Don Paolo Ciotti parla della sua esperienza come consulente etico e psicologo nel Consultorio familiare interdecanale di Seregno, Seveso e Carate Brianza

di Marta VALAGUSSA

Don Paolo Ciotti

Da anni nella diocesi di Milano vengono proposti, con un calendario particolare per ogni zona, alcuni incontri che si rivolgono ai giovani fidanzati sul tema della relazione di coppia, della generazione della vita, della paternità e maternità responsabili e della conoscenza dei metodi naturali. Si tratta del percorso «Imparare ad amare l’amore», rivolto in primo luogo alle coppie che hanno intrapreso il cammino triennale per i fidanzati, offerto dall’Azione Cattolica.

Vista l’importanza delle tematiche e la difficoltà a rintracciare altri luoghi e occasioni che aiutino le coppie in questo tipo di riflessione, l’iniziativa ha raggiunto il territorio in maniera capillare. Ne parliamo con don Paolo Ciotti, sacerdote dal 1986, impegnato come consulente etico e psicologo nel Consultorio familiare interdecanale di Seregno, Seveso e Carate Brianza.

Don Paolo, come sono strutturati gli incontri del percorso «Imparare ad amare l’amore»?
Nello specifico della nostra realtà, gli incontri si svolgono tramite il Consultorio di Seregno, una realtà fondamentale per noi. Ma data la vastità dei tre Decanati, abbiamo deciso di andare sul territorio, con quattro incontri antropologici che integrano i percorsi catechistici locali: due a livello psicologico relazionale, uno specificatamente medico sulla sessualità e un ultimo incontro prettamente legale, nel quale un avvocato illustra nello specifico gli articoli del Codice Civile che vengono letti il giorno del matrimonio.

Quali sono le caratteristiche del vostro gruppo?
In questi anni la collaborazione con il Consultorio è risultata preziosa. Nel tempo abbiamo registrato due fenomeni importanti. Il primo riguarda i corsi prematrimoniali parrocchiali. In molti Decanati circostanti, per mancanza di richieste, i corsi tradizionali non sono stati avviati. Nei nostri incontri, invece, registriamo presenze molto elevate: parliamo di 300-350 fidanzati nel 2013. Anche se negli anni scorsi, lo devo ammettere, siamo arrivati ad accogliere anche 600 giovani…

Stiamo parlando comunque di un ottimo risultato. Come sono cambiati i vostri incontri nel tempo? La platea ha cambiato caratteristiche, negli ultimi anni…
Questo è proprio il secondo elemento degno di nota. L’età media delle coppie si aggira attorno ai 28-30 anni e quasi il 90% delle coppie ormai è già convivente. La partecipazione è comunque molto attiva e l’atteggiamento dei giovani non è critico o polemico nei confronti della Chiesa.

Nel percorso lei ha un ruolo rilevante non solo come sacerdote, ma anche per la sua formazione psicologica, dato che insegna Psicologia della religione presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose a Milano. In che modo questa competenza professionale la aiuta nel confronto con i fidanzati?
La psicologia è una competenza che ogni sacerdote dovrebbe avere, per cercare di leggere con più accuratezza i processi umani. Occorre sicuramente maggiore concretezza nel cercare di comprendere i vissuti di una persona, il suo passato e il suo presente. Trovo un grande vantaggio nell’essere un sacerdote che approfondisce lo studio della psicologia: è possibile conciliare i valori del Vangelo con il vissuto delle persone. Esigenza quanto mai urgente nella società di oggi.

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