Nella restaurata chiesa di San Gottardo in Corte sono oggi eccezionalmente esposte le colossali statue realizzate da Nicola e Giovanni Pisano per il Battistero di Pisa. La mostra, promossa dalla Regione Lombardia per Expo, permette di ampliare il percorso nell'arte gotica del Museo del Duomo, in un itinerario che può amplarsi all'intera città, attraverso i capolavori trecenteschi di Balduccio da Pisa.

di Luca FRIGERIO

mosè pisano gottardo

Figure possenti, maestose, gigantesche. Profeti ed evangelisti dai volti severi ed ispirati, ciascuno accompagnato dal proprio simbolo iconografico, in un’immediata identificazione: Mosè con le tavole delle Legge, Davide con la cetra, Marco con il leone, Giovanni con l’aquila… Ma anche un vigoroso Battista, una regale Madonna col Bambino. Opere di Nicola e Giovanni Pisano, padre e figlio, realizzate nel fermento del primo gotico per il battistero più imponente d’Italia, quello di “Prato dei miracoli” a Pisa, e oggi giunte a Milano, nella chiesa “ritrovata” di San Gottardo in Corte.

Dall’ombra della celebre torre pendente, insomma, a quella dello svettante campanile del Pecorari e della Madonnina dorata. In una mostra, ideata da Vittorio Sgarbi, che rientra nel programma di iniziative culturali promosso dalla Regione Lombardia in occasione di Expo. E che richiama l’attenzione su un momento cruciale dell’arte italiana, ovvero dell’Europa stessa, quando cioè i Pisano, nella seconda metà del XIII secolo, rivoluzionarono il linguaggio della scultura, recuperando Nicola i modelli classici e solenni dell’antichità, rivestendoli Giovanni di eleganza e originalità.

Il tempio palatino di San Gottardo
Celebrandosi il gotico, dunque, la prossimità con la cattedrale ambrosiana appare quanto mai felice. E la sede della chiesa palatina di San Gottardo certamente la più adatta: soprattutto ora che i sapienti restauri intrapresi dalla Veneranda Fabbrica del Duomo, a cui il tempio civico è stato recentemente affidato, hanno restituito a questo luogo la sua antica e seducente bellezza, nel cuore stesso di Milano.

Le colossali statue dei Pisano, così, appaiono oggi come un’ulteriore tappa di quello splendido itinerario scultoreo proposto dal Grande Museo del Duomo (“preso d’assalto” in queste settimane, ed è una bella notizia, da migliaia e migliaia di visitatori di tutto il mondo), anche grazie a un nuovo passaggio che collega direttamente le sale espositive con l’aula di San Gottardo in Corte.

Ma, soprattutto, in questo contesto così affascinante le “creature” di Nicola e Giovanni da Pisa possono dialogare con quello straordinario monumento funebre di Azzone Visconti creato proprio da un loro concittadino, Giovanni di Balduccio, di una generazione più giovane, ma cresciuto – letteralmente “nutrito” – alla scuola e nel cantiere dominato per un cinquantennio dalle personalità dei due pisani.

Giovanni di Balduccio, un pisano a Milano
Fu lo stesso Azzone, infatti, attorno al 1330, a chiamare a Milano Giovanni di Balduccio, volendo introdurre anche in terra lombarda le novità stilistiche della scultura toscana, ben intuendo come la celebrazione della sua conquistata signoria potesse giovarsi della qualità figurativa dei grandi plasticatori della tradizione pisana. E in questo il Balducci era certamente il migliore sulla piazza…

Purtroppo nulla è rimasto della tomba balduccesca di Beatrice d’Este, posta in San Francesco Grande, mentre di un altro sepolcro visconteo sono stati rinvenuti solo pochi resti nell’antica chiesa metropolitana di Santa Tecla (attualmente conservati al Castello Sforzesco). Intatta, invece, è la meravigliosa, stupefacente arca marmorea realizzata per accogliere le spoglie di san Pietro Martire, ora nella Cappella Portinari presso la basilica di Sant’Eustorgio: ultimata nel 1339, l’opera si presenta come un monumento fortemente innovativo per l’epoca, destinato a imporsi presso i contemporanei per la sua bellezza e per la forza comunicativa del suo ricco programma iconografico.

La tomba di Azzone Visconti
Quando poi lo stesso Azzone morì, neppure quarantenne, gli zii Luchino e Giovanni Visconti commissionarono proprio a Giovanni di Balduccio la grandiosa sepoltura del nipote, che dopo diversi smontaggi e ricomposizioni è stata ricollocata, appunto, nel presbiterio di San Gottardo in Corte, anch’essa accuratamente restaurata in tutte le sue parti. Sulla fronte del sarcofago, sant’Ambrogio appare ad un tempo come patrono del defunto stesso e di tutta la città di Milano, a cui le varie comunità lombarde, piemontesi ed emiliane offrono il loro omaggio, inginocchiate in atto di vassallaggio, e quindi come evidente manifesto di una legittimazione civile e religiosa del potere della dinastia viscontea.

Se le sculture del Balducci ebbero un influsso notevole sull’arte lombarda del XIV secolo, ancora più impressionante fu l’impatto della pittura di Giotto, anch’egli invitato a Milano in quegli stessi anni dal lungimirante Azzone. E la traccia più vivida di quel soggiorno ambrosiano del maestro fiorentino la si può vedere ancor oggi proprio in San Gottardo… Ma questa è un’altra storia, che racconteremo a breve, magari a commento di quella grandiosa mostra giottesca che è stata da poco inaugurata nelle sale attigue di Palazzo Reale.

 

La mostra
Nicola e Giovanni Pisano. Le origini della scultura moderna
è visitabile fino al prossimo 31 ottobre
presso la chiesa di San Gottardo in Corte
a Milano (via Pecorari, 2).
Ingresso con ticket che consente
anche l’accesso al Duomo di Milano e al Grande Museo del Duomo (2 euro).
Per info, tel. 02.72023375, www.duomomilano.it

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