Passaporti, carte d'identità, patenti e assicurazioni auto: prospera l'industria della contraffazione. Il fenomeno cresce a dismisura e gli strumenti di difesa sono bassi


Redazione

03/04/2008

di Cristina CONTI

Non bastavano l’abbigliamento di marca, gli accessori e i permessi di circolazione nell’area Ecopass. Ora sono arrivati anche i documenti falsi. I vigili hanno scoperto vere e proprie fabbriche cinesi e romene, dedicate alla contraffazione di passaporti, carte d’identità, patenti e assicurazioni auto.

La polizia locale stima un giro annuo di 5 mila documenti. A febbraio ne ha sequestrati 35 e lo scorso anno ben 500. Per i passaporti sono in forte crescita le identità romene acquistate dai moldavi: la Romania, a differenza della Moldavia, è nella Ue e i suoi cittadini sono comunitari.

I massimi esperti a contraffare le carte d’identità sono invece i marocchini: ma anche la scuola Rom non è da meno, visti i risultati dei numerosi blitz nei campi nomadi. Rimane ancora un mistero il modus operandi dei cinesi: l’ipotesi più accreditata è che la “fabbrica” si nasconda in zona Sarpi, la più frequentata dagli orientali.

Le patenti sono invece i documenti più facili da riprodurre, perché, a differenza di quelle delle altre Nazioni, hanno uno scarsissimo sistema di difesa. Per un giro d’affari che arriva addirittura fino a 2000 euro per tre documenti. I falsi, poi, non del tutto perfetti, possono essere scoperti e portare gli stranieri, che vengono sorpresi, a rivolgersi nuovamente ai contraffattori per averne di nuovi, pronti a sganciare altro denaro.

A creare le preoccupazioni maggiori è però l’aumento delle assicurazioni-auto fasulle, che ha come conseguenza l’incremento di omissioni di soccorso in incidenti e investimenti. Il costo, poi, è di 200 euro: un prezzo molto al di sotto della norma e che facilita un’ampia diffusione anche tra gli italiani.

I moduli, infatti, non sono difficili da riprodurre e addirittura si è arrivati a ipotizzare che la base di partenza siano documenti in bianco, che ogni anno le compagnie assicurative portano al macero.

«La vigilanza non basta. Il fenomeno sta crescendo a dismisura, gli strumenti di difesa, soprattutto per le patenti, sono troppo bassi – spiega Antonello De Mauro, a capo dell’Ufficio falsi al reparto radiomobile dei vigili -. Figuriamoci che in Italia questi documenti hanno un solo lucchetto, cioè un solo elemento che rende riconoscibile un vero da un falso, mentre in Germania ne hanno addirittura tredici».

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