Nella seconda serata del ciclo “Dalla crisi economica alla speranza affidabile”, l’intervento del cardinale Antonelli. Concordi i relatori: l’attuale travaglio non è solo di natura economica

di Annamaria BRACCINI

Il cardinale Ennio Antonelli

«Avere buone relazioni con gli altri e con Dio, per vivere meglio». Perché – e certamente la Chiesa non lo dice solo in tempo di crisi – il sostegno e i correttivi economici sono necessari, ma se non si migliora la “base” della convivenza, ogni difficoltà sembrerà insormontabile. In un contesto così orientato, dunque, la speranza, che esiste sempre, non sarà facilmente rintracciabile mentre «la crisi economica è anche, e drammaticamente, crisi relazionale». Il cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, – pur premettendo: «Non tocca a me indicare soluzioni tecniche specifiche» – indica così la possibilità di uscire dalla crisi e, soprattutto, di imparare qualcosa dal travaglio in atto.

“I nuovi modelli sociali: la crisi e l’evoluzione degli stili di vita” era il titolo del dialogo che, presso il Centro Congressi San Fedele, ha visto anche la partecipazione della vicesindaco di Milano Maria Grazia Guida e dell’assessore alla Famiglia Giulio Boscagli. Nella successiva tavola rotonda sociologi quali Bonomi, Giaccardi e Rovati e il presidente della Compagnia delle Opere Scholz hanno dibattuto de “L’evoluzione della società e della famiglia oggi”. Il tutto nella seconda delle quattro serate dedicate al tema complessivo “Dalla crisi economica alla speranza affidabile”, in vista di Family.

«I cittadini europei e italiani continuano a credere molto alla famiglia e le famiglie, dal canto loro, anche in Lombardia, hanno aiutato in questi mesi a tenere a galla la società», ha ricordato Boscagli, riferendosi a recenti dati di Bankitalia secondo cui il primo ammortizzatore sociale per migliaia di giovani che hanno perso il lavoro sono state le rispettive famiglie. Parole cui ha fatto eco Maria Grazia Guida: «Ci troviamo di fronte a un cupo pessimismo e pare che la crisi acquisti una dimensione non solo economica, ma anche culturale ed educativa. Siamo chiamati a convivere con un presente denso di nebbia». Secondo Guida, la soluzione della crisi non sta solo nelle contromisure economiche, ma «coinvolge i nostri modelli sociali: il fine del profitto come unico scopo ha ridotto la responsabilità sociale, ci troviamo di fronte a un inganno culturale di un consumismo senza freni». «Amministrare con coerenza il bene comune deve diventare la regola, soprattutto di fronte ai giovani», conclude la vicesindaco. 

E se, per il cardinale Antonelli, «le virtù sociali, come le chiamava il beato Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio, sono la struttura comunque portante di una comunità associata che non può esaurirsi “con” o “nel” mercato economico e finanziario», la questione aperta del loro incremento è strettamente affidata alla famiglia. Famiglia che è «soggetto intermedio della società come luogo concreto di solidarietà gratuita», cui lo Stato deve riconoscere il ruolo di vera e propria impresa sociale. Da qui la richiesta di politiche più giuste, equilibrate e del rispetto e salvaguardia di momenti di aggregazione familiare come la domenica. Richiesta che arriva, pur con il sorriso e il garbo del Cardinale, con chiarezza e richiama immediatamente l’altrettanto precisa posizione sul problema sostenuta più volte dall’Arcivescovo di Milano.

Poi è la volta dei sociologi. Aldo Bonomi si chiede “Il capitalismo è avanzato o avariato?”. “La famiglia è laboratorio di resistenza”, scandisce da parte sua Chiara Giaccardi dell’Università Cattolica: «In un mondo dove tutto è revocabile, anzi revocabilissimo, la famiglia rimane lo spazio delle relazioni irrevocabili, basterebbe questo a dire la sua straordinarietà», spiega.

Insomma, a stare bene insieme si impara appunto in famiglia, che diviene così anche scuola di vita. Scuola apprezzata, come testimoniano i dati di una ricerca condotta nei 47 Paesi aderenti al Consiglio d’Europa, presentati da Giancarlo Rovati, sempre della “Cattolica”. «Al primo posto tra le realtà importanti, si conferma la famiglia: 91 italiani su 100 lo affermano. Al secondo posto si classifica, come valore portante, il lavoro.». Tuttavia occorre notare che non è una famiglia immediatamente “sovrapponibile” all’unione sancita dal matrimonio, perché – è sempre il professor Rovati che parla – «si arriva a “far famiglia in molti modi diversi”. E comunque tra il 2003 e il 2009 i nuclei familiari, pur sempre più piccoli, sono saliti da 23 milioni a 24 e mezzo».

Infine, per il presidente della Cdo Scholz, «un modo per uscire dalla crisi è la formazione. Il profitto in continua crescita non è la nostra identità». Che non sia così, è sotto gli occhi di tutti.

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