Il rettore Lorenzo Ornaghi riflette sul ruolo dell'Università alla vigilia dell'inaugurazione dell'anno accademico, mercoledì 9 novembre, che vedrà la prolusione dell'arcivescovo Angelo Scola

di Pino Nardi

Cattolica

Un ateneo che allarga sempre più lo sguardo al mondo, con un’attenzione all’internazionalizzazione sia nei programmi sia nei rapporti con altri atenei, non solo cattolici. E disponibile a rispondere alle nuove esigenze di giovani preparati e consapevoli per il bene comune. Lorenzo Ornaghi, rettore dell’Università cattolica, riflette sul ruolo dell’ateneo di largo Gemelli, alla vigilia, mercoledì prossimo, dell’inaugurazione del nuovo anno accademico, che vedrà la prolusione del cardinale Scola.
Professor Ornaghi, questa inaugurazione “apre” la fase conclusiva delle celebrazioni per il 90° dell’ateneo. Cosa resta di questo anno intenso?
Restano momenti straordinari a partire dal pellegrinaggio che abbiamo fatto a Roma per incontrare Benedetto XVI. Straordinario – e lo dico con grande piacere – soprattutto per i giovani che sono tornati con un supplemento di amore per il Papa. Fra gli altri eventi da ricordare, penso alle iniziative per approfondire le ragioni dell’Università cattolica così come la vollero padre Gemelli e il cattolicesimo italiano fra ’800-’900. Perché tornare a quelle radici significa cercare di attualizzarle in una situazione che è certamente difficile. Poi un convegno storico che ha ripercorso la rilevantissima presenza dell’ateneo dei cattolici italiani nella storia del Paese: nei 150 anni di storia unitaria, 90 hanno visto una presenza significativa nei momenti più noti (la Costituente, ad esempio). Ma anche nei meno noti, perché l’Università cattolica ha assolto il suo servizio alla società italiana in tutte le stagioni storiche e cerca di farlo anche nell’attuale. Vorrei ricordare anche lo sforzo che abbiamo fatto per rendere più leggibile l’identità della Cattolica anche attraverso il nuovo logo e le altre forme di comunicazione. Però lo sforzo maggiore, soprattutto alla luce di quanto abbiamo fatto in questo 90°, è cercare di rispondere alla domanda ricorrente nei nostri studenti: qual è la ragione per cui sono qui e perché, stando qui, potrò affrontare meglio la vita di domani?
Viviamo una forte crisi globale. Come formare e rafforzare gli studenti a una visione internazionale?
Soprattutto ai giovani occorre far capire che la formazione professionale  è necessaria, ma non sufficiente se non c’è una formazione culturale. Che significa disporre innanzitutto di un metodo, con il quale lo studente sa orientare e ordinare quello che sta imparando e quel che poi apprenderà nella professione. In questo metodo sicuramente dobbiamo far capire allo studente che è necessario allargare il più possibile l’orizzonte, proprio perché sempre meno si vivrà in comunità di facile identificazione, con un’identità subito riconoscibile. Saranno invece comunità sempre più sfidate dalla trasformazione della globalizzazione. Da qui la necessità di dare una visione internazionale, che non significa soltanto un breve percorso accademico di sei mesi in un’altra università. È importante, ma non basta. È necessario aprire la testa, costringerli ad allargare la mentalità, far capire loro la presenza di altre culture.
Qual è lo sforzo dell’ateneo sulla via dell’internazionalizzazione?
Sono in corso molte attività. Un caso emblematico è quello dell’Istituto Confucio, che abbiamo aperto in Cattolica in collaborazione con un’università di Pechino: tra l’altro, nelle scorse settimane, abbiamo ospitato a Milano centinaia di rappresentanti dei diversi Istituti sparsi per il mondo. Sotto questo profilo stiamo pensando a un’apposita struttura che ci aiuti a pensare e ad agire a tutti i livelli, coinvolgendo anche non italiani, in una reale e non accessoria prospettiva internazionale.
Il cardinale Scola terrà una prolusione sul tema “Università e nuova evangelizzazione”. Quale ruolo svolge l’Uc in questo ambito?
Innanzitutto aspettiamo con grande speranza e attesa il discorso del nuovo Arcivescovo, anche nella prospettiva di tornare ad attuare, secondo le necessità del tempo, quello che è caratteristico del cattolicesimo e della Chiesa, cioè la prospettiva dell’universalismo. Saranno importanti le indicazioni che ci darà il cardinale Scola. Quanto più l’Università cattolica è consapevole della sua identità originaria e della sua specificità, tanto più svolge anche un ruolo reale di evangelizzazione. Abbiamo una serie di rapporti internazionali soprattutto con Università cattoliche nate da poco e che quindi vanno sostenute e affiancate nella loro crescita, penso soprattutto all’Africa. Queste sono forme di concrete di evangelizzazione.
Dopo l’incontro di Todi, quale può essere il contributo dell’Università cattolica in questa stagione di rinnovato impegno dei cattolici, anche nella formazione di una nuova classe dirigente, come sollecita il Papa e il cardinale Bagnasco?
Penso che alle ripetute sollecitazioni, sia del Santo Padre sia del cardinale Bagnasco, occorra dare risposte concrete. Non ci può essere solo una formazione politica astratta, perché più di altre attività umane la politica la si impara facendola. Di sicuro l’Uc potrà far di più nel far capire ai giovani e alla collettività italiana che non si fa politica se non c’è davvero una dedizione autentica, ma anche pragmatica, al bene comune. Anche in virtù di quel metodo che si diceva, far capire che c’è politica se si guarda al bene comune, al domani che ci aspetta, se si lavora non per l’interesse di una piccola parte, ma per la più ampia collettività. La Cattolica per la sua storia è disponibile e pronta a considerare percorsi di formazione che sappiamo integrare le esigenze delle diverse organizzazioni che stanno cercando un percorso comune.
Per la diocesi è l’anno che porterà all’Incontro mondiale delle famiglie. Come si prepara la Cattolica?
Si tratta di un incontro importante a cui ci stiamo preparando da tempo,  nella consapevolezza che ormai da parecchi decenni il tema è una nostra priorità, come dimostrano le attività e il prestigio internazionale del nostro Centro di studi e ricerche per la famiglia. Il "nostro" anno sulla famiglia, peraltro, è iniziato lo scorso 17 ottobre, con la presentazione in Aula Magna del volume sul cambiamento demografico curato dal Progetto culturale della Cei: un dialogo di altissimo livello che ha evidenziato temi cruciali, come ha sottolineato nel suo intervento anche il cardinale Scola. Inoltre abbiamo programmato una serie di articoli sulla nostra rivista Vita e pensiero dedicati alla famiglia che probabilmente raccoglieremo in un volumetto. E poi ci metteremo a disposizione per partecipare all’evento nelle forme che ci verranno chieste.

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