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Redazione Diocesi

Si è chiusa con un applauso da parte degli oltre 1800 delegati l’omelia di Mons. Renato Corti, vescovo di Novara, alla celebrazione conclusiva del Convegno missionario nazionale di Montesilvano.
Mons. Renato Corti, con quel suo viso scarno e l’indice della mano destra spesso rivolto all’assemblea per sottolineare l’importanza di alcuni passaggi, ha voluto portare i partecipanti al Convegno al cuore della missione.

«Si parla spesso di parrocchia missionaria, di chiesa missionaria», ha detto, «e va bene, ma c’è qualcosa che sta prima e che permette alla chiesa intera e alla parrocchia di essere missionaria. Per favore, puntate lo sguardo su colui che è il primo missionario e in definitiva l’unico: l’inviato del Padre, Gesù».

«Guardate a Lui, domandatevi sempre qual è stato il senso della sua missione e il suo stile. Perché quello sarà anche il vostro senso e il vostro stile nell’essere missionari».

Mons. Renato Corti ha poi ricordato l’esperienza che ha vissuto in un suo viaggio nella Repubblica democratica del Congo, quando ha visitato una chiesa che era stata distrutta dal fuoco appiccato dai guerriglieri nonostante vi si fossero rifugiare molte persone.

«Ricordo che in quella desolazione e distruzione una sola cosa era rimasta intatta. Era una scritta in ferro battuto posta dietro l’altare: c’era scritto Dio è amor e».

«Penso che la missione sia questo: dire, vivere e testimoniare che Dio è amore». Ha poi sottolineato che nelle nostre comunità spesso vi sono degli ostacoli che impediscono di essere missionario come lo è Gesù.

«Sono la durezza di cuore, l’incapacità di farci anche commuovere dalla vita degli altri, dalla vita dei poveri. Ci può essere la forte tentazione, quando si incrocia l’altro, di voler cambiare strada. Alcune comunità sono deboli dal punto di vista missionario perché sono deboli in umanità. Vi sono comunità poco materne, poco paterne, poco fraterne».

Riferendosi infine alla vicenda del rapimento e della liberazione delle due Simone ha detto: «Sono convinto che chiunque vive l’amore verso i fratelli, che lo sappia o no, sta vivendo il Vangelo, perché lo Spirito Santo aleggia sempre sull’umanità».

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