La biografia di don Talamoni: insegnante, confessore, attivo in politica, protettore di detenuti, anziani e malati


Redazione

03/10/2008

di Luisa BOVE

Luigi (Domenico Filippo) Talamoni, secondo di sei figli, nacque il 3 ottobre 1848 da un’umile famiglia di Monza. Il padre, un modesto cappellaio, andava a messa quasi tutti i giorni accompagnato dal piccolo Luigi, che faceva il chierichetto. Da ragazzo entrò in Seminario, prima a Monza (in quello dei chierici poveri) e nel 1865 a Milano in corso Venezia.

Si laureò in Lettere e filosofia all’Accademia scientifico-letteraria e iniziò la sua lunga carriera di insegnante, prima al Collegio San Carlo di Milano (dove ebbe tra i suoi alunni anche Achille Ratti, il futuro Papa Pio XI) e poi, dal 1875 al 1926, al Seminario Arcivescovile di Monza.

Fu un professore modello, molto amato e apprezzato dai suoi alunni, di vasta cultura e di grande capacità espositiva. Considerato tra i migliori educatori, esercitava sui giovani un grande fascino, non solo per la sua intelligenza e vivacità nell’insegnare (spesso in classe scoppiava l’applauso), ma anche per le sue virtù, che lo rendevano un grande maestro di vita.

Prima di entrare in classe, don Talamoni si recava in Duomo a confessare dalle 5 alle 8 del mattino. Era pure un grande predicatore, tanto che lo chiamavano anche da altre diocesi per parlare ai preti e ai laici. Sempre molto disponibile, non si preoccupava dei lunghi e disagiati viaggi da affrontare. Più volte si recò anche al carcere femminile della Giudecca a Venezia, dove incontrava e consolava le detenute.

La passione per gli ultimi e per la storia del suo tempo lo portò a impegnarsi non poco anche a livello politico. Il contesto era tutt’altro che facile: si respirava un clima anticlericale e si affermava sempre più il socialismo. Nel 1893 don Talamoni accettò di inserire il suo nome nelle liste civiche del Comitato Cattolico e il 9 luglio conquistò 844 voti: assicurò la vittoria al suo partito ed entrò a far parte del Consiglio comunale di Monza.

Intervenne su questioni che riguardano gli asili, le scuole, il patronato scolastico e le strade, troppo insicure e scarsamente illuminate. Si espose anche per tutelare gli interessi dei piccoli commercianti e difendere le cause dei poveri, chiese di favorire la costruzione di case per gli operai, di migliorare le condizioni nelle carceri e di facilitare la somministrazione di farmaci ai diseredati. Parlò anche a favore dell’insegnamento religioso nelle scuole. A Milano c’era stato un violento scontro su questo tema e alla fine le famiglie, schierandosi in difesa della religione, ebbero la meglio.

L’impegno politico di Talamoni si concluse nel 1923 quando, nonostante la vittoria del 21 gennaio da parte dei Popolari, dopo sette mesi il regime fascista costrinse alle dimissioni il Consiglio comunale.

Don Luigi, grazie anche alla determinazione e alla dedizione agli ammalati di Maria Biffi Levati, una vedova che aveva perso un figlio in tenera età e un altro era entrato tra i Barnabiti, fondò la congregazione delle Suore Misericordine. In realtà Levati non vi entrò mai. Il nuovo Ordine nacque il 25 marzo 1891 con le prime due religiose suor Rosa e suor Stella.

Monsignor Talamoni morì il 31 gennaio 1926. Era stimato dai credenti e apprezzato dai laici, compresi gli avversari politici che il giorno del suo funerale fecero fermare il corteo e si inginocchiarono. Uno di loro disse che nella bara non c’erano «le fredde spoglie di un uomo giusto», ma «le sacre reliquie di un santo». Il 21 marzo 2004 Giovanni Paolo II l’ha beatificato in San Pietro.

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