L’auspicio: ogni parrocchia, valorizzando il proprio patrimonio artistico, accompagni i propri fedeli, ragazzi e adulti, alla loro riscoperta attraverso itinerari di catechesi. Il nuovo Evangeliario come “luogo teologico”

di Domenico SGUAITAMATTI

La copertina dell'Evangeliario

Al Collegio San Carlo di Milano da anni gli itinerari di iniziazione cristiana sono autentici percorsi di fede dentro l’arte: in modo particolare il Cenacolo di Leonardo è il grande testo dipinto che aiuta nella preparazione alla prima Comunione. L’ideale sarebbe che ogni parrocchia valorizzando il proprio patrimonio artistico, spesso di notevole spessore, provasse ad accompagnare i propri fedeli, ragazzi e adulti, alla loro riscoperta attraverso itinerari di catechesi. Anche i nostri musei ecclesiastici, secondo le loro specificità, hanno validissime proposte per un cammino di fede attraverso l’arte.

In questo ambito anche il nuovo Evangeliario ambrosiano donato dal cardinale Dionigi Tettamanzi a tutte le parrocchie della Diocesi può diventare uno strumento validissimo. Creato con il preciso intento che “Parola e immagine” trovassero una luminosa sinergia perché fosse più efficace l’annuncio evangelico all’uomo contemporaneo, può davvero definirsi “luogo teologico”. È il più importante libro liturgico e trova il suo uso principale e specifico nell’azione liturgica, ma indubbiamente proprio attraverso le sue opere “profetiche” di arte contemporanea può proporre accattivanti sentieri di riflessione che riguardano la stessa Parola, la liturgia, la specificità delle feste celebrate.

Illuminante a tal proposito è la parola dello stesso cardinale Tettamanzi: «La realizzazione di un Evangeliario, in dialogo con l’arte contemporanea, vuole esprimere il nostro desiderio di rimanere vitalmente immersi nel nostro tempo. Con la realizzazione di questo Evangeliario ci proponiamo di raccogliere quanto di meglio è offerto in campo artistico per rivestire con un manto di bellezza quella Parola di vita che nella liturgia è pronunciata da Cristo stesso».

La riflessione invece del cardinale Angelo Scola dà ancora più senso e solidità alla coraggiosa scelta dell’arte contemporanea: «Coniugando la preziosa e imprescindibile eredità della tradizione con la pro-vocazione del presente, ci rimette davanti agli occhi uno dei “fondamentali” della nostra fede, quello che Kierkegaard definisce l’unica situazione in cui l’uomo può trovarsi nei confronti di Cristo: la contemporaneità».

Infine l’Ufficio dei Beni culturali della Diocesi, in collaborazione anche con quello della Catechesi e altri, è direttamente impegnato nel portare avanti iniziative finalizzate a promuovere il linguaggio dell’arte come linguaggio della fede. È in atto proprio in questi mesi, presso la Facoltà teologica, il corso “Arte, fede, cultura” intitolato “Porta Fidei” e rivolto a insegnanti, operatori pastorali, catechisti, amanti dell’arte che ha l’obiettivo di proporre contenuti, ma anche di insegnare una metodologia da applicare poi nell’ambito del proprio territorio pastorale. Lo stesso Ufficio si rende disponibile per tenere incontri di catechesi attraverso l’arte là dove dovesse nascere una sensibilità, un’esigenza, un’opportunità così come si mette a disposizione per consulenze, suggerimenti, accompagnamento per eventuali progetti in tal senso.

Credo sia bello chiudere con un pensiero di Papa Paolo VI nel suo messaggio agli artisti, eco del pensiero di tutti i Padri conciliari, dell’8 dicembre 1965: «Questo mondo nel quale noi viviamo ha bisogno di bellezza per non cadere nella disperazione. La bellezza, come la verità, mette la gioia nel cuore degli uomini ed è un frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione».

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