Un’analisi sulle condizioni di vita e di salute a cura dei volontari di Medicina di Strada del Naga

di Silvio MENGOTTO

«Le condizioni abitative, il minor tasso di scolarità e di occupazione rispetto alla popolazione italiana e le difficoltà di accesso ai servizi sanitari sono potenziali fattori di rischio per la salute delle persone rom che abitano nei campi irregolari di Milano». Queste, in sintesi, le conclusioni della ricerca condotta dai volontari di Medicina di Strada del Naga su come vivono i rom a Milano.

Un’analisi sulle condizioni di vita e di salute delle persone rom che abitano in aree dismesse o in campi irregolari. Lo studio, pubblicato sulla rivista Epidemiologia & Prevenzione, ha analizzato i dati socio-demografici e sanitari raccolti a Milano negli interventi sul territorio dal gennaio 2009 al dicembre 2010. In questi due anni i volontari medici del Naga hanno visitato 1142 persone in 14 aree di Milano, per il 96% provenienti dalla Romania. Secondo le stime ufficiali rappresenterebbero la metà dei rom presenti a Milano.

Condizioni e abitudini di vita

L’età media delle persone visitate è pari a 25 anni: la più giovane ha qualche mese di vita, la più anziana 73 anni. La media di permanenza in Italia è di 16 anni. Hanno frequentato la scuola per circa 5 anni (poco più di un quarto non c’è mai andato). Tra i ragazzi visitati dai 6 ai 14 anni, la media di anni di scolarità è 3,5 e un quinto di loro non ha mai frequentato la scuola. Il numero medio dei figli è 2,8. Tra le donne visitate che hanno compiuto 14 anni, un terzo ha avuto un’interruzione di gravidanza – volontaria o spontanea – con una media di 3,8 per donna. Solo il 7% del campione ricorre a tecniche contraccettive. Il 16% delle persone ha dichiarato di lavorare: in maggioranza sono uomini che svolgono lavori non in regola, attività saltuarie o periodiche. La metà delle persone di 12 anni o più ha dichiarato di fumare e un quinto di fumare oltre 20 sigarette al giorno.

Malattie e condizioni abitative

Nelle visite le malattie più frequenti sono quelle respiratorie (un quinto delle diagnosi totali). Poi si registrano disturbi dell’area ortopedica, reumatologica e traumatologica. Le malattie gastroenteriche sono il terzo tipo di disturbi più frequenti. Seguono carie, ascessi, gengiviti e dolori dentari, malattie della cute e infezioni delle vie urinarie. Il 30% dei bambini con età inferiore o uguale a 14 anni soffre di malattie respiratorie. Se si esclude l’unico campo comunale visitato, quasi tutte le aree sono prive di servizi igienici, dove la spazzatura non veniva quasi mai ritirata e c’era una generale condizione di sovraffollamento. A causa dei continui sgomberi anche le condizioni abitative sono gradualmente peggiorate: in alcune aree dalla baracca si è passati alla tenda, smontata di giorno e rimontata alla sera. I luoghi sono diventati sempre più invivibili e meno visibili.

Alcune conclusioni

L’analisi dei dati raccolti nella ricerca «conferma che le persone rom che abitano in aree dismesse e in campi irregolari a Milano sono svantaggiati per reddito, condizioni abitative e istruzione e, come in ogni altro Paese in cui si trovano a vivere, subiscono una forte discriminazione. La condizione di disuguaglianza è confermata anche dai dati disponibili in letteratura, che indicano un’aspettativa di vita inferiore a quella delle popolazioni di riferimento considerate negli studi (fino a quindici anni in meno), e una mortalità infantile molto maggiore, in alcuni Paesi fino al triplo, rispetto a quella dei bambini della popolazione di riferimento».

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