Oltre al significativo dato di Milano (più di un migliaio i presenti in Sant'Ambrogio), la prima serata ha fatto registrare un ottimo riscontro anche sul territorio. Alcuni passaggi delle meditazioni

esercizi spirituali

Se nella Basilica di Sant’Ambrogio a MIlano erano oltre un migliaio i giovani presenti alla prima serata degli Esercizi spirituali d’Avvento su “Il mondo è stato fatto per mezzo di lui”, ottima è stata la partecipazione anche nelle altre Zone, con circa 1800 presenze complessive.

A Varese, nella chiesa di San Massimiliano Kolbe, oltre 300 giovani hanno ascoltato la prima meditazione di don Enrico Parazzoli: «Dio sorprende e “spiazza”, perché non segue strade prevedibili. Dio percorre la strada della nostra debolezza, della nostra storia senza apparenze e senza splendore, perché proprio nel cuore di ogni debolezza – là dove prima o poi ognuno arriva – si trovi non la disperazione, ma il suo Nome e il suo mistero. Un mistero di tenerezza e di accettazione, un mistero di amore fatto carne».

Più di 200 giovani anche a Lecco, dove gli esercizi sono stati predicati nella Basilica di San Nicolò da don Luca Ciotti, che ha posto ai presenti alcuni interrogativi. Alla luce della storia: «Riconosco di essere dentro una storia complicata, intricata, ma profondamente segnata dalla presenza di Dio, il Dio della promessa? Credo che la storia cammini verso l’incontro con Gesù, oppure ho l’impressione che la direzione sia ben diversa?». Alla luce della storia personale di ciascuno: «Rileggo la mia storia, il mio albero genealogico … Che cosa penso dei miei genitori e dei miei nonni? Quale legame reale c’è con loro? Che cosa conosco della loro storia, delle loro fatiche, delle loro tristezze e delle loro gioie? E tu sei riconciliato con la tua storia, ne hai uno sguardo di misericordia, oppure c’è qualcosa che non ti perdoni?». E, infine, alla luce di una storia “nuova”: «Credi che la Grazia di Dio, il suo amore, la sua cura, possa passare anche in te e tramite te possa permettere a Gesù di nascere nuovamente? In che modo, nonostante le tue fragilità, lì dove studi, abiti, vivi, puoi far sì che nasca Gesù, che cresca un modo di fare evangelico?».

Nel Santuario della Beata Vergine Addolorata a Rho don Bortolo Uberti ha parlato davanti a circa 400 giovani: «Se il testo ci consegna chi è Gesù, allora io chi sono? Nonostante tutti i social network, rischiamo di essere anonimi, abbiamo bisogno di non sentirci anonimi… Quando Dio plasma e forma l’uomo, ciò che spetta anzitutto all’uomo è dare un nome alle cose. Il mio nome anzitutto dice che sono stato desiderato, qualcuno mi ha voluto, mi ha desiderato. All’origine ci sta Dio, ma nel frammento del tempo c’è il mio nome…».

Erano 400 anche i giovani presenti alla prima serata di esercizi nella chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo a Lissone (Zona di Monza), con don Maurizio Tremolada: «Quando i conti non tornano nella nostra vita, quando la nostra storia sembra scritta male, come reagiamo? Crediamo che con il suo entrare nella storia, nella storia di ciascuno di noi, Gesù è capace di darle un senso, di scrivere dritto sulle righe storte, di renderci figli in Lui Figlio Unigenito del Padre?».

Don Marco Cianci è intervenuto a Melegnano, davanti a 300 giovani: «Il popolo nato nella fede di Abramo cresce nel suo pieno fulgore fino al Re Davide per decrescere fino a scomparire e poi ritrovare la sua pienezza in Cristo. L’invito ai giovani è quello di guardare a Gesù, il figlio di Dio, per tenere alte le domande della vita e stimolare il desiderio di pienezza insito nei loro cuori e in quello dei propri amici».

Infine Sesto San Giovanni, con circa 180 giovani nella chiesa di San Carlo Borromeo ad ascoltare la meditazione di monsignor Paolo Sartor, la cui lectio ha suggerito di guardare alla genealogia di Gesù non semplicemente come a un elenco, ma come a una mappa di volti che dicono storie e avventure. Un percorso, cioè, tenuto insieme da un filo rosso più forte e significativo di quelle letture che vorrebbero la vita in mano al caos o al caso. Gesù non è la fine del percorso, ne è il fine.

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