In programma una due-giorni a Gazzada per i membri del Consiglio pastorale della parrocchia di San Benedetto, nella quale saranno approfondite le linee-guida che emergono da "Il campo è il mondo"

di Stefania CECCHETTI

Renzo Vanoi

Nella parrocchia di San Benedetto, quartiere Giambellino, l’anno pastorale comincerà con una lettura approfondita della Lettera pastorale Il campo è il mondo, nella cornice suggestiva di Villa Cagnola a Gazzada. Come spiega il parroco, don Renzo Vanoi, anche decano del Giambellino: «È ormai tradizione della nostra comunità una due-giorni settembrina per i membri del Consiglio pastorale, “allargato” ad alcune figure con un ruolo di responsabilità in parrocchia». Scopo della due-giorni approfondire la lettura del documento, ma anche cercare di trovare la via migliore per comunicarlo agli altri parrocchiani. «Divisi a gruppi – continua don Vanoi -, affronteremo le varie tematiche che emergono dalla Lettera, anche nelle sue linee più operative».

Quali i temi prescelti?
Ci è piaciuto soprattutto l’accento posto dell’Arcivescovo sul nostro incontro con Dio, che si realizza a pieno solo attraverso le relazioni. Ci chiederemo cosa manca nella nostra comunità perché le relazioni siano sempre più proficue. Penso per esempio ai tanti genitori con figli piccoli che vengono a Messa. Come avvicinarli? Sarebbe bello che le famiglie della parrocchia riuscissero a intraprendere una relazione con loro.

Cosa non sempre facile, oggi come oggi..
Lo so. Lo vedo anche nei gruppi che si formano in parrocchia. Anche se nuovi, il rischio che si chiudano in se stessi è sempre dietro l’angolo.

Quello dell’autoreferenzalità di alcune iniziative parrocchiali è un rischio ben evidenziato dalla stessa Lettera pastorale…
L’Arcivescovo sottolinea tre criteri che dovrebbero informare l’attività delle comunità ambrosiane. Primo: valorizzare l’esistente, dare nuova vita a quanto già facciamo. Secondo, pluriformità nell’unità: non dobbiamo appiattirci, ciascuno può dare un contributo personale e originale. Il terzo criterio è proprio quello di guardarsi dal pericolo dell’autoreferenzialità.

Le linee guida fornite dall’Arcivescovo dovranno poi essere calate nel contesto in cui la parrocchia si trova ad agire…
Il nostro decanato  cammina a “due velocità”. Le parrocchie più periferiche sono interessate da una massiccia immigrazione e hanno problemi legati alle tante case popolari sul territorio. La mia parrocchia, invece, si trova in una zona di medio-alto livello. Il nostro obiettivo è vivere piccoli momenti di unità, com’è per esempio l’annuale Via crucis decanale.

Non mancano le esperienze di aiuto reciproco..
A San Benedetto stiamo costruendo un nuovo Centro di ascolto grazie a un lascito. Lo condurremo insieme alla parrocchia del Santo curato d’Ars, che attualmente fa fatica a gestire il proprio».

Esperienze di cammino parrocchiale che «devono proseguire anche nella declinazione di questa nuova Lettera pastorale», conclude don Vanoi. Quanto alla personale lettura della Lettera, il parroco dice: «Mi ha impressionato il titolo Il campo è il mondo. Mi sono chiesto, quale campo? Il campo da calcio che stiamo ristrutturando? Il campo che è davanti all’oratorio? Oppure il campo di via Strozzi, dove il martedì c’è mercato e si raccolgono tante persone diverse? Quanti campi noi incontriamo nella nostra giornata? La Lettera del cardinale Scola diventa reale perché noi siamo presenti in tutti questi campi. Il nostro compito è di viverli senza chiudere gli occhi».

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