Il Vicario generale e presidente del Comitato diocesano per il Giubileo: «La quella conversione dei cuori e dei comportamenti si fa strumento di riconciliazione, di generosità umana, di autentica testimonianza»

di Annamaria BRACCINI

Monsignor Mario Delpini

Il Giubileo diventi «esperienza viva della vicinanza del Padre, quasi a voler toccare con mano la sua tenerezza». L’auspicio di papa Francesco, nell’indire l’Anno della Misericordia, si farà proposta concreta anche in ogni Zona pastorale della nostra Diocesi. Così domenica 13 dicembre, come stabilito dalla Bolla di Indizione Misericordiae vultus, si aprirà la Porta della Misericordia in chiese, Santuari e luoghi individuati per ciascuna Zona. Il vicario generale, monsignor Mario Delpini, nella sua veste di presidente del Comitato diocesano per il Giubileo istituito dal cardinale Scola, tiene a sottolineare lo spirito con il quale occorrerà vivere l’Anno straordinario voluto da papa Francesco: «Per Milano la scelta è caduta non solo sulla Cattedrale, “chiesa madre di tutti i fedeli ambrosiani” (e non poteva essere altrimenti), ma anche, significativamente, sulla Basilica di Sant’Ambrogio e sul Santuario del beato don Carlo Gnocchi, proprio a rendere evidente la valenza di spazi in cui è immediato il richiamo al mondo della sofferenza. Infatti anche per la Zona VI la Porta sarà nella chiesa della Sacra Famiglia, all’interno dell’Istituto omonimo di Cesano Boscone».

Come si sta preparando la Chiesa ambrosiana?
Anzitutto, come ho detto, con l’identificazione dei luoghi dove aprire le Porte e con la scelta di cinquantanove, tra chiese e Santuari, in cui garantire la presenza di un confessore per poter permettere ai fedeli di accedere al sacramento della Riconciliazione, ogni giorno, per tutto il Giubileo. Queste ultime assumono così la qualifica di chiese penitenziali. Un momento bello sarà certamente la celebrazione nella quale l’Arcivescovo aprirà la Porta della Misericordia in Duomo, così come ogni Vicario episcopale farà nella Zona pastorale a lui affidata. Vorrei, inoltre, segnalare la diffusione sul territorio e la quantità di chiese penitenziali prescelte, proprio a dire l’ineliminabile centralità della Confessione.

Tutto questo vuol rendere fattivamente presente quanto il Papa indica in Misericordiae vultus, ossia che «la misericordia sarà sempre più grande di ogni peccato, e nessuno può porre un limite all’amore di Dio che perdona»…
Senza dubbio è questa la logica per cui stiamo pensando le iniziative, alcune già decise come il Pellegrinaggio diocesano per il Giubileo dei ragazzi e delle ragazze in aprile. Naturalmente le chiese giubilari hanno la finalità di permettere gli adempimenti necessari per l’Indulgenza plenaria. Fondamentale rimane, tuttavia, la consapevolezza che quest’ultima si ottiene varcando la Porta e ponendosi in un atteggiamento adeguato a ricevere il perdono e la misericordia di Dio. È questo itinerario di conversione a chiedere quelle opere di misericordia che pensiamo di proporre in ogni Zona pastorale, anche attraverso esperienze di condivisione reale e valorizzando ciò che già esiste in questo contesto.

Non a caso questo Giubileo ha un carattere di precisa evangelizzazione…
Sì e, potremmo aggiungere, di spiccata volontà di quella conversione dei cuori e dei comportamenti che, con una coscienza cristiana educata al pensiero di Cristo, sappia farsi strumento di riconciliazione, di generosità umana, di autentica testimonianza.

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