L’impegno quotidiano dei cronisti per il rispetto di regole deontologiche è oggi più che mai la base concreta su cui costruire il “mestiere” del futuro

di Letizia GONZALES
Presidente Ordine dei giornalisti della Lombardia

Letizia Gonzales

La liberalizzazione delle professioni è un tema di grande attualità. Se ne parla soprattutto in termini economici, in relazione alle necessità di apertura del mercato dei servizi e dell’accesso alla professione. In realtà le norme che regolano le professioni toccano anche altri aspetti importanti, primo fra tutti quello delle regole deontologiche, ossia quello che si definisce etica professionale che, nel caso dei giornalisti, è un tema fondamentale, più che mai attuale.

Vediamo perché. La professione giornalistica in Italia vive oggi un momento molto delicato per varie ragioni. Innanzitutto c’è in corso un cambiamento epocale: la rivoluzione tecnologica rappresentata da internet e dalla diffusione multimediale delle informazioni sta profondamente modificando sia il modo di informarsi sia il modo di produrre informazione.

Una trasformazione che mette in discussione il ruolo tradizionale del giornalista. Oggi con un telefonino chiunque può fornire in tempo reale informazioni e immagini su un avvenimento in corso. La moltiplicazione delle fonti di informazione coincide, in Italia, con una crisi profonda dell’editoria, che da tempo sta riducendo pesantemente l’occupazione dei giornalisti e sta facendo crescere il numero dei precari, ossia dei giornalisti o aspiranti tali che devono svolgere il loro lavoro senza le garanzie previste da un contratto di lavoro e con trattamenti economici spesso al limite della sopravvivenza.

Tutto questo non può che indebolire la figura professionale del giornalista, al punto che c’è chi si spinge ad affermare che ormai si possa fare a meno dei professionisti dell’informazione. È vero il contrario. Anche se le nuove fonti di informazione si moltiplicano e i nuovi media forniscono fatti e immagini in tempi rapidissimi rimane insostituibile la funzione del giornalista per documentare in prima persona, selezionare, interpretare i fatti e fornire al lettore una chiave di lettura di ciò che accade. In sostanza, se è enormemente cresciuta la quantità di informazioni disponibili cresce in parallelo la domanda di qualità dell’informazione.

Ora è proprio in relazione alla qualità che emerge l’importanza dell’etica della professione. Non si può immaginare un’informazione di qualità che non sia fondata sull’indipendenza e la correttezza professionale del giornalista. «Il giornalista ha il dovere dell’onestà», diceva Montanelli. Un modo sintetico per indicare quella tensione etica necessaria per resistere alle pressioni politiche, economiche e di altro genere che mettono a rischio la credibilità dei mezzi di informazione. E la credibilità e l’indipendenza dell’informazione sono un valore fondamentale di una società democratica.

Per questo anche nel dibattito sulla riforma dell’Ordine dei giornalisti non va dimenticata la difesa delle regole deontologiche. Stupisce che le diverse voci che si levano a favore dell’abolizione dell’Ordine lamentino una scarsa difesa dell’etica della professione, che è invece proprio l’attività in cui l’Ordine è più impegnato. Certo non si può immaginare che l’Ordine possa essere la trincea per condurre grandi battaglie contro le minacce del potere politico ed economico alla libertà di informazione. Può essere però l’ispiratore di iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica. Tuttavia, l’impegno quotidiano dei professionisti per il rispetto di regole etiche è oggi più che mai la base concreta su cui costruire il giornalismo del futuro.

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