Monsignor Giorgio Bertin, vescovo di Gibuti e presidente di Caritas Somalia: «Il pianeta può essere nutrito anzitutto grazie all'impegno di tutti i popoli a favore di chi vive nella fame mediante uno sforzo a “ridistribuire” i beni della terra, sufficienti per tutti, ma “concentrati” nelle mani di pochi»

Giorgio Bertin

Anche monsignor Giorgio Bertin, vescovo di Gibuti e presidente di Caritas Somalia, è tra i delegati che visiteranno Expo. Ci spiega come i problemi più grossi nel Corno d’Africa – soprattutto Gibuti e Somalia, dove opera – siano legati soprattutto alla siccità, a improvvise inondazioni innescate da cambiamenti del clima «in gran parte causati dall’ingordigia umana». «I popoli e i loro governanti – spiega – si devono rendere conto della situazione drammatica dalla quale si può uscire per mezzo di un impegno etico che deve guidare la politica e l’economia».

«Il viaggio all’Expo è stato pensato perché da un anno e mezzo le Caritas nazionali di tutto il mondo hanno fatto una campagna di sensibilizzazione contro la fame sul tema “Una sola famiglia umana, cibo per tutti” – spiega Bertin -. Era dunque logico rispondere con la nostra partecipazione al tema dell’Expo “Nutrire il pianeta, energia per la vita”». Monsignor Bertin ammette di non conoscere ancora Expo e di non aver mai partecipato a un evento simile, ma di ritenere che sia occasione per Caritas di offrire un messaggio di valore etico per evitare che l’evento abbia soltanto un aspetto economico o politico. «In effetti io penso che il pianeta possa essere nutrito anzitutto grazie all’impegno di tutti i popoli a favore di chi vive nella fame mediante uno sforzo a “ridistribuire” i beni della terra, sufficienti per tutti, ma “concentrati” nelle mani di pochi». A questo scopo «Expo può contribuire a diminuire se non a risolvere la fame nel mondo grazie a un impegno tecnico, economico e politico. A esso la fede cristiana, che si esprime tramite Caritas, può contribuire mettendo in moto una sensibilità etica. In effetti il pianeta può nutrire tutti. Soltanto che gli uomini distribuiscono male beni che sono di per sé destinati a tutti».

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