A Milano, secondo i dati del Comune e in base al trend positivo degli ultimi anni, si calcola che bastano circa 150 nuovi affidatari per raggiungere questo obiettivo. Da Caritas e Servizio per la Famiglia uno sportello per l’orientamento, in Avvento una campagna di sensibilizzazione

di Francesco CHIAVARINI

bambina

Oggi, a Milano, dare una famiglia a ogni bambino che la cerca non è più un traguardo irraggiungibile. Grazie a campagne di sensibilizzazione, a nuove formule più flessibili, a una rete di sostegno, le famiglie che hanno scelto di provare l’affido sono via via aumentate negli ultimi anni. E ora, secondo gli operatori del settore, basterebbe ancora un piccolo sforzo, del tutto proporzionato alle capacità di una grande città come Milano, per raggiungere l’obiettivo di trovare una casa per ogni bambino che oggi ancora vive in comunità e in ex istituti riconvertiti e che è nelle condizioni di poterne fare a meno.

Secondo l’ultima rilevazione disponibile, diffusa dal Servizio affidi del Comune di Milano, sono 653 i minori soli, allontanati dalla famiglia di origine e inseriti in struttura. Sempre secondo i dati del Comune, le famiglie affidatarie in città, cioè le coppie e i singles con o senza figli che hanno scelto di fare posto in casa anche ai bambini di altri, sono poco meno della metà.

«Poiché quasi il 50% delle famiglie affidatarie terminerà la propria esperienza fra un paio di anni e dunque sarà di nuovo disponibile, possiamo stimare che avremo bisogno di non più di altre 150 nuove famiglie per dare una risposta a tutti i bambini e adolescenti che sono costretti a rimanere in comunità solo perché manca un’alternativa – sostiene Matteo Zappa, responsabile dell’area minori e famiglia di Caritas Ambrosiana -. E il trend positivo registrato negli ultimi anni ci fa ritenere di poter ragionevolmente centrare il risultato».

Quella delle famiglie affidatarie è stata un’avanzata lenta, ma continua nel tempo. Erano 248 nel 2013, sono diventate 276 nel 2014 e 313 nel 2015. In due anni si è dunque assistito a un incremento di oltre il 25%. Le famiglie hanno scelto prevalentemente gli affidi a tempo pieno, quelli tradizionali (158 nel 2013, 175 nel 2014, 192 nel 2015). Ma c’è anche chi ha sperimentato le formule alternative, introdotte dal Comune di Milano con l’intento di incrementare le candidature e dunque allargare la platea dei beneficiari: gli affidi part-time (per qualche ora nella giornata, nel fine settimana, per il periodo delle vacanze) oggi rappresentano il 15% del totale.

«Sono segnali positivi, a maggior ragione in tempi di crisi economica, dove ci si sarebbe potuto aspettare un maggiore ripiegamento su se stessi e una propensione ad atteggiamenti più egoistici di fronte alle difficoltà – osserva Zappa -. Ora però dobbiamo proseguire su questa strada: non siamo ancora giunti in fondo, anche se si intravvede la linea d’arrivo».

La strategia per «l’ultimo miglio» punta decisamente sugli indecisi. «Chi ha sperimentato l’affido in questi anni ha fatto generalmente altre esperienze di accoglienza nella propria vita o proviene da contesti comunitari: c’è chi è impegnato in parrocchia, negli scout, nell’associazionismo laico – osserva Zappa -. Possiamo dire che abbiamo convinto quelli che lo erano già, ora dobbiamo puntare su quelli che non lo sono ancora, facendo capire che non saranno soli e che anzi, proprio attraverso l’affido, conosceranno tante altre famiglie e allargheranno le loro reti sociali».

Per far conoscere l’affido Caritas Ambrosiana, in collaborazione con il Servizio diocesano per la Famiglia, ha istituito uno sportello di orientamento, aperto tre mattine alla settimana (martedì, mercoledì e giovedì), nella sede di via San Bernardino 4 a Milano. Ma tutti i giorni un operatore risponde al numero di telefono 02.76037.343. «L’affido non è un cosa per super-family, è alla portata di tutti – assicura Zappa -. Chiamateci anche solo per capire se l’affido fa per voi».

 

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