Nell’incontro pubblico a conclusione della visita nella III Zona pastorale, il cardinale Scola ha richiamato la “questione delle questioni”, il Fondo e il cammino verso Family 2012

di Annamaria BRACCINI

La terra in cui arriva per la sua prima delle visite alle sette Zone pastorali, è quella «tanto amata, dall’umanità potente, dove il tessuto sociale che abbiamo da sempre conosciuto è ancora rintracciabile». Conclusi i quattro incontri con le realtà sociali, il cardinale Scola inizia il “viaggio” di conoscenza della diocesi dalla “sua” Zona, la terza, Lecco.

Giunge di primo mattino a Eupilio, nella Villa Sant’Antonio Maria Zaccaria dei Barnabiti, dove ha davanti i sacerdoti e i diaconi. Poi, a Rancio, presso la Casa del Pime, e a Villa Aldè. È ormai pomeriggio inoltrato, quando con le consacrate e consacrati presiede i Vespri nella Basilica di San Nicolò, prima della celebrazione eucaristica, affollatissima: tra i fedeli ci sono anche decine dei suoi concittadini di Malgrate. A concelebrare con l’Arcivescovo, tra gli altri, il vicario generale monsignor Redaelli, quello episcopale di Zona monsignor Molinari, il Moderator Curiae monsignor Zappa, il prevosto di Lecco monsignor Cecchin.

Dice il Cardinale che c’è una «bellezza» vera a essere cristiani, che nulla può offuscare, nemmeno «delitti obbrobriosi» compiuti da uomini di Chiesa. C’è la «forza» di un amore che è sempre con noi, che è «compagnia di Dio al nostro destino». Cita Manzoni, «grande interprete della nostra terra», e Serafino Morazzone, beato parroco di Chiuso, «figura esemplare dello zelo dei sacerdoti ambrosiani».

Infine, in serata, l’incontro atteso – già un’ora prima dell’inizio molti lecchesi sono davanti ai cancelli chiusi del “Cenacolo Francescano” – con rappresentanti pastorali di parrocchie e comunità del territorio. Monsignor Molinari “racconta” brevemente la sua Zona: 385 mila abitanti, 181 parrocchie (molte di non grandi proporzioni), 10 Decanati, 28 Comunità pastorali.

Il Cardinale prende nota degli interventi: si parla di «responsabilità e corresponsabilità dei laici che vogliono contare e non essere contati», della cultura secolarizzata, «della sostenibilità della famiglia e del lavoro» in tempi difficili anche in provincia di Lecco (la disoccupazione giovanile tocca un drammatico 20%), «della possibilità di attualizzare e vivere il modello delle prime comunità cristiane». A tutti risponde con profondità, a partire da quella che lui stesso definisce «la parola decisiva e la questione di fondo, l’incarnazione», dato peculiare del cristianesimo, di un Dio «che si è calato nella storia», garantendo, se così si può dire, la vita di ogni uomo e donna come successori delle prime comunità. Cristo – «silhouette dell’uomo» al centro della nostra esistenza – rende coerenti fede e vita, in una relazione tra “io” e “gli altri” e in un rapporto di fraternità.

Da qui la sottolineatura della «nuova evangelizzazione, che chiede unità nella Chiesa, nelle sue articolazioni, dalla Azione Cattolica in primis, per arrivare alle nuove aggregazioni. E poi il VII Incontro Mondiale delle Famiglie: «Vi raccomando di prepararvi con attenzione, di considerare il dono della visita del Santo Padre, di accogliere le famiglie, specie se vengono da lontano». Infine, il richiamo al Fondo Famiglia-Lavoro, «cui vogliamo dare continuità», e alla “questione delle questioni”, «l’emergenza educativa».

Ricorda, infatti, con un filo di commozione, i suoi colloqui con il Papa: «Anche poco prima di venire a Milano, mi ha sempre raccomandato come Vescovo l’educazione dei bambini. È qui che si gioca la partita». Una sfida da cogliere “insieme”, stretti intorno al magistero di Benedetto XVI, nella consapevolezza di rappresentare il volto della nostra Chiesa locale, una «pluriformità nell’unità». «Quando l’opinione rompe la comunione vuol dire che l’esperienza di fede è ancora infantile. E questo vale anche per la politica. Il fatto che uno sia da una parte e uno dall’altra conti più del fatto che siamo tutti di Gesù Cristo, è una follia». E scatta, immediato, l’applauso.

 

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