Don Luigi Parisi presenta le varie iniziative che denotano un’attenzione particolare anche per questa età del ministero

di Luisa BOVE

Preti anziani

«Nei confronti dei preti anziani c’è un’attenzione della diocesi anche rispetto alla formazione», assicura don Luigi Parisi, che insieme ad altri sacerdoti collabora con il Vicario per la Fondazione permanente del clero. «La cura alla persona si esprime anche nella formazione come elemento che va ad aggiungersi alla qualità della vita», poi certo di altri aspetti, più legati anche alla salute o all’assistenza, se ne occupa la Fondazione Opera Aiuto Fraterno.

L’iniziativa più significativa proposta dalla Formazione permanente negli ultimi 15 anni ai preti dai 75 anni in su «è stata la Settimana per il clero anziano ammalato che si teneva in giugno, di solito a Eupilio (Co), presso la casa dei padri Barnabiti – dice don Parisi -. Partecipavano una cinquantina di preti, quindi una parte rispetto ai 500 appartenenti a quella fascia d’età, provenienti da tutte le zone pastorali. Al di là del numero ridotto, per chi vi partecipava, la settimana è sempre stata molto apprezzata».

Per tanti preti quella rappresentava l’unica esperienza particolare durante l’anno e per qualcuno sostituiva anche gli esercizi spirituali. Era comunque un’occasione di «grande fraternità», arricchita da momenti di formazione e di preghiera. La prima giornata era sempre dedicata a una riflessione biblica, poi nei giorni successivi venivano affrontati temi diversi, senza dimenticare anche «un po’ di aggiornamento teologico».

«Dalla recente indagine che abbiamo realizzato sul clero anziano in Lombardia (presentata prima dell’estate, ndr) è venuta una la forte richiesta di avere momenti di formazione», spiega il collaboratore. E aggiunge: «Io intendo sempre la formazione in senso ampio, come aiuto perché la stagione della vita e la situazione del momento siano vissute in modo rispondente alla vocazione umana e ministeriale. Alcuni preti infatti, nonostante l’età, svolgono ancora compiti pastorali. Io dico sempre che esiste un ministero, seppure diverso, anche del prete allettato, e la formazione dovrebbe aiutare a capire come vivere questa nuova dimensione, magari di sofferenza».

Insomma, un sacerdote malato o allettato non smette di essere prete, «anche perché noi siamo preti per sempre – insiste Parisi – ognuno in modo diverso: da vicario parrocchiale in oratorio, da parroco, da residente anziano che aiuta un po’ in parrocchia vivendo in pienezza il suo ministero».

«Ho detto più volte al cardinale Tettamanzi: lei dovrebbe dare un incarico anche a chi è allettato, certo è un incarico di “offerta”, ma che va vissuto come ministero». È vero che la responsabilità della formazione dei preti avanti negli anni ce l’ha «il Vescovo e tutta la Chiesa, aiutata anche dalla comunità – spiega Parisi – ma è importante anche aiutare il presbiterio a prendersi cura delle relazioni con il clero anziano». «Oggi sono anch’io un prete anziano – conclude il collaboratore – e sto cambiando ministero. Pur essendo ancora impegnato nella Fondazione Opera Aiuto Fraterno, ora confesso quattro mattine in Duomo e questo ha voluto dire modificare l’uso del tempo. Finché mi è concesso dal Signore… vado avanti».

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