Meditazioni suggerite dal parroco don Giuseppe Angelini su “La conversione secondo il profeta Isaia”

San Simpliciano

Al via da lunedì 23 febbraio un ciclo di meditazioni quaresimali in San Simpliciano guidate dal parroco don Giuseppe Angelini. Al centro della riflessione la figura di Isaia (Web: www.sansimpliciano.it)
Isaia è primo dei profeti. È primo nell’ordine canonico, e quella collocazione gli è stata assegnata perché il libro a lui intitolato è il più lungo tra tutti i libri profetici, e addirittura di tutti i libri della Bibbia (130 pagine nella Bibbia di Gerusalemme, più di sette metri di rotolo nella grotta di Qumram). Ma è primo in molti altri sensi.
È primo perché appartiene alla prima stagione della profezia, quella nella quale il profeta si oppone a re potenti e tenta, inutilmente, di correggere la strada sbagliata sulla quale essi conducono il popolo che Dio si è scelto perché a Lui solo appartenga.
È primo poi anche perché per primo illustra la missione che sarà poi propria di ogni profeta: non quella di convertire il popolo, ma di indurirlo, di essere testimone cioè della differenza di Dio rispetto all’immagine che di Lui si fanno gli uomini. Facilmente si pensa, e anche gli uomini religiosi pensano, che sia meglio dire un po’ meno della verità tutta intera, per non compromettere i rapporti; Isaia si vede assegnato il compito di dire la verità tutta intera e in tal modo rendere duro il cuore di questo popolo.
Primo Isaia è poi anche per qualità letteraria della sua prosa, o meglio della sua poesia. Perché i profeti, come i saggi, non parlano e non scrivono in prosa, ma in poesia. Isaia addirittura canta: Canterò per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna, così inizia il poema della vigna, che è la casa di Israele. Del Santo di Israele il profeta può addirittura parlare come di un amico: Il mio diletto possedeva una vigna.
Potremo meditare soltanto su poche pagine di Isaia. Più precisamente, ci limiteremo ai primi 39 capitoli del libro, quelli che gli studiosi fanno risalire alla sua predicazione effettiva; mentre la seconda parte del libro (cc. 40-55, libro della consolazione) e la terza (cc. 56-66) risalgono a profeti che, pur ponendosi sul solco da lui aperto, vivono e predicano nel periodo successivo all’esilio in Babilonia. Nelle poche pagine prese direttamente in considerazione cercheremo per altro la traccia per introdurci in tutto il suo libro.
Non solo, cercheremo di suggerire come la predicazione di Isaia concorra a predisporre la struttura generale della Bibbia, del rapporto dunque tra la legge, i profeti e i sapienti, e anche della predicazione di Gesù, dunque del vangelo cristiano. La Bibbia può apparire lì per lì una biblioteca piuttosto che un libro; in realtà i singoli libri non si accostano gli uni agli altri come fanno i libri negli scaffali, ma ciascuno interpreta gli altri ed è dagli altri interpretato.
L’ascolto e la meditazione si alternano con la preghiera e con il canto comune. Indichiamo il programma degli incontri, e anche una lettura per chi volesse approfondire la meditazione per conto suo.

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