Un investimento che vuole testimoniare la fiducia delle imprese milanesi nella ripresa. Ma a determinate condizioni...

di Cristina CONTI

Carlo Sangalli

Le imprese milanesi hanno fiducia nella ripresa. A dirlo è un’indagine della Camera di commercio di Milano su oltre cinquecento imprenditori. Disponibilità a investire in Bot e Btp e in cambio tagli ai costi dello Stato, semplificazione e riduzione dei costi burocratici. Gli imprenditori milanesi, per tutelare la loro attività, sono pronti a difendere i posti di lavoro, continuare a investire e non chiudere nonostante le difficoltà. «Da Milano parte un segnale di fiducia concreto – dichiara Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio di Milano -. Le imprese sono in prima linea e non si rassegnano al momento molto difficile. Lo dimostra la sostanziale tenuta di fatturati e occupazione. Lo dimostra la disponibilità del mondo imprenditoriale a investire in Bot e Btp. La Camera di Commercio ha deciso di sottoscrivere come gesto simbolico un milione in titoli di Stato».

Nonostante la crisi, le imprese milanesi tengono nel 2011, anche se sono in calo le attese per quanto riguarda l’immediato futuro della propria azienda: la quota di chi pronostica un miglioramento, da settembre a ottobre, scende di 7 punti. Gli imprenditori milanesi continuano però a rimanere (parzialmente) ottimisti sul futuro della loro impresa (+4% il saldo tra chi ritiene un miglioramento e chi un peggioramento). Soprattutto per l’export, settore in cui chi prevede un aumento è salito del 5%. Mentre per fatturato, ordini e occupazione la situazione è stabile. Ancor prima della diminuzione degli ordini o dell’insolvenza dei propri clienti è l’instabilità politico-economica nazionale a preoccupare maggiormente gli imprenditori milanesi (per il 30%). La fiducia sulla congiuntura economica per i prossimi 12 mesi subisce un calo di oltre 9 punti a ottobre rispetto ad appena 30 giorni prima, attestandosi a -18 (saldo percentuale tra le attese positive e quelle negative).

Incentivi economici alle imprese che effettuano nuove assunzioni, defiscalizzazione degli utili reinvestiti nell’impresa e del lavoro straordinario, promozione di azioni a tutela del made in Italy e del patrimonio artistico e ambientale dell’Italia e una sanatoria per l’emersione del lavoro irregolare: queste le principali strategie richieste dalle imprese per uscire dalla crisi. Ma emerge anche la possibilità di unirsi in reti o gruppi: il  13% degli imprenditori si dichiara disposto a dare avvio a una rete di impresa, in particolare nel settore del commercio (16%) e delle costruzioni (15%).

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