionale della Conferenza episcopale italiana in collaborazione con l’Arcidiocesi ligure. Sarà articolato in due fasi: la prima vissuta in tutte le diocesi italiane (giovedì 15 e venerdì 16) e la seconda celebrata a Genova (sabato 17 e domenica 18). Tra i temi al centro dell’evento, emergono in particolare il legame con l’Anno Santo, segnato dal compimento di alcune opere di misericordia nelle diocesi, e una rilettura del Convegno ecclesiale di Firenze, presentata nelle catechesi di sabato dai Vescovi.

La Chiesa considera il Congresso eucaristico come una sosta nello scorrere della vita ordinaria per vivere un tempo straordinario di impegno, di riflessione e di preghiera per approfondire il valore del mistero eucaristico. Il Congresso può quindi essere considerato in una doppia prospettiva: come evento di grazia e come occasione pastorale. Per realizzare questi obiettivi, nelle diocesi e nelle parrocchie sono stati attivati percorsi di formazione e di catechesi, di preghiera e di celebrazione sul dono dell’Eucaristia sorgente della missione e fonte unica di Misericordia.

Il documento teologico preparatorio, che potrebbe costituire una base per una solida catechesi in concomitanza all’evento, nonché un valido spunto a livello omiletico, chiarisce che la celebrazione eucaristica fa dei credenti una «Chiesa in uscita», mossa dalla misericordia, ovvero da Dio. La liturgia eucaristica è la fonte e la forma della vita cristiana e dell’azione pastorale, è sorgente della missione. Questa “tensione” è parte costitutiva della forma eucaristica dell’esistenza cristiana. In effetti «la celebrazione – il rito cristiano – non si “aggiunge” alla vita, come una sorta di ornamento, ma al contrario le dà forma, la plasma, le consente di essere un cammino di salvezza».

Il Congresso va inteso in uno stile di testimonianza, condivisa da una Chiesa rivolta a tutti. In Evangelii gaudium papa Francesco mette in guardia dal «pelagianesimo autoreferenziale e prometeico» (n. 28), che porta ad avere fiducia nelle strutture, nelle organizzazioni e pianificazioni ecclesiali. Il modo di innestarsi e radicarsi in Cristo si realizza nella modalità sacramentale, evitando ogni ideologia. Gesù non è semplicemente un “contenuto”, ma il soggetto permanente della missione. Con i “sentimenti di Cristo” ritorniamo ad annunciare il kerygma, la vittoria di Cristo sulla morte, la fine del “mondo vecchio”, quello della corruzione e della violenza: «Se l’Eucaristia è segno di contraddizione, tale deve essere la Chiesa in ogni campo, a cominciare dai “nuovi poveri” che la società continua a produrre e poi ignora ed emargina, e che sono un segno drammatico della crisi culturale e sociale in atto».

Vi sono alcuni ambiti fondamentali in cui l’Eucaristia spinge particolarmente a testimoniare, a risanare, ad annunciare pace e giustizia nei legami familiari, nell’educazione, nel mondo del lavoro. Ciascuno di essi comporta l’esigenza che i credenti, modellati dall’Eucaristia, li incarnino portando la fiamma dello Spirito Santo. Un altro ambito «concerne l’attenzione all’ambiente e quella che papa Francesco, nella sua recente enciclica Laudato si’, ha chiamato ecologia integrale. Con riferimento al mistero eucaristico, ciò che è particolarmente importante è riscoprire l’originaria dimensione simbolica che rende il cosmo irriducibile a sola materia o peggio ancora a materiale inerte a nostra disposizione. Mentre infatti ci impegniamo nello sviluppo tecnico della civiltà, non dobbiamo mai dimenticarci che siamo cantori della creazione: “Il mondo è qualcosa di più che un problema da risolvere, è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode” (Francesco, Lettera enciclica Laudato si’, n. 12)».

L’intento del Congresso – sia per chi lo vivrà a Genova, sia per chi lo vivrà a casa propria – è di arrivare a comprendere sempre di più e sempre meglio il valore fondante dell’Eucaristia nella nostra vita. Cosi affermava papa Francesco all’Angelus del 16 agosto 2015: «Nutrirci di quel “Pane” significa entrare in sintonia con il cuore di Cristo, assimilare le sue scelte, i suoi pensieri, i suoi comportamenti. Significa entrare in un dinamismo di amore e diventare persone di pace, persone di perdono, di riconciliazione, di condivisione solidale».

L’Eucaristia, sorgente della missione, può essere davvero per tutti noi missione di misericordia. E allora buon cammino con i delegati di Genova, a partire dalle realtà pastorali e umane in cui viviamo.

 

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