La risposta della fede nel tempo della prova – PIEMME

G. Balconi

In occasione dei suoi funerali, sono stati editi o riediti molti dei libri del Card. Martini. Quello che recensiamo è tra i più significativi e stimolanti.

Secondo il suo solito, il Card. Martini propone un corso di Esercizi Spirituali, partendo da un libro della Bibbia, in questo caso dal libro di Giobbe.

“Da tempo, confessa il Card. Martini, desideravo riflettere su Giobbe in un corso di Esercizi. Tuttavia nutrivo delle incertezze, perché questo libro così affascinante è anche molto difficile”.

E avvalora la sua sensazione con l’autorità di S. Girolamo, per il quale il libro di Giobbe assomiglia a una anguilla. Anche quando tenti di afferrarla ti sfugge.

Il Card. Martini si avvale anche del parere di un autore moderno, di Alonso Schökel, a giudizio del quale la difficoltà del libro di Giobbe sta nel fatto che esso non ammette “lettori indifferenti”.

Soltanto se ci si pone in sintonia con il testo, ci si trova sotto lo sguardo di Dio e coinvolti dal dramma del protagonista. Ma secondo il Card. Martini esiste una difficoltà più profonda, costituita dall’argomento stesso. “Non si dà religiosità vera per l’uomo incapace di amore gratuito e di vivere l’alleanza con Dio”. A suo avviso, Giobbe si pone di fronte al dilemma fra la fede autentica e la credenza basata sul tornaconto personale.

In altri termini, l’agiografo entra nelle pieghe dell’umano e, quando parla di Dio, sconvolge “le categorie comuni del divino”. La sofferenza è una esperienza diffusa e generelazzata; alcuni però soffrono più di altri; i tre quarti dell’umanità sono costituiti da gente misera e oppressa. Ciò suscita la domanda: perché? Che senso ha? È possibile parlare di un senso?

“Il messaggio biblico è di straordinaria consolazione: l’uomo percepisce la propria fragilità e la provvisorietà di ogni cosa, ma solo quando accetta di fidarsi di Dio compie un percorso di crescita verso la verità, accettando il proprio limite e trovando le risorse necessarie per affrontare il tempo della prova”.

Siamo abituati a lamentarci, a vedere cioè le cose negative e a rifiutarle; nella Bibbia esiste però la letteratura delle lamentazioni, vale a dire la possibilità dello stare alla presenza di Dio, per vagliare insieme a Lui e alla Sua luce l’autenticità e la verità delle nostre situazioni personali. La grandezza di Giobbe sta nella capacità di accogliere; e tale atteggiamento dovrebbe costituire uno stile di vita. La prova vera consiste nella ridda di riflessioni e nel tumulto di pensieri con cui si esperimenta la difficoltà di accettare ciò a cui si è detto di sì.

Ognuno ha ricevuto una formazione e una cultura, che gli hanno permesso di superare la propria povertà, qualunque cosa possa accadere.

Così, attraverso la nostalgia del passato, la presa di consapevolezza del presente e il canto del futuro (i cc 29-30-31), Giobbe giunge alla scoperta dell’amore perfetto che nasce dall’amore e dalla amicizia con il Signore.

L’individuo non si conosce, non deve pretendere di conoscersi, ma può affidarsi a Dio e soltanto a Dio.

In un’ottica del genere il Card. Martini affronta anche il discorso riguardante le prove che attendono la Chiesa e che esigono tutto un lavoro profondo, interiore per giungere alla armonia della mente. “Chi riesce a disciplinare il mondo delle fantasie, degli affetti, dei desideri, dei timori, delle previsioni, delle fughe in avanti, delle nostalgie, ottiene una “certa buona salute interiore”.

Nell’ultimo capitolo, il Card. Martini tesse un confronto con Giobbe e il Cantico dei Cantici, tra la ricerca della giustizia e la via dell’amore che percorre i vari momenti dell’esistenza o, in altri termini, tra la ricerca razionale di Dio e la ricerca mistica.

In definitiva questo libro è un po’ come un congedo di amicizia. Il Card. Martini è passato, per molti anni, attraverso le angosce e le ansie degli uomini del nostro tempo, le ha fatte proprie e rivissute nel suo animo di Pastore attento ai segni dei tempi; e ora, nel momento del distacco, vuole ribadire che il suo cuore porterà sempre con sé, davanti al Signore, le nostre sofferenze e difficoltà e che ciò deve diventare per noi motivo di speranza e incoraggiamento.

 

 

 

 

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