In diocesi sono una quarantina, impegnati sui grandi temi della vita, della tutela alla maternità e della famiglia. Molti hanno ottenuto un riconoscimento pubblico. Passato, presente e futuro di una realtà in espansione nel racconto del presidente della Felceaf Goffredo Grassani


Redazione

11/07/2008

di Luisa BOVE

Sono una quarantina i consultori familiari di ispirazione cristiana sparsi sull’intero territorio della diocesi che fanno capo alla Federazione lombarda centri assistenza alla famiglia (Felceaf). Oggi la maggior parte di essi ha ottenuto l’accreditamento dalla Regione Lombardia. Questo significa che i consultori cattolici sono finalmente usciti da una “nicchia”, ottenendo un riconoscimento pubblico e compiendo un salto di qualità. Per l’avvocato Goffredo Grassani, presidente della Federazione, è importante infatti «confrontarsi con la modernità, come dice il Santo Padre».

Ma per comprendere il ruolo che hanno oggi i consultori è necessario ripercorrere le fasi che hanno portato all’attuale stagione…
Quello di Giovan Battista Guzzetti, fondatore dei consultori legati alla Federazione lombarda, è stato un periodo pionieristico: si iniziava allora a intravedere la necessità che le famiglie fossero assistite da consulenti specializzati nelle diverse discipline. Erano anni difficili, perché si pretendeva che i consultori di ispirazione cristiana osservassero tutte le leggi, comprese quelle sulle procedure abortive.

E la fase successiva?
È iniziata nel 1983, quando il cardinale Martini mi ha chiesto di assumere la presidenza della Federazione e lo stesso fece monsignor Guzzetti. Abbiamo iniziato a lavorare sul tema dell’autonomia statutaria e abbiamo ottenuto di poterci attenere ai valori espressi dai nostri statuti. Così abbiamo conquistato un’area di libertà.

In seguito su che cosa hanno puntato i consultori?
Nel 1999 abbiamo messo mano alle politiche familiari. I consultori nella loro autonomia sono stati riconosciuti come attivi anche nell’interesse pubblico e quindi riconosciuti come aventi risultati di dominio pubblico. I nostri servizi sono stati accreditati dalla Regione Lombardia, una fase che continua ancora oggi. Ora le nostre strutture, come quelle dell’associazionismo familiare, possono dare un contributo anche alla struttura pubblica. Possiamo dare una mano ai consultori proprio sui grandi temi della vita, della tutela alla maternità e della famiglia. Si tratta quindi di lavorare in fase preventiva, offrendo anche al pubblico quel consiglio e quel sostegno, prezioso e utile alla maternità e alla famiglia, per promuovere la vita nascente.

Avete altri progetti per il futuro?
Abbiamo già costituito centri di ricerca come il Creada per gli adolescenti, ma l’obiettivo è migliorare i nostri servizi, almeno in due specifiche direzioni. Da una parte si tratta di avere una maggiore competenza sulle culture degli immigrati: conoscerle è fondamentale per dare buoni consigli, ma occorrono persone specializzate perché un conto è la cultura asiatica, altro quella africana.

E l’altro servizio?
Avere una capacità di assistenza domiciliare per le famiglie più povere del territorio che non si rivolgono direttamente al consultorio perché prive di conoscenza. Questo servizio andrebbe realizzato in stretto collegamento con le parrocchie, che sanno bene quali sono le famiglie che si chiudono nelle loro povertà e non le manifestano.

Il vostro impegno per i minori si sta allargando…
Abbiamo iniziative molto particolari, come quella dell’ultima convenzione firmata. Si tratta di una ricerca su 2000 minorenni per valutare con quali metodi possono essere riabilitati: sono infatti condannati a varie pene e sottoposti a trattamenti educativi. Un lavoro molto vasto e delicato avviato dal Creada d’intesa con il presidente del Tribunale per i minori.

La Federazione svolge un ruolo importante anche per la formazione degli operatori dei consultori familiari. Ma ora c’è una novità…
Sì, perché ho chiesto che la formazione fosse comune per i consultori pubblici e privati. Quindi al nostro centro di formazione (presso l’Abbazia di Mirasole) ora sono stati invitati anche gli operatori pubblici per avere una base comune di valori nell’assistenza alla famiglia. Questo significa mettere insieme società civile, volontariato e pubblico per diventare un corpo globalmente prezioso e utile per la famiglia. Inizieremo a ottobre.

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