Alla vigilia della festa di San Gerolamo Emiliani e nel 50° anniversario della parrocchia, la visita dell’Arcivescovo, che incontrerà anche i sacerdoti del Decanato. Il parroco, padre Bazzani: «L’anno scorso sono state assistite 170 famiglie»

di Cristina CONTI

Sabato 7 febbraio, alla vigilia della festa di San Gerolamo Emiliani, il cardinale Angelo Scola si recherà in visita nella parrocchia dedicata a questo santo, in via don Giovanni Calabria 36 a Milano. Alle 18 presiederà la celebrazione eucaristica vigiliare e al termine incontrerà i sacerdoti del Decanato Lambrate. «Abbiamo invitato l’Arcivescovo in occasione del 50° anniversario della nostra parrocchia», spiega il parroco, padre Luigi Bazzani.

Come vi siete preparati a questo momento?
Ci stiamo preparando da tempo. Cerchiamo di vivere in modo più approfondito il senso di essere una comunità e di appartenervi. Siamo un territorio di periferia con tutti i problemi del caso. Nella settimana precedente alla visita, sia nella nostra parrocchia, sia nelle altre del Decanato, sono in programma incontri di preghiera e di spiritualità. In generale, inoltre, stiamo proponendo un calendario di iniziative che si svolgeranno nel corso dell’anno e che coinvolgeranno tutte le fasce d’età, dai giovani agli anziani. Alcune si sono già svolte: in occasione dell’Epifania, per esempio, abbiamo organizzato un pranzo e un momento di aggregazione per gli anziani; per celebrare la Festa della Famiglia, invece, il 25 gennaio c’è stato un pranzo insieme. Ci saranno attività culturali di carattere storico per ricordare la nascita della parrocchia: abbiamo invitato gli ex parroci che daranno la loro testimonianza sulle origini della comunità e sul suo sviluppo. Non mancheranno nemmeno le iniziative per tutti, come una maratona che si terrà tra aprile e maggio al Parco Lambro, nel territorio della parrocchia, e che sarà un modo per stare insieme e «smuovere» la comunità. Gli eventi si susseguiranno più o meno ogni mese, con le sole eccezione di luglio e agosto, quando la città si svuota.

La crisi economica si è sentita molto da voi?
Sono aumentati molto i poveri. Abbiamo anche un alto numero di anziani, vedove e pensionati che vivono con assegni bassi. C’è parecchia disoccupazione e diversi genitori non riescono più a trovare lavoro. Tanti vivono in case popolari dell’Aler e non sempre riescono a pagare l’affitto. Per venire incontro a tutte queste difficoltà distribuiamo cibo e viveri, dopo un colloquio svolto attraverso il nostro Centro d’ascolto. L’anno scorso sono state assistite circa 170 famiglie: questa è una realtà molto povera e non riusciamo a fare grandi spese. Dalla crisi sono state colpite le fasce più povere della popolazione. Abbiamo poca disoccupazione giovanile, perché qui vivono pochi giovani.

Gli immigrati sono molto presenti?
Per ora sono in percentuale molto bassa, non arrivano al 10%. Quando si libereranno le case Aler sicuramente verranno più stranieri, perché, avendo molti figli, salgono in graduatoria. Ci aspettiamo che nei prossimi anni la loro presenza si farà più consistente. Per ora sono soprattutto egiziani, peruviani, filippini, qualche marocchino e arabo e qualche famiglia cinese.

Gli anziani partecipano alle attività parrocchiali?
Per loro è attivo il gruppo della Terza età, frequentato soprattutto da signore. Il Centro Sorriso del Comune non è molto lontano dalla parrocchia e un buon numero di persone partecipa alle sue attività. Ma purtroppo nel quartiere non c’è altro. Siamo tagliati fuori da tutto. I negozi sono lontani, così come il supermercato, le lavanderie e gli altri servizi. Anche la metropolitana è lontana dalla parrocchia e bisogna fare un bel pezzo di strada a piedi per raggiungerla…

E i giovani frequentano?
È un quartiere-dormitorio e per questo ci sono anche pochi giovani: per loro i punti di riferimento sono solo l’oratorio e la parrocchia con i campi sportivi che si possono usare gratuitamente.

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