“Dio ci invita alla sua tavola”, del vicario episcopale della diocesi, è l’ultimo libro uscito per la collana «Pane nostro», dedicata ai temi dell’Esposizione universale

Bressan_Pane nostro

È dedicato ai temi di Expo 2015 Dio ci invita alla sua tavola. Idee e domande di fede intorno a Expo 2015 (Editrice Missionaria Italiana), il nuovo libro di Luca Bressan – sacerdote, teologo e vicario episcopale per la Cultura, la Carità, la Missione e l’Azione Sociale della Diocesi di Milano – in libreria da questa settimana.

Il piccolo saggio si prefigge di rispondere all’interrogatorio di molti fedeli italiani: «Che cosa ci fa la Chiesa cattolica a Expo 2015?». Bressan articola la sua risposta in quattro punti – le dimensioni ecologica, economica, educativa e religiosa – a partire dallo stesso slogan dell’esposizione universale, «Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita», che richiama direttamente a alcune dimensioni dell’esperienza cristiana quali la cura del Creato, la condivisione universale dei beni, la difesa dei diritti degli ultimi, la figura stessa di Dio, fattosi «pane» per noi.

Grazie ai valori della loro fede i cristiani potranno farsi portatori del messaggio di solidarietà e giustizia presente nel Vangelo, del rifiuto di quella che papa Francesco definisce «la cultura dello scarto», ma soprattutto, come sottolinea Bressan, dovranno «esserci per condividere, esserci per dare da pensare», invitando l’umanità intera a partecipare al banchetto di Dio. Una sfida importante che la Chiesa non può esimersi dal raccogliere. Ecco un estratto.

Lo sforzo della profezia

«L’appuntamento di Expo è lì per ricordarci che come cristiani abbiamo molte cose da dire, non soltanto sul modo con cui oggi usiamo il cibo per creare solidarietà; più profondamente ancora, come cristiani stiamo dentro Expo per mostrare come la grande questione del cibo e delle risorse (alimentari e non) sia la cartina di tornasole che porta alla luce i tanti difetti e le tante ingiustizie del nostro modo di immaginare e di governare l’economia.

Papa Francesco ci ha invitato più volte a costruire un’equazione diretta ed esplicita tra il comandamento «non uccidere» e molti modi di far funzionare oggi l’economia e la finanza. Come ci deve essere un impegno chiaro a favore del valore della vita umana, così oggi non possiamo, come cristiani, non denunciare le conseguenze mortifere di quella che il papa definisce nei termini di una economia dell’esclusione e dell’inequità. Non fanno più notizia le vittime di questa economia (i poveri che si trasformano in migranti e profughi, i senza fissa dimora che popolano i nostri marciapiedi, anche nella Milano che ospiterà Expo), mentre fa notizia ogni più lieve cedimento della logica che la sorregge. Così, senza accorgerci, abbiamo tutti ucciso la dignità dell’essere umano, ridotto a bene di consumo, che può essere usato e gettato. Siamo ormai nell’epoca non tanto dello sfruttamento e dell’oppressione, quanto piuttosto di qualcosa di nuovo, siamo nell’epoca dell’esclusione, dell’avanzo, dello scarto.

Come dice il Papa: «Con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono “sfruttati”, ma rifiuti, “avanzi”».

Per la Chiesa, per i cristiani, esserci in Expo vuol dire avere l’audacia di prendere la parola su questi temi, in un modo che sappia farsi ascoltare e comprendere. Dovremo avere il coraggio di saper sviluppare su questi temi dell’economia e della finanza lo sforzo della profezia, che non vuol dire un modo alla fine anche abbastanza astratto di sognare un cristianesimo fuori dalla storia, quanto piuttosto lo sforzo compiuto per operare un discernimento profondo del nostro tempo, una lettura seria della storia alla luce della fede. Per trovare così le conseguenze che derivano da una simile lettura, a livello di strumenti, contenuti e obiettivi nell’immaginare anzitutto una rinnovata presenza dei cristiani dentro questi temi e i mondi che li sviluppano.

La presenza diretta di Caritas nel sito espositivo ha proprio questa intenzione: ricordarci con urgenza l’attualità dell’invito ad essere all’altezza di una simile sfida. Expo ci permette di ricordarci che come cristiani abbiamo il compito di essere nella storia come l’anima del mondo, proponendo la vita buona del Vangelo in tutti gli ambiti dell’esistenza, ambito economico compreso. Expo è lì per ricordarci che dobbiamo vincere la tentazione di restare afoni, muti di fronte alle gran di questioni del nostro tempo sull’economia, sulla politica, sul lavoro, sull’organizzazione mondiale degli scambi e delle risorse, sulle strade da trovare per uscire da una crisi che si rivela sempre più culturale.

Il mondo ha anzitutto fame di futuro; Expo può essere un grande megafono di questa fame, e al tempo stesso un grande laboratorio dentro il quale come cristiani partecipare alla costruzione di processi di soluzione, di guarigione, di risanamento e di rinascita».

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