Saranno alcune famiglie di etnie straniere a compiere questo gesto nella celebrazione vespertina. Ne parla l’Abate monsignor De Scalzi

di Annamaria BRACCINI

Monsignor Erminio De Scalzi

Sono, da sempre, giorni fondamentali nella vita ecclesiale e civile della Chiesa e della città di Milano. La festività di Sant’Ambrogio, con il Pontificale e il Discorso alla Città pronunciato dall’Arcivescovo nei Vesperi primi della Solennità liturgica, che si svolgono entrambi nella basilica intitolata al Patrono, ne sono l’emblema. Ma cosa significano tali momenti per questa Chiesa millenaria dove tutto parla del Santo, e per la Chiesa di pietre vive che è appunto la Comunità di Sant’Ambrogio?

A riflettere sul tema è l’Abate e Vescovo ausiliare monsignor Erminio De Scalzi, che spiega: «Qui Sant’Ambrogio rivive nella sua basilica, che lui stesso ha consacrato, dedicandola ai martiri Gervaso e Protaso; qui, accanto a loro, riposa sotto l’Altare d’Oro di Volvinio, nella storica cripta e qui, ogni anno, lo ricordiamo. Quest’anno la Celebrazione vespertina con il cardinale Scola e il Discorso, con inizio alle 18, sarà anticipata a venerdì 5 dicembre (per la coincidenza con la IV domenica dell’Avvento ambrosiano); poi avremo ancora con noi l’Arcivescovo il giorno della ricorrenza liturgica santambrosiana, il 7 dicembre alle 10.30, quando presiederà il Pontificale. È un’occasione di festa e di preghiera per i nostri fedeli e per l’intera Milano, che così fa memoria di Ambrogio che, non dimentichiamolo, fu dapprima un’autorità civile, come prefetto della città, e poi ne divenne il Vescovo, acclamato e voluto anzitutto dal popolo. Pur nella doverosa distinzione dei due ambiti, gli eventi ecclesiali che vivremo sono anche il simbolo di un’amicizia civica che raccoglie, per il Discorso alla Città dell’Arcivescovo, le più importanti autorità della metropoli e dell’intero territorio dalla Diocesi. Arrivano i sindaci – da quello di Milano ai primi cittadini dei piccoli paesi -, gli amministratori, i rappresentanti militari e della società civile; ci sono il Consiglio Episcopale, i Canonici del Capitolo di Sant’Ambrogio e, sempre, tanta, tantissima gente».

A proposito di milanesi, quest’anno c’è una novità…
Infatti. Nella celebrazione dei Vespri alcune famiglie regionali offrivano al Cardinale doni e prodotti tipici delle terre di origine, che venivano poi destinati ai bisognosi e alle Suore di Madre Teresa. A volere questa iniziativa fu, alla fine degli anni Cinquanta, in un momento di forte mutamento, l’arcivescovo Montini, che intendeva sottolineare la presenza dei «nuovi milanesi», allora provenienti dalle regioni italiane di tradizionale emigrazione. Oggi questi gruppi di connazionali sono pienamente integrati e dunque, anche in vista di Expo 2015, a compiere questo gesto saranno alcune famiglie di etnie straniere, per l’evidente cambiamento dell’integrazione nella Milano – come ci ricorda il Cardinale – del «meticciato di civiltà». D’altra parte, questa scelta si inserisce nell’attenzione che la nostra Chiesa ambrosiana dedica agli immigrati.

Una bella immagine del Santo, conservata nel Museo della Certosa di Pavia, è l’icona dei giorni santambrosiani 2014…
L’abbiamo scelta perché, nella raffigurazione di Bernardino Luini, Sant’Ambrogio ha un volto accogliente e, se si può dire, «simpatico». Così vuole essere anche il profilo della nostra Comunità. Infatti, con la stessa immagine abbiamo stampato oltre diecimila immagini-ricordo, riportanti anche la preghiera più bella di Ambrogio, che vogliamo donare a chi verrà in basilica in queste festività.

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